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Volkswagen vuole vendere Ducati? Domenicali rompe il silenzio così

Tra la crisi di Wolfsburg e le incognite del mercato cinese, Ducati difende la propria autonomia finanziaria e punta sui giovani con i nuovi modelli motocross

Volkswagen vuole vendere Ducati? Domenicali rompe il silenzio così
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 9 lug 2026

Gira una voce pesante attorno al destino di Ducati. Tutto parte da un’indiscrezione del Financial Times, secondo cui i conti in rosso del colosso Volkswagen starebbero imponendo una drastica riorganizzazione globale. Una ristrutturazione profonda, insomma, dove sul tavolo dei sacrificabili sarebbero finiti anche i pezzi pregiati della scuderia tedesca. La stessa Ducati in primis, e subito dietro Lamborghini. Cessioni strategiche per fare cassa e tappare i buchi di Wolfsburg.

A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato la stessa controllante. Interpellata dal portale RideApart, l’azienda non ha smentito lo scenario. Un portavoce si è limitato a un laconico “tutte le opzioni restano sul tavolo”. Ed è chiaro che, davanti a un “non-diniego” del genere, le speculazioni del mercato sulla ricerca di un compratore per Ducati e Lamborghini sono letteralmente decollate.

La linea di Domenicali

A rimettere ordine, con una buona dose di orgoglio, ci ha pensato Claudio Domenicali. L’Amministratore Delegato di Ducati, parlando ai microfoni di MCNews, ha usato toni tutt’altro che diplomatici per blindare l’azienda, mandando un messaggio chiarissimo: che Wolfsburg decida o meno di vendere, a Borgo Panigale non si trema.

“L’azienda è in ottima salute. E soprattutto, siamo completamente autosufficienti. Non abbiamo affatto bisogno del supporto di Volkswagen per finanziare i nostri piani industriali o per mettere in cantiere i nuovi modelli. Abbiamo un piano di investimenti solido".

Il manager ha voluto smorzare il panico da imminente passaggio di mano. Al momento non c’è nessuna riunione d’emergenza a Borgo Panigale, né discussioni in corso sulla vicenda. Certo, Domenicali sa come funziona il capitalismo moderno. Spostare capitali o vendere asset fa parte delle prerogative di qualunque azionista, a seconda di come girano i bilanci della capogruppo. Dunque l’addio non è impossibile in senso assoluto, ma la realtà dei fatti dice che, per ora, in fabbrica si lavora come sempre.

Tra la morsa dei mercati e la scommessa sui giovani

I fatti, d’altronde, sembrano dare ragione all’AD. Ducati viene da mesi di fortissimi investimenti sul prodotto, con un ricambio di gamma massiccio nell’ultimo anno e mezzo. Il mercato globale si sta muovendo su terreni scivolosi, pesano la frenata vistosa in Cina a causa di una concorrenza locale spietata e una leggera flessione generale delle immatricolazioni, ma la strategia di diversificazione è già partita.

La scommessa è tutta sul pubblico più giovane. Lo dimostrano l’ingresso storico nel mondo del motocross e il recente debutto anche nell’enduro. Progetti freschi, di rottura, che fisiologicamente richiedono tempo prima che il mercato li assorba e restituisca grandi numeri.

Le incognite per il futuro non mancano e sono scritte nero su bianco nel report di chiusura del quarto trimestre 2025. Lo spettro dei dazi doganali e un quadro macroeconomico mondiale instabile restano i nodi più complessi da sciogliere per Ducati. Eppure, la sensazione è che l’azienda affronti questa tempesta con le spalle larghe. Sotto la bandiera Volkswagen o da sola, la strada sembra già tracciata.

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