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Motori V8 e V6, la Cina sfida l'Occidente sulle auto termiche

La Cina non è più solo batterie: dai V8 ispirati a Ferrari ai super-ibridi da 2L/100km, Pechino vuole riscrivere le regole del motore termico

Motori V8 e V6, la Cina sfida l'Occidente sulle auto termiche
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 28 apr 2026

Se hai un motore V6, passare a un V8 non è poi così complicato. Bisogna solo capire se ne valga la pena“. Basterebbero queste poche parole di Victor Yang, Senior Vice President di Geely Holding Group, per scardinare anni di certezze occidentali.

Pronunciate con la naturalezza di chi sa il fatto suo durante l’ultimo Salone di Pechino, queste dichiarazioni portano ad una riflessione. L’industria automobilistica cinese ha smesso di essere “solo” la fabbrica globale delle batterie. Oggi, il Dragone rivendica la capacità di saper fare tutto, compresi quei motori a combustione che l’Europa stava già consegnando ai libri di storia.

Il ritorno del pistone

Qualcosa è cambiato? Diciamo pure fermamente, sì. Se fino a due anni fa la gara era a chi sfoggiava lo schermo più grande o l’autonomia elettrica più estesa, oggi i riflettori si spostano anche sotto il cofano. E non poco. Al Salone di Pechino, la Horse Powertrain, la corazzata nata dall’unione tra Geely, Renault e Aramco, si è presentata con uno stand interamente dedicato ai propulsori termici. Il pezzo forte? Un V6 biturbo raffinatissimo. Ed è previsto per il 2027. Un motore che mette in mostra una competenza ingegneristica impressionante.

Non è un caso isolato. Great Wall Motor ha alzato l’asticella presentando un powertrain V8 ibrido che, per stessa ammissione dei tecnici cinesi, si ispira dichiaratamente a quello della Ferrari SF90. Una sfida aperta, lanciata sul terreno delle prestazioni pure. Ma la vera rivoluzione per il mercato di massa passa dall’efficienza: Geely promette nuovi motori full hybrid capaci di un’efficienza termica record superiore al 48%, con consumi che crollano a 2,2 litri per 100 km.

La fine dell’ibrido come lo conosciamo?

Anche dove la batteria resta protagonista, le regole del gioco stanno cambiando. Mentre l’Occidente attende ancora la “svolta chimica” definitiva, colossi come CATL e BYD spingono sull’acceleratore delle Plug-in. La nuova batteria Freevoy di CATL garantisce già 400 km in modalità solo elettrica (ciclo CLTC), con l’obiettivo dichiarato di raggiungere i 600 km a breve.

Siamo di fronte a una mutazione genetica del prodotto. Quando un’auto ibrida percorre distanze simili senza accendere il motore termico, la parola “ibrido” diventa riduttiva. Si parla già di “super” o “hyper” hybrid, una zona grigia tecnologica che rischia di confondere i consumatori ma che di fatto offre il meglio dei due mondi.

Geopolitica e neutralità

Perché questo ritorno al termico? La risposta non è tecnica, ma commerciale e geopolitica. Nel 2026 lo scenario è complesso. Le vendite interne in Cina hanno segnato un -15% a marzo. E il mercato USA resta blindato mentre i dazi europei “iniziano a mordere”. Con una capacità produttiva in eccesso, Pechino deve esportare ovunque e a chiunque.

Per farlo, ha abbracciato quella neutralità tecnologica che i costruttori europei hanno invocato a lungo (e invano) ai regolatori di Bruxelles. La differenza è che i cinesi non giocano in difesa. Hanno sviluppato il termico, l’ibrido e l’elettrico contemporaneamente, e ora sono pronti ad attaccare su ogni fronte con prodotti pronti all’uso.

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