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Seat non sarà una Cupra "low cost", tracciato il futuro del marchio iberico

Il CEO Haupt conferma: Seat e Cupra avranno gamme completamente separate. Cosa aspettarsi dal brand iberico del Gruppo VW

Seat non sarà una Cupra "low cost", tracciato il futuro del marchio iberico
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 28 mag 2026

Per anni il futuro di Seat è sembrato incerto. Prima le voci su un possibile ridimensionamento del marchio a vantaggio di Cupra (il marchio gemello nato nel 2018 che ha progressivamente assorbito investimenti, modelli e attenzione del Gruppo Volkswagen), poi la concentrazione degli investimenti su Cupra, infine il ritiro di Ateca e Tarraco che ha lasciato il marchio spagnolo con soli tre modelli in gamma, tutti a benzina. Ora arriva un segnale diverso. In un’intervista il CEO Markus Haupt ha confermato che Seat sta investendo nel marchio e che nuovi modelli (inclusi quelli elettrici) sono all’orizzonte.

L’approccio di Seat

La prima cosa che Haupt ha voluto chiarire è che Seat non sarà una versione depotenziata e con un badge diverso di Cupra. Alla domanda diretta se Seat potrebbe vendere una versione più economica della Cupra Raval con meno equipaggiamento e autonomia ridotta, la risposta è stata netta: “Non lo faremmo mai. Raval sarà sempre una Cupra, e limitarsi a togliere contenuti dalle Cupra per farne delle Seat non è la strategia giusta.

Le due gamme resteranno quindi completamente separate, con posizionamenti distinti: Seat orientata all’accessibilità, Cupra a un target premium. Haupt ha però anche indicato chiaramente qual è il freno principale all’elettrificazione di Seat: i costi. “Oggi sarebbe molto difficile avere una Seat in grado di guadagnare soldi con i costi che abbiamo”, ha spiegato il manager, aggiungendo che il punto di svolta arriverà quando i costi delle piattaforme elettriche scenderanno ulteriormente.

Una posizione coerente con quella già espressa dal predecessore Wayne Griffiths, che aveva dichiarato che Seat sarebbe passata all’elettrico solo quando le condizioni economiche lo avrebbero reso sostenibile.

Un approccio attendista

Nel frattempo, Seat punta su quello che ha. Ibiza e Arona hanno appena ricevuto un facelift e nel 2027 arriveranno le versioni mild hybrid (il primo aggiornamento sostanziale della gamma dal lancio della quarta generazione della Leon nel 2020). Haupt ha ricordato che la Ibiza è stata l’auto più venduta in Spagna a febbraio 2026, segno che il marchio mantiene una forza commerciale reale nonostante la gamma ridotta.

L’orizzonte critico è il 2029-2030, quando le normative CO2 si faranno più stringenti. Da quel momento in poi, ha riconosciuto Haupt, la discussione su cosa fare con Seat diventerà inevitabile. Per il momento la strategia è chiara e legata al mantenere i modelli esistenti, investire nell’ibrido e aspettare che i costi dell’elettrico scendano abbastanza da rendere sostenibile un’offerta accessibile.

La situazione di molti marchi, come abbiamo raccontato anche parlando della nuova piattaforma di Honda, è molto delicata e si tende a preferire approcci più flessibili. Una scelta attendista che rischia però di non rivelarsi lungimirante e di frenare i marchi storici del settore auto. La transizione energetica, anche se rimandata e rallentata, è in atto. E arrivare al 2030 (non così lontano come potrebbe sembrare) impreparati potrebbe risultare decisivo.

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