Stellantis non cede la storia, pronto il ritorno di Autobianchi nel segno di FIAT
La reunion tra FIAT e Autobianchi passa attraverso un tributo sulla Pandina che strizza l’occhio ai nostalgici
I marchi italiani custodiscono storie di vita che si riconnettono a periodi storici del dopoguerra piuttosto felici. Il Belpaese era spinto a un rinnovamento generale che passava per l’acquisto di modelli di auto semplici, funzionali ed economici, che diventavano nell’immaginario collettivo degli status symbol.
La storia di Autobianchi, fortificata dalla collaborazione tra Pirelli e FIAT fino al 1968, è proseguita nel segno della Casa torinese sino al 1995. Oggi il Gruppo Stellantis, nato dalla fusione tra FCA e PSA, ha conservato il nome pur in assenza di modelli assemblati nelle catene di montaggio. Per 40 anni l’Autobianchi è stata un punto di riferimento assoluto dell’industria italiana. Dagli stabilimenti di Desio uscirono delle vetture che dovevano distinguersi nel traffico quotidiano. Dato il successo di Mini, il brand rispose con la milanese non imbruttita A112. Una vettura in grado di fare la storia con una produzione cominciata negli anni ’60, più precisamente nel 1969, e terminata nel 1987.
La rinascita di Autobianchi
Anni prima con la Bianchina, una derivata della FIAT 500 arricchita da dettagli cromati, l’azienda milanese catturò l’interesse di una ampia fascia di lavoratori, grazie anche alla saga cinematografica del ragioniere Ugo Fantozzi che guidava una Bianchina 4 posti di colore bianco. Poi fu il turno negli anni ’60 della berlina Primula sino al successo clamoroso della compatta A112, anche nella pepata versione Abarth. Un marchio del genere, in grado di spalancare la strada a Lancia con la Y10, meriterebbe un nuovo capitolo produttivo e Stellantis sta prendendo in considerazione l’idea.
In base agli ultimi rumor è prevista una serie limitata, denominata Pandina Tributo Autobianchi, che riporterà in auge la tradizione storica lombarda nel panorama dei motori torinesi. Stellantis avrebbe deciso di apporre il badge sul modello più popolare della gamma FIAT in vista del lancio della nuova generazione. Il badge farà impazzire i puristi con qualche ruga sul viso, adottando iconiche tinte pastello bicolore andando a riprendere i vecchi accostamenti cromatici della tradizione italiana.
Oltre l’operazione nostalgia
Il brand Autobianchi non produce più vetture da decenni, ma potrebbe essere una scelta strategica, utile a proteggerne il valore e a mantenerlo disponibile per allontanare l’offensiva cinese e tenere in vita il marchio per dinamiche commerciali future. La normativa europea di riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture, inoltre, prevede l’esonero dal rispetto dei target specifici di CO2 per brand nuovi o con volumi di vendita molto bassi. I nomi Innocenti e Autobianchi sostanzierebbero un patrimonio da tutelare per il Made in Italy 2.0, magari a tinte green del futuro prossimo. Anche l’imprenditore Di Risio ha ragionato di prospettiva con il rilancio di Itala e OSCA, storici brand italiani.
Per ora Autobianchi riapparirà sotto forma di badge sulla serie speciale di Pandina, con finiture specifiche sul paraurti anteriore, cerchi in lega differenti e un abitacolo specifico. I sedili della utilitaria di FIAT presenterebbero rivestimenti in panno dedicati, abbinati a loghi numerati per enfatizzare il legame storico con la produzione della fabbrica di Desio. Il prezzo? Si parla di 19.000 euro includendo dispositivi ADAS evoluti adatti a garantire la massima protezione negli spostamenti giornalieri. Ciò che conta è che il nome Autobianchi resterà nel portafoglio del Gruppo italofrancese, allontanando anche le avance asiatiche.