Trento, camionista sfugge al posto di blocco: «Non riconosco lo Stato italiano»
Un camionista polacco fugge dalla Polizia Locale, si barrica nel tir e dichiara di non riconoscere lo Stato italiano. Denunciato e maxi multa.
Proprio nei giorni in cui nella zona del Lago di Garda si svolgevano dei raduni non autorizzati di auto in barba alle leggi e alle autorità, lo scorso 8 luglio l’Interporto doganale di Trento è stato teatro di una vicenda altrettanto illegale. Tutto è iniziato quando un autoarticolato con targa polacca è stato bloccato per un controllo da una pattuglia della Polizia Locale.
Al segnale di stop della pattuglia, il camionista ha tirato dritto e ha premuto l’acceleratore. Ne è nato un inseguimento durato parecchi chilometri in mezzo all’area industriale, terminato solo quando le pattuglie sono riuscite a chiuderlo e a bloccargli il passaggio.
“Io non riconosco lo Stato italiano”
Il bello, però, doveva ancora venire. Una volta costretto a fermarsi, l’autista, un cittadino polacco di 48 anni, ha pensato bene di barricarsi all’interno della cabina. Risultato? Strada paralizzata per mezz’ora e caos totale per la circolazione della zona.
Quando gli agenti gli hanno chiesto i documenti, l’uomo è rimasto fermo sulle sue posizioni, rifiutandosi persino di dire come si chiamasse. La giustificazione ha lasciato i poliziotti a bocca aperta. Ha dichiarato testualmente di non riconoscere le leggi italiane e di disconoscere qualunque autorità delle forze dell’ordine.
Resistenza in centrale e maxi multa per la ditta
E poi? Niente da fare, l’autista è rimasto fermo sulle sue posizioni anche una volta portato in centrale. Lì ha fatto di tutto, opponendosi fisicamente, pur di bloccare le procedure di fotosegnalamento.
Alla fine, come c’era da aspettarsi, per lui è scattata una denuncia formale. Non solo: i controlli sul tir hanno fatto emergere che i documenti per il trasporto internazionale di merci non erano in regola. Tra una violazione e l’altra, il conto delle multe ha raggiunto i 2.500 euro. A risolvere il problema ci ha pensato la ditta di trasporti per cui lavora che, la mattina del 9 luglio, ha pagato fino all’ultimo centesimo le sanzioni nelle casse del municipio di Trento, mettendo fine a questa bizzarra storia.