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Nuova Mazda CX-60 2026: piacere di guida e confort da scoprire! - Video

La prova della Mazda CX-60 Model Year 2026 ci ha finalmente permesso di rivalutare la dinamica di guida del grande SUV giapponese.

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Claudio Anniciello
Claudio Anniciello
Pubblicato il 29 apr 2026

Di Mazda CX-60 devo ammettere che se ne è parlato in lungo e largo senza ombra di dubbio. Non è di certo un modello di primo pelo poiche è da anni presente sul mercato, da quando la firma di Hiroshima ha lasciato tutti piacevolmente sorpresi nel presentare un’auto con un pianale completamente nuovo ed a base trazione posteriore, con la possibilità di montare un adorabile 3.3 litri diesel 6 cilindri in linea. Ma da allora la Mazda CX-60 ha fatto un po’ di strada, come ho fatto io con lei durante questa prova. Ed ovviamente ci sono state delle migliorie.

Esteticamente uguale: una conferma

L’aggiornamento 2026 di Mazda CX-60 non ha assolutamente nulla di diverso dai modelli precedenti sul profilo estetico. Si conferma sempre un generoso SUV con lunghezza di 4.74 metri e con proporzioni estetiche che ormai vediamo su Mazda da tempo. Il cofano lungo è la cifra stilistica chiara della firma di Hiroshima, che trasporta di conseguenza l’abitacolo direttamente al posteriore, idealmente poggiato tutto sul retrotreno. Il ricordo ed il richiamo sono quelli delle Gran Turismo paradossalmente, seppur il segmento qui sia diametrialmente opposto.

Lunotto alto e rastremato, ala di Mazda presente sul frontale e che abbraccia la grande calandra senza cromature. Tutti dettagli che fanno della CX-60 un’auto riconoscibile, così come l’assenza di illuminazione continua da lato a lato. Semplicemente non c’è, nè avanti nè dietro. Mazda ha scelto la via della sobrietà e dell’eleganza per i gruppi ottici principali, senza elaborazioni altisonanti e, forse, pacchiane. D’altronde la linea stessa di questo modello cerca di essere filante e piacevole, senza troppo ghirigori ad appesantire la vista.

Interni di qualità

Oggettivamente la sensazione e la percezione di qualità sono le prime cose che si avvertono quando si sale a bordo del SUV giapponese. Basti pensare che plancia e poggiagomiti delle portiere sono rivestiti da materiale morbido, che quindi crea un piacevole feeling al tatto. Allo stesso tempo anche diversi inserti offrono una percezione altamente positiva, come tutto il rivestimento del tunnel centrale. Non si tratta di plastica nera lucida, bensì di materiali opachi e con trame eleganti, percepibili anche al tatto. Tra l’altro tunnel centrale piuttosto spesso, perchè ovviamente lì sotto deve passare in ogni caso la trasmissione. Non male averlo così largo poichè offre un buono spazio anche per gli oggetti, seppur il vano sotto al bracciolo risente della meccanica nella parte inferiore e quindi è poco profondo.

Tipico il volante, che tra l’altro ho visto perfettamente uguale su diverse altre Mazda, segno che l’ergonomia raggiunta e la distribuzione dei tasti sembra essere sufficiente per il marchio nipponico. Secondo me bene avere questi tasti sul volante, che offrono un feedback tattile su cosa si sta premendo. Lo stesso che, di grazia, viene offerto dal climatizzatore. Quest’ultimo è infatti completamente fisico, con due serie di tasti messe nella parta bassa della plancia. Ottimo che non passi dal digitale.

C’è poi da sottolineare come lo spazio a bordo sia sufficiente sia per chi siede avanti che per chi siede dietro (seppur la soglia di accesso al divanetto posteriore non sia ampissima a causa del passaruota), con conducente e passeggero anteriore che hanno modo di adagiarsi su un sedile che fa di spazio ed ergonomia i suoi punti di forza.

Prova della tecnologia di Mazda CX-60

Al centro della plancia di CX-60 c’è l’ormai canonico display da 12.3 pollici per l’infotainment. Un pannello che ha il grande vantaggio di slanciarsi in orizzontale piuttosto che verticale, vivendo sotto la linea di vista del conducente, che ha così modo di osservare per bene l’angolo anteriore destro dell’auto mentre guida. Il pannello non funziona a sfioramento delle dita a meno che non si usino Android Auto ed Apple CarPlay, che sono wireless ed attovano la sensibilità al tocco del display. Per il resto del tempo le opzioni per comandare i sostemi di bordo sono con il rotellone al centro del tunnel e con il richiamo ai comandi vocali. Questi ultimi, ovviamente, li consiglio senza mezze misure per non perdere tempo a cercare manualmente indirizzi sul navigatore. C’è però anche Amazon Alexa a bordo di CX-60, che si intreccia profondamente con i sistemi dell’auto, al punto da poter comandare anche sbrinamento e condizionamento dell’auto, tanto per citare qualche funzione. Il tutto, ovviamente, assieme a tutti i dispositivi di domotica in proprio possesso!

L’altro display a disposizione è quello della strumentazione. Questo è chiaro e ben leggibile, cambia parzialmente tema con la modalità di guida e comunque non permette tantissima scelta sulle informazioni da poter visualizzare live durante la guida. Chiudo la tecnologia con un dettaglio non trascurabile: l’impianto stereo Bose. Non tanto perchè è un brand noto, ne ho viste varie con questa collaborazione, quanto per delle precise scelte progettuali alle sue spalle. Gli alloggiamenti delle casse sono studiati in fase di progetto per non storcere il suono, creare risonanze o ridondanze. Ed il tutto si associa anche ai nuovi doppi vetri anteriori che limitano il disturbo esterno. Insomma una percezione di qualità sonora elevatissima.

Prova su strada Mazda CX-60 2026

Vogliamo davvero iniziare dal fatto che sotto al lungo cofano della CX-60 che ho preso in prova c’è il diesel 6 cilindri in linea da 3.3 litri, che ha fatto tanto parlare di sè? Sì, direi che si può cominciare da qui, perchè in effetti è anche uno dei dettagli che hanno ritoccato con questo aggiornamento. I suoi 254 cv originari sono stati ritoccati per il mercato italiano a causa del superbollo e sono stati portati a 249 cv di potenza massima, ma con una coppia che tocca il picco di 550 Nm. Insomma la coppia di un trattore, che ti permette non solo di toglierti dagli impicci in qualsiasi situazione, ma anche di apprezzare la fluidità (ed il tono di scarico!) di questo frazionamento. D’altronde i diesel riescono a spingere molto bene fin da subito, in basso, motivo per il quale non ha senso salire troppo di giri e superare addirittura i 4.500 rpm con quest’auto, pena la parzializzazione del divertimento. Ma questo motore per il 2026 ha subito un importante aggiornamento, non solo allo standard di emissioni Euro 6e-Bis, segnale di quanto Mazda sia sempre sul pezzo e, nonostante quello che si possa pensare di un motore plurifrazionato come questo in fatto di difficoltà nel rispettare gli standard omologativi, riesca a centrare ottimi obiettivi. Nel serbatoio carburante adesso è possibile anche fare il pieno di HVO rispetto al diesel tradizionale, ed infatti le auto impegnate nel test erano proprio alimentate in questo modo. Differenze di prestazioni? Praticamente nessuna ma – stando agli studi – emette oltre il 70% in meno di sostanze nocive.

Il cambio associato al motore è un 8 rapporti, non a convertitore di coppia come ci ha abituati Mazda in passato. Un cambio che fa il suo dovere senza spingersi troppo verso la sportività, perchè in effetti non ci sarebbe nemmeno bisogno di esagerare troppo. D’altronde la CX-60 non è un’auto che vuole essere guidata con i denti stretti ed i pugni serrati, magari arrivando a scalare tre marce in staccata prima di un tornante in montagna. Invece il mood giusto è quello del piacere di guida, che ti permette anche di apprezzare delle cambiate fluide e regolate bene secondo la progressione di funzionamento ed accelerazione di questo propulsore.

Aggiornamenti sospensivi

Alcuni, con i precedenti model year di Mazda CX-60, hanno lamentato delle reazioni troppo nette dell’assale posteriore in risposta a sollecitazioni come i dossi. Mazda ha iniziato a lavorarci ed adesso sembra che abbia trovato la quadra per mantenere il feeling di guida giusto, ma che allo stesso tempo non risulti spiacevole sulle sconnessioni più marcate, soprattutto per chi siede sul divanetto posteriore. L’upgrade fatto riguarda l’adozione di molle più morbide ed ammortizzatori più rigidi, con il risultato di avere un’auto decisamente più governabile e progressiva quando qualcosa passa sotto le ruote. Continua a non creare il classico cuscino d’aria sotto le ruote, anche perchè Mazda non vuole arrivare a questo nonostante il segmento all’interno del quale si inserisca la CX-60. La firma giapponese preferisce la via della stabilità di guida, perchè una regolazione troppo morbida porterebbe necessariamente ad un rollio marcato in curva. Nel caso del SUV di Hiroshima questo non succede, perchè è decisamente più sostenuta ed appoggia bene le ruote quando si tratta di percorrere le curve in appoggio. Sul pavè anche non se la cavaè male, ma chiaramente qualche sconnessione più marcata, stando al discorso appena chiuso, la lascia avvertire all’interno dell’abitacolo.

Solo il sistema frenante mi ha lasciato inizialmente perplesso, poichè il pedale richiede di essere schiacciato più a fondo di quanto mi sarei immaginato per avere mordente a sufficienza. Nulla di trascendentale ovviamente, perchè tutto viene appiattito da un’abitudina di guida che si guadagna in pochi chilometri.

Prezzo e consumi

Ammetto che solitamente non parlo di consumi durante le prove di primo contatto, perchè tempi e distanze di guida non li ritengo quasi mai sufficienti ad avere un termine corretto di analisi. Nel caso di questa prova di Mazda CX-60 posso affermare con piacere che i consumi, nei 300 e oltre km di test che abbiamo percorso, si siano stabilizzati in media sotto i 6 litri/100 km. Valore da non trascurare se pensiamo alla mole dell’auto ed al motore chiamato in causa per darle vita. Sul fronte prezzo invece si parte da 61.650 euro per entrare nel mondo di CX-60 con la motorizzazione che ho avuto in prova, ma con allestimento base. Per l’allestimento Homura Plus, come quello che vedete nelle foto di questo test, si arriva ad un prezzo di listino di 71.350 euro.

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