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BMW, Tesla, Hyundai e BYD puntano sui robot umanoidi in fabbrica: che ne sarà dell'uomo

I robot umanoidi sono pronti a entrare nelle linee di assemblaggio delle auto, ma questo è davvero un bene per la nostra società?

BMW, Tesla, Hyundai e BYD puntano sui robot umanoidi in fabbrica: che ne sarà dell'uomo
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Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Pubblicato il 13 lug 2026

Fino a qualche anno fa immaginare dei robot umanoidi in grado di gestire una fabbrica di automobili sarebbe stata un’idea buona per un romanzo di fantascienza, come uno di quelli di Isaac Asimov. Eppure, la tecnologia ha fatto dei progressi giganteschi, a tal punto che gli automi sono adesso dotati di un’intelligenza sufficiente a far sì che gli esseri umani possano delegare a loro dei compiti rilevanti, proprio come sta accadendo nelle linee di produzione di diversi brand automobilistici tra i più importanti del mondo. Per alcuni osservatori questo scenario è abbastanza spaventoso, perché potrebbe nuocere all’essere umano e alla sua occupazione, per altri è una scommessa vinta: i robot non si stancano e sono altamente efficienti. Insomma, il settore automotive sta vivendo una trasformazione radicale e giganti come BMW, Mercedes-Benz, Hyundai e Tesla ce lo stanno facendo capire con i loro automi umanoidi.

Perché la forma umana

Il vantaggio principe dei robot umanoidi si trova nella loro versatilità e adattabilità. A differenza dei canonici bracci robotici, che operano fissi in una singola stazione e necessitano della riprogettazione delle linee di montaggio, i sistemi antropomorfi possono muoversi in modo automatico attraverso i capannoni, usare gli strumenti esistenti e operare nelle stesse postazioni pensate per gli esseri umani. Ciò comporta un enorme risparmio economico, poiché le Case automobilistiche possono continuare a utilizzare le attuali linee di produzione senza doverle demolire o ricostruire in modo integrale per far spazio all’automazione.

Chi sta scommettendo su questa tecnologia

Come detto nell’introduzione, sono già molti i colossi dell’automotive che stanno sfruttando le ultime diavolerie tecnologiche nei propri impianti. I robot umanoidi sono differenti, ma ogni Gruppo ha lo stesso obiettivo comune. BMW, tra è i brand pionieri del settore, nello stabilimento americano di Spartanburg sta testando Figure 03, un robot bipede dedicato alla logistica dei materiali e alla preparazione dei componenti. A Lipsia, invece, sperimenta AEON, un umanoide su piattaforma rotante impiegato nel trasporto di moduli batteria e nel supporto ai controlli di qualità.

Poi, ci sono Mercedes-Benz che, in collaborazione con Apptronik, ha introdotto Apollo, testato per il trasporto dei materiali e il rifornimento delle linee di montaggio; Hyundai che, forte dell’acquisizione di Boston Dynamics, sta evolvendo la nuova generazione elettrica di Atlas per impiegarla in compiti fisicamente gravosi e nella movimentazione dei carichi nei propri siti produttivi; e Tesla che ha sviluppato internamente Optimus, destinato inizialmente all’uso nelle Gigafactories per il trasporto di parti e semplici lavori di assemblaggio, con l’obiettivo futuro di una produzione su larga scala.

Infine, non bisogna scordare BYD, infatti, anche il colosso cinese ha confermato l’ingresso nel settore, puntando sull’integrazione di sistemi robotici proprietari per alimentare le cosiddette “Dark Factories", stabilimenti quasi interamente automatizzati dove la presenza umana è ridotta al minimo.

Cosa comporta l’introduzione degli umanoidi

Come dicevamo, l’adozione sempre più massiccia di questi robot ha anche dei risvolti negativi nella società civile, perché comporta una rivoluzione copernicana nel concetto di lavoro in fabbrica. In questa prima fase, gli umanoidi non sostituiranno totalmente l’uomo, ma assumeranno dei compiti circoscritti: trasporto materiali, posizionamento preciso di componenti e, soprattutto, il supporto ai dipendenti nei lavori fisicamente logoranti o pericolosi.

Tuttavia, le implicazioni a lungo termine sono profonde. Le aziende stanno investendo miliardi in intelligenza artificiale e sensoristica per rendere questi sistemi sempre più autonomi e capaci di apprendere. Stella Li di BYD prevede che scenari produttivi dominati dai robot possano diventare realtà già nei prossimi tre o cinque anni. Vuol dire che, a quel punto, molti uomini saranno costretti a guardarsi altrove, alla caccia di un nuovo impiego che non sarà così semplice da trovare. Vedremo se sarà effettivamente così, o se l’azione dei robot umanoidi verrà regolamentata e definita nel suo raggio.

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