Volkswagen semplifica la gamma, i modelli che potrebbero uscire di scena
Volkswagen accelera sul piano industriale 2030 con una forte semplificazione della gamma. Ecco quali modelli potrebbero essere interessati
Nei giorni scorsi l’AD di Volkswagen, Oliver Blume, ha annunciato il piano “Zukunftsplan 2030″ per uscire dalla tenaglia della crisi e garantire prima la sopravvivenza, e poi la (ri)crescita del colosso tedesco. Ovviamente, per tornare a essere competitivi bisogna fare dei sacrifici. La parola d’ordine è, infatti, razionalizzazione: riduzione del 50% della gamma modelli entro il 2030 e taglio del 75% della complessità relativa a varianti di allestimento e motorizzazioni. L’obiettivo è non superare la soglia dei 9 milioni di auto all’anno. Alla luce di tutto ciò, proviamo a ipotizzare quali possono essere i veicoli più plausibilmente candidati alla “ghigliottina”.
Brand Volkswagen: Taigo e ID.5 in pole position
Il brand madre, Volkswagen, ha già iniziato a colpire con la sua scure. Siamo partiti dalla monovolume Touran, già esclusa dal portafoglio (infatti non avrà un’erede dopo oltre vent’anni), per arrivare al SUV Touareg con motore a combustione, ormai rimosso dai configuratori. È noto, inoltre, che il prossimo anno segnerà la fine della T-Roc Cabrio, prodotta a Osnabrück (attenzione alle sorti di questa fabbrica), la cui seconda generazione sarebbe dovuta uscire già per il 2025 ma non è mai stata confermata e, di fatto, non ci sarà.
I prossimi tagli potrebbero, però, riguardare altre automobili più recenti. La ID.5 è considerata una vittima quasi certa: le sue vendite stentano a decollare al cospetto della “sorella” ID.4, che nel 2027 sarà sostituita dalla plausibile ID. Tiguan. Un destino simile sembra toccare alla Taigo, il SUV-coupé “brasiliano” che fatica a trovare una sua dimensione, schiacciato dalla concorrenza interna di T-Cross e la T-Roc. Con un ciclo di vita che dovrebbe concludersi tra il 2028 e il 2029, è probabile che il modello non avrà una seconda opportunità.
Audi: il dilemma dei SUV
Anche a Ingolstadt la razionalizzazione è già partita con il pensionamento dei modelli d’ingresso A1 e Q2, dopo una carriera di tutto rispetto. Nonostante Audi intenda spostarsi verso l’alto con supercar come la Nuvolari o il mastodontico Q9, la sovrabbondanza dei SUV in listino è ora sotto esame.
Con il debutto del Q9, la Casa dei Quattro Anelli si troverebbe a gestire ben sette diversi veicoli a ruote alte: una complessità che appare insostenibile alla luce dei nuovi piani aziendali. Di conseguenza, il futuro della Q8 diventa incerto, trovandosi compressa tra la nuova Q7 e l’imminente Q9. Allo stesso modo, regna il silenzio sull’erede della Q4 e-tron.
Seat e Porsche: c’è incertezza
La situazione più critica riguarda però Seat. Il marchio spagnolo ha visto le vendite crollare del 17% nel 2025, superato costantemente dalla “figlioccia” Cupra, che ormai riesce ad attirare maggiormente gli interessi del grande pubblico grazie a un’immagine più fresca e dinamica. Con una gamma ormai datata e priva di piani di elettrificazione immediati, il futuro del brand spagnolo è considerato in zona di pericolo, anche se dai vertici di VW hanno sempre smentito e rifiutato l’idea di una sua dismissione. Al contrario, Skoda appare granitica: grazie ai suoi dati economici positivi e alla pragmaticità dei suoi modelli, i tagli qui si concentreranno più sugli allestimenti che sulle intere carrozzerie.
Infine, persino Porsche dovrà fare delle scelte. Sebbene il cuore (911, Cayenne e Macan) rimanga intoccabile, i modelli di nicchia sono in discussione. Lo sviluppo del nuova generazione elettrica della 718 (Boxster/Cayman) appare nebuloso a causa degli alti costi e della natura marginale del segmento. Inoltre, appare difficile che la Casa di Zuffenhausen possa continuare a mantenere in gamma due berline simili come la Panamera e la Taycan, specialmente ora che l’interesse per quest’ultima ha mostrato segni di rallentamento. Il futuro è da scrivere, ma i tagli saranno dolorosi per tutti.