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Autobus troppo lunghi in Puglia: sprecati 26 milioni di euro del Pnrr

I Comuni li hanno lasciati fermi a causa dei problemi di circolazione lungo le strade. Gli autobus non sono adatti ai centri storici pugliesi

Autobus troppo lunghi in Puglia: sprecati 26 milioni di euro del Pnrr
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Davide Russo
Davide Russo
Pubblicato il 17 apr 2026

Oggi vi raccontiamo una storia che potrebbe esistere probabilmente solo alle nostre latitudini. Senza che nessuno si ponesse prima il problema legato alla circolazione sono stati acquistati 90 autobus che poi sono stati consegnati a 28 Comuni pugliesi. Un investimento di oltre 25 milioni di euro che si è bruciato a causa della lunghezza dei mezzi.

La colpa non è certo dei bus, sottoutilizzati o finiti nuovi di zecca nei depositi, ma di chi non ha saputo sfruttare i fondi del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) approvato nel 2021 dall’Italia per rilanciarne l’economia dopo la pandemia di Covid-19. Ben 90 bus di quasi 11 metri di lunghezza, rientranti nella fornitura degli Otokar (modello Kent C Cng) con alimentazione a metano, sono diventati un caso in Puglia.

Un errore paradossale

A fine 2024 vennero assegnati a 28 Comuni della Regione del Tacco dello Stivale in virtù di un servizio urbano che avrebbe dovuto essere implementato. Dopo due anni siamo qui a riportarvi la notizia di una anomalia che avrebbe dovuto essere prevista sin dall’origine. “Procedere nei piccoli centri cittadini con un mezzo di questa grandezza – ha annunciato il manager di una ditta che cura il trasporto nella zona al Corriere della Sera – è a tratti impossibile. Quindi siamo stati costretti a studiare delle contromosse”.

I bus, consegnati persino in pompa magna con una cerimonia pubblica dall’ex assessora regionale ai Trasporti Debora Ciliento, non offrono la possibilità di adempiere alla loro funzione. I centri storici non possono essere serviti, mentre da Martina Franca a Ostuni, da Conversano a Canosa di Puglia (insieme agli altri Comuni) si è optato per un sottoutilizzo in altre aeree o un fermo nei depositi.

Danno economico e sociale

“La verità – ha aggiunto il manager – è che nessuno dalla Regione ci ha chiesto se quei modelli erano idonei per svolgere il trasporto urbano in paesi dove è complicato circolare per via della struttura urbana. Quindi è stato ottenuto un cambio di percorso e per quanto possibile i mezzi sono in funzione, ma a scartamento ridotto”.

I mezzi potrebbero coprire un servizio da 50 mila chilometri all’anno, ma solo alcuni svolgono meno della metà (da 15 a 20 mila). La fornitura dei bus deriva da una procedura Consip. Non è in discussione la regolarità del bando di gara, ma la specifica selezione dei modelli. I 90 Otokar sono costati alla collettività 26,3 milioni, mentre altri 58 Iveco hanno toccato quota 19,4 milioni. Tuttavia, quest’ultimi sono stati assegnati ai capoluoghi Foggia (34), Bari (20) e Lecce (4), su zone ad alto scorrimento.

L’elenco dei mezzi trasferiti

I mezzi Otokar, assegnati ai piccoli comuni, presentano dei motori a metano e nelle località individuate dalla Regione gli impianti di rifornimento distano fino a 30 chilometri dai depositi. Non solo non sono state valutate attentamente le dimensioni, ma nemmeno le alimentazioni. “È stato creato un meccanismo che non soddisfa le richieste di mobilità dei cittadini e può diventare un peso per chi, invece, è costretto a utilizzare tali mezzi”, ha concluso il manager. Alla provincia di Foggia sono stati trasferiti 55 bus, alla città metropolitana di Bari 51, a Taranto 19, alla Bat (Barletta-Andria-Trani) 13, a Brindisi 6 e a Lecce 4.

Nei comuni più piccoli i suddetti autobus sono rimasti bloccati, quando sarebbe bastato acquistare mezzi non superiori di lunghezza a 8 metri per destreggiarsi nei centri cittadini. L’atto ha sancito: “La ripartizione dei 148 autobus acquistati da Regione Puglia tra gli Ato regionali, come determinata in applicazione dei criteri progressivi è la seguente e con successivo provvedimento si provvederà all’approvazione dello schema di contratto con il quale saranno regolamentati i rapporti tra le parti (Regione Puglia, ente locale e impresa di trasporto esercente il Tpl) e che preveda la costituzione del diritto di usufrutto degli autobus de quo in favore delle imprese, secondo le indicazioni fornite dalla giunta regionale”.

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