Crisi Nissan, 900 esuberi in Europa: i cinesi stanno alla finestra
Il piano Re:Nissan arriva anche in Europa: taglio del 10% della forza lavoro, una sola linea di montaggio a Sunderland e trattative con Chery
Tempi duri per il settore auto. Soprattutto per alcuni marchi che, a fatica, stanno tentando di recuperare il terreno perso in questi anni. Tra questi c’è sicuramente Nissan che con il piano di ristrutturazione Re:Nissan punta al risanamento dopo anni di perdite e conti in rosso. Secondo il piano Re:Nissan verranno eliminate circa 900 posizioni sulle 9.300 attive in Europa, pari al 10% della forza lavoro. I tagli (dopo quelli negli Stati Uniti e in Brasile) interessano per ora le attività amministrative in Francia, Spagna e Regno Unito. Ma a essere coinvolto è anche lo stabilimento di Sunderland, a nord-est dell’Inghilterra.
Il piano Re:Nissan in Europa
Le misure di risanamento di Nissan riguardano, come detto, anche l’impianto produttivo di Sunderland. È da decenni il simbolo della presenza industriale di Nissan in Europa. Seimila dipendenti, tre modelli in produzione (Qashqai, Juke e Leaf) e una capacità teorica di oltre 500.000 vetture l’anno. Il problema è che oggi Sunderland ne produce circa la metà. Un livello di utilizzo lontano da qualsiasi soglia di sostenibilità economica, e che ora costringe Nissan a decisioni difficili.
Le due linee di montaggio verranno quindi accorpate in una sola, con la linea rimanente che passerà a tre turni per compensare. Nissan assicura che questa operazione non comporterà licenziamenti tra gli operai dello stabilimento, già ridotti di 250 unità l’anno scorso con un piano di uscite volontarie.
La ristrutturazione include anche la chiusura parziale del magazzino ricambi di Barcellona e la liquidazione delle filiali dirette nei mercati del Nord Europa (Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania) che verranno presidiati tramite partner commerciali esterni, come già avviene in altri mercati minori.
Il ruolo di Chery
La linea che si libera a Sunderland apre però uno scenario inedito. Nissan ha confermato di stare valutando “opportunità con terze parti per massimizzare l’utilizzo dell’impianto”, e secondo il Financial Times le trattative più avanzate riguardano Chery, il costruttore cinese proprietario dei marchi Omoda e Jaecoo.
Chery è già presente nel mercato britannico (la Jaecoo 7 è stata l’auto più venduta nel Regno Unito a marzo 2026) e sta valutando seriamente l’apertura di una base produttiva locale. Il CEO di Chery UK aveva dichiarato di stare analizzando questa possibilità. Sunderland, con una linea disponibile e un’infrastruttura già attrezzata, sarebbe una soluzione immediata.
Una scelta, quella di condividere parte della linea produttiva con un marchio cinese (tra gli altri nomi possibili sembra esserci quello di Dongfeng), che non riguarda solo Nissan e l’Inghilterra, ma anche l’Italia. Poche settimane fa, infatti, era uscita la notizia che anche Stellantis starebbe valutando di concedere proprio a Dongfeng l’utilizzo dello stabilimento di Cassino, visti gli scarsi numeri registrati per l’assemblaggio di Alfa Romeo Giulia, Stelvio e Maserati Grecale. Situazioni che raccontano molto della crisi del settore auto in Europa, ma anche della crescita dei marchi cinesi che trovano terreno fertile per espandere il loro raggio d’azione.
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