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L’eclissi del mito tedesco, perché i giovani cinesi non sognano più una Volkswagen

Fine di un'era in Cina: il "Made in Germany" non basta più. I giovani scelgono il software locale. La strategia di Volkswagen per rialzarsi

L’eclissi del mito tedesco, perché i giovani cinesi non sognano più una Volkswagen
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 30 apr 2026

In Cina per oltre vent’anni avere tra le mani un’auto made in Germany era il simbolo universale del “successo arrivato”. Era l’equazione perfetta. Per la serie: Solidità teutonica uguale prestigio sociale. Ma oggi quell’equazione sembra non tornare più. Sebbene la Cina resti il polmone vitale per i costruttori di Wolfsburg, il vento è cambiato. I cuori e le menti dei giovani acquirenti cinesi battono ormai per i produttori locali.

Un salto nel futuro “oltre l’immaginazione”

Il colpo è stato psicologico prima ancora che finanziario. Robert Cisek, a capo di Volkswagen in Cina, ha usato parole di un’onestà disarmante per descrivere la situazione. La velocità della trasformazione nel mercato cinese è stata “oltre l’immaginazione“. La conseguenza è un paradosso generazionale. E difatti oggi molti giovani vedono il colosso tedesco come “il marchio dei genitori“, un’auto affidabile, certo, ma legata a un passato che non sentono più loro.

I numeri raccontano una caduta difficile da digerire. Per un quarto di secolo, VW è stata la regina incontrastata delle vendite. Nel 2024, però, è avvenuto il sorpasso storico da parte della cinese BYD. Nel 2025, la scivolata è proseguita. Volkswagen è finita al terzo posto, superata anche da Geely. Secondo il consulente Felipe Munoz, il peccato originale dei colossi tedeschi è stato la miopia. Tradotto, non hanno visto arrivare lo tsunami e, soprattutto, non ne hanno previsto la velocità travolgente.

La crisi di un’identità

Il declino è visibile nei dati di mercato. La quota dei marchi tedeschi è crollata dal 26% del 2019 a un risicato 16% nel 2025, con 3,9 milioni di veicoli venduti. Un tempo, bastava la promessa della qualità costruttiva, dei materiali pregiati. Oggi, come riportato da Reuters, tutto questo non basta più. I giovani cinesi cercano altro. Parliamo di tecnologia integrata, software all’avanguardia e un’esperienza digitale che le “vecchie” glorie europee faticano a offrire con la stessa rapidità dei player locali.

La controffensiva VW

Il Gruppo Volkswagen non ha però intenzione di arrendersi e sta tentando una complessa manovra di recupero. Solo quest’anno lancerà in Cina ben 20 nuovi veicoli a energia pulita (NEV), spaziando tra modelli completamente elettrici, ibridi plug-in ed EV puri.

Molte di queste speranze sono state presentate recentemente al Salone dell’Auto di Pechino. La strategia appare ben delineata. Allearsi con chi il mercato lo conosce bene. E tra i nuovi protagonisti troviamo:

  • ID. Aura T6, nata dalla partnership con FAW;
  • ID. Unyx 09, sviluppata insieme a Xpeng;
  • AUDI E7X, un gioiello full-electric frutto della joint venture con SAIC.

Il fascino del “Made in Germany” basterà?

La sfida resta apertissima e l’esito incerto. Sebbene il marchio “Made in Germany” conservi un fascino magnetico in tutto il mondo, i dati di AlixPartners suggeriscono che in Cina la magia si stia spegnendo. I giovani consumatori locali sono i più propensi a evitare le auto tedesche, preferendo l’innovazione di casa loro. Resta da capire se la nuova ondata di modelli elettrici sarà sufficiente a convincere i figli che l’auto dei loro padri può ancora essere la più cool.

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