Cerca

Vyrus Alyen 988m l'hyperbike da 200 CV che "proviene da un altro pianeta"

Vyrus Alyen 988, un'opera d'arte su due ruote prodotta in soli 20 esemplari. Motore Ducati da 205 CV, ciclistica futuristica e un prezzo da capogiro

Vyrus Alyen 988m l'hyperbike da 200 CV che "proviene da un altro pianeta"
Vai ai commenti
Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 8 lug 2026

La “Vyrus Divisione Motori Srl" è un’atelier riminese di Coriano che ci ha abituati da circa un quarto di secolo a fare tabula rasa delle convenzioni motociclistiche. Fondata dall’ex tecnico Bimota Ascanio Rodorigo ha sempre eletto l’anticonvenzionale a propria firma industriale. La Alyen 988, quinta generazione di questa stirpe estrema, spinge il concetto ancora più in là.

Dietro le sue linee da Street Fighter radicale non c’è solo un esercizio di stile, ma la ricerca metodica di quello che la casa definisce come il puro piacere di guida applicato a una supermoto. Una vera e propria scultura semovente che, fin dal nome (storpiatura di “alieno"), dichiara l’intenzione di non voler assomigliare a nient’altro sulla strada. Vuole essere unica.

Nove anni di gestazione per venti fortunati collezionisti

Arrivare alla configurazione definitiva ha richiesto investimenti enormi e una pazienza ingegneristica fuori dal comune. Il progetto ha impegnato l’azienda in una gestazione durata ben nove anni (cinque dall’ultimo aggiornamento pubblico sul modello) condotta a quattro mani con il designer giapponese Yutaka Igarashi. Un percorso monumentale scandito da continui passaggi di prove ed errori, durante i quali sono stati sviluppati centinaia di prototipi (le stime oscillano tra i 57 modelli strutturali principali e oltre 500 iterazioni complessive).

Questo sforzo si traduce in un’esclusività commerciale radicale. La produzione globale è rigidamente bloccata a soli 20 esemplari in tutto il mondo. La tiratura è vincolata anche al numero di motori ufficiali che Ducati ha concesso per il progetto. Un’operazione per pochissimi, tanto che la prima unità di serie ha già preso il volo lo scorso anno verso Dubai, destinata al garage di un collezionista privato.

Il paradosso del propulsore

Il cuore tecnico poggia su un paradosso affascinante. La scelta di un motore non propriamente inedito. Sotto l’affascinante scocca della Alyen 988 si nasconde infatti il bicilindrico a L Ducati Superquadro da 1.285 cm³ con distribuzione desmodromica a 90°, l’ultimo grande V-twin da superbike nato a Borgo Panigale per spingere la 1299 Panigale.

La scheda tecnica dichiara una potenza di 205 CV a 10.500 giri/min, scaricata a terra da una trasmissione a sei rapporti. Il vero dato impressionante, tuttavia, emerge dal rapporto peso-potenza. L’ampio ricorso a materiali nobili ha permesso di fermare l’ago della bilancia a soli 171 kg a secco, che salgono ad appena 186 kg quando la moto è configurata in ordine di marcia, pur con un serbatoio da 11 litri di capienza.

Sterzo idraulico a cavo e ciclistica in magnesio

Se il motore attinge alla storia recente della Motor Valley, la ciclistica è decisamente un salto nel futuro. Vyrus ha costruito la propria reputazione planetaria sul sistema di sterzo nel mozzo, capace di svincolare le forze di sterzata da quelle di frenata e sospensione.

Con la Alyen 988, l’azienda archivia i vecchi rinvii meccanici a favore del sistema HBWSS (Hydraulic Bearing Wired Steering System). In termini pratici, il manubrio funziona quasi come un comando a distanza. Non ci sono aste rigide, ma due cavi in acciaio ad alta resistenza di derivazione aerodinamica e aerospaziale che collegano i semimanubri ai lati della ruota anteriore.

Questa soluzione pulisce l’impatto estetico, creando un vuoto surreale sotto il cockpit. La sicurezza? Detto fatto. Nell’eventualità di un cedimento di un cavo, il secondo compensa e garantisce la direzionalità.

L’ossatura della moto si sviluppa attorno a un telaio a doppio omega. Sia questo che i due forcelloni sono realizzati in una speciale lega di magnesio, protetta da un trattamento specifico contro l’azione corrosiva di raggi UV, acqua e sale. Il comparto sospensioni si affida invece a una coppia di mono ammortizzatori Öhlins TTX40 operanti su entrambi gli assi.

Una scultura in carbonio da oltre sei cifre

A chiudere il cerchio su un pacchetto tecnico estremo interviene la fibra di carbonio, utilizzata senza risparmio sia per i cerchi da 17 pollici forniti dallo specialista sloveno Rotobox, sia per lo stampaggio dell’intera carrozzeria autoportante. Tra le finezze di ingegnerizzazione spicca anche l’impianto di scarico, con un doppio terminale integrato direttamente nella sezione inferiore del parafango posteriore.

Un posizionamento simile esula dai normali parametri di mercato. Un listino ufficiale al pubblico non esiste, ma le stime reali posizionano l’oggetto ben oltre le sei cifre, attorno ai 120.000 euro. D’altronde è la stessa Vyrus a chiarirlo sul proprio portale con estrema trasparenza. Si tratta di un mezzo artigianale costruito su misura per clienti privati. Non è una moto economica, e l’azienda stessa ammette che sarebbe impossibile proporre soluzioni ingegneristiche e materiali di questo livello a un prezzo accessibile.

Ti potrebbe interessare:
Commenti Regolamento