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Ferrari Luce, nata brutta di proposito? La risposta all’interrogativo dei fan

Gli appassionati della Casa modenese sono rimasti spiazzati dalle linee sgraziate della Ferrari Luce, prima full electric della storia

Ferrari Luce, nata brutta di proposito? La risposta all’interrogativo dei fan
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Davide Russo
Davide Russo
Pubblicato il 28 mag 2026

Perché un marchio iconico che sa come si creano dei capolavori ha scelto di affidare il progetto della Luce a un collettivo di designer e creativi esterni poco inclini all’automotive? Chi per mestiere disegna device e sedie non avrebbe dovuto ottenere il via libera per il lancio di una delle vetture più importanti della storia recente del Cavallino che, almeno in teoria, avrebbe dovuto aprire nuove frontiere senza snaturare il patrimonio genetico.

La tradizione della Ferrari potrebbe ostacolare il suo futuro elettrico? A giudicare dalle forme goffe della Luce si è deciso di orientare la produzione green verso un concetto anomalo di comfort. Le performance non mancano, ma non bastano da sole per giustificare un progetto che va a discostarsi dalla tradizione. Ive aveva progettato con successo dei prodotti dell’Apple, ma cosa c’è sotto alla nomina di un designer industriale?

Differenziarsi da tutto e tutti

I veicoli elettrici esclusivi e controversi, come la Luce, permetteranno a Ferrari di proteggere la mitologia del brand e a mantenere un potere sul mercato elevato con prezzi da capogiro. La bruttezza può servire ad esaltare la bellezza delle vere regine della gamma. Le polemiche suscitate sul design hanno aiutato a spostare l’attenzione sul fatto che la Casa modenese si sia piegata alle logiche di Bruxelles, promuovendo la sua prima elettrica.

Un progetto che è stato accantonato per ora da Lamborghini e Pagani, giusto per rimanere nell’ambito della Motor Valley, in favore di proposte ibride o termiche. Ferrari ha costruito la sua fama su proporzioni perfette, pedigree sportivo e design emozionale, ma ha scelto di unirsi al nuovo trend insieme ad altri top brand, come Jaguar con la Type 001 e la Mercedes-AMG GT 4-Door Coupé con stili non convenzionali.

La Ferrari avrebbe potuto anche non scegliere di lanciarsi sull’elettrico con la Luce, perché a differenza di Jaguar ha fatturati da sogno e, a differenza di Mercedes, non si è mai interessata a prendere parte alla Formula E. Audi, Porsche, Jaguar e altri marchi internazionali hanno approfittato del successo inziale della serie elettrica per aprirsi nuovi orizzonti commerciali.

La ragione strategica

Una supercar elettrica convenzionale, con lo stesso stile di un modello termico, avrebbe fatto probabilmente ancor più fatica a soddisfare i clienti più fedeli. L’essenza di una Ferrari si è sempre basata sull’ingegneria estrema e sulle performance strabilianti di un motore a combustione interna. Sarebbe risultato difficile offrire proporzioni compatte con 5 sedili e sarebbe risultato impossibile proporre un peso tradizionale. La Luce avrebbe potuto prendere le forma di un SUV, ma chi l’avrebbe scelta a 550.000 euro al posto di una Purosangue con il poderoso sound di un V12?

Piuttosto che imitare le proposte della sua gamma esistente, Ferrari ha scelto di posizionare la sua prima auto elettrica come una idea completamente a sé stante. Il design della Luce privilegia chiaramente lo spazio interno, la praticità e l’efficienza aerodinamica rispetto ai classici elementi stilistici del Cavallino. Probabilmente chi avrà un portafoglio pesante e il pallino delle EV la aggiungerà alla collezione e di base la Casa modenese non aveva interesse a competere con le nuove hypercar alla spina cinesi. Il tempo dirà se si sarà rivelato un buon affare, ma almeno sul piano estetico per ora è un flop (per fortuna) senza precedenti.

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