Cassino parla cinese? Il governo apre a Dongfeng per salvare lo stabilimento Stellantis
Il ministro Urso non ha smentito l'esistenza di colloqui tra Stellantis e il colosso cinese per utilizzare la fabbrica di Cassino
Da cosa si misura la crisi del settore auto europeo? Dai dati delle vendite, certo, ma anche da notizie apparentemente marginali come quella secondo cui lo stabilimento di Cassino, fondato nel 1972 dalla Fiat e oggi parte di Stellantis, potrebbe aprire le porte a un partner cinese. Il motivo? nei primi tre mesi dell’anno a Cassino si sono prodotte meno di tremila auto segnando un -37,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La crisi europea e la crescita cinese
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, intervenendo a margine di un evento sulla Motor Valley a Bologna, ha confermato l’esistenza di colloqui con Dongfeng Motor Corporation per un possibile coinvolgimento nel sito laziale. Che si tratti di un’acquisizione o di una forma di collaborazione produttiva, non è ancora chiaro. Ma c’è. “Siamo aperti a investitori stranieri che intendessero scommettere sul nostro Paese”, ha dichiarato il ministro. Stellantis non ha confermato né smentito i dettagli, limitandosi a dichiarare che è normale che intrattenga discussioni con vari operatori del settore a livello mondiale.
La possibilità arriva in un contesto produttivo sempre più critico per Stellantis in Italia. Nel primo trimestre del 2026 lo stabilimento di Cassino ha prodotto appena 2.916 veicoli (qualcosa come 16 giorni lavorativi in tre mesi). Il sito, dove si assemblano Alfa Romeo Giulia, Stelvio e Maserati Grecale, è in attesa dei nuovi modelli sulla piattaforma STLA Large, il cui lancio è stato più volte rimandato. Secondo Bloomberg, che ha anticipato la notizia dei colloqui con Dongfeng, Stellantis starebbe valutando di concedere al costruttore cinese l’accesso agli impianti europei sottoutilizzati, in cambio della produzione di alcuni marchi del gruppo in Cina. Rappresentanti di Dongfeng avrebbero già visitato siti in Italia e Germania.
I sindacati sono favorevoli
I sindacati, pur senza entusiasmo, valutano positivamente l’ipotesi. Per Mirko Marsella della Fim-Cisl “produrre modelli anche al di fuori di Alfa e Maserati non sarebbe un problema: l’importante è riportare lo stabilimento a produzioni importanti”. La Fiom-Cgil chiede però che governo e Stellantis chiariscano la situazione prima del 21 maggio, quando il CEO Antonio Filosa presenterà il nuovo piano industriale. Il Consorzio Industriale del Lazio chiede invece che lo stabilimento non deve essere venduto a pezzi, ma deve passare di mano a un soggetto capace di portare avanti l’automotive.
Nel frattempo la situazione sociale è già sotto pressione. Le buste paga dei lavoratori sono pesantemente ridotte dagli ammortizzatori sociali, mentre l’indotto locale vive una fase critica. Le commesse di Logitech e Tecnoservice per conto di Trasnova verso Stellantis cesseranno a fine aprile, con un ulteriore impatto occupazionale sul territorio. Una situazione estremamente critica che racconta molto di quanto incide la crisi del settore auto nel nostro Paese.