Stretto di Hormuz, camion al posto delle navi: è la soluzione alla crisi?
Con lo Stretto di Hormuz chiuso al traffico commerciale, Arabia Saudita ed Emirati hanno costruito in poche settimane un corridoio terrestre
“O troverò una via o ne creerò una.” La frase è attribuita ad Annibale che l’avrebbe detta ai suoi generali quando gli comunicarono che attraversare le Alpi con gli elefanti era impossibile. Una frase che, a distanza di così tanto tempo, può essere applicata a quanto hanno messo in atto Arabia Saudita ed Emirati per far fronte alle conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz.
Una soluzione alternativa
Shipping Companies Leverage Arabian Peninsula Truck Routes to Bypass Hormuz
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— The Maritime Executive (@Mar_Ex) May 12, 2026
Lo Stretto di Hormuz, il passaggio largo appena 34 km attraverso cui transitava circa un quinto del petrolio mondiale e una quota significativa di gas, fertilizzanti, metalli e container, è chiuso dal febbraio 2026. Dopo gli attacchi di USA e Israele sull’Iran e la chiusura iraniana del passaggio, quella via è diventata inaccessibile. Le navi non passano e le conseguenze le conosciamo bene anche solamente per i rincari sui carburanti. Ma le merci devono comunque arrivare a destinazione. La soluzione trovata da Arabia Saudita ed Emirati è stata quella di spostare tutto su gomma.
I numeri del porto di Khor Fakkan raccontano la trasformazione meglio di qualsiasi analisi. Prima della guerra movimentava cento camion al giorno. Ora ne transitano settemila. Il traffico di container è passato da 2.000 a 50.000 unità a settimana. Per reggere l’urto, l’operatore portuale Gulftainer ha assunto 900 persone in due settimane, riconvertito personale amministrativo in controllori di varco e aperto un nuovo piazzale di smistamento.
Le grandi compagnie di navigazione come Hapag-Lloyd e MSC hanno attivato nuovi corridoi terrestri che collegano i porti del Mar Rosso alla costa orientale degli Emirati, attraversando Arabia Saudita e Oman via camion. La rotta principale attraversa il deserto del Quarto Vuoto lungo una strada aperta solo nel 2023. Il nodo da risolvere è la carenza di mezzi e autisti, ma l’aumento delle tariffe sta già attirando nuovi operatori.
Un caso emblematico
Il caso più emblematico è quello di Maaden, il colosso minerario saudita controllato dallo Stato. Quando Hormuz si è chiuso, l’amministratore delegato ha mobilitato in pochi giorni una rete di camion, ferrovie e terminal sul Mar Rosso per continuare a esportare fertilizzanti. I mezzi impegnati sono passati da 600 a 3.500, attraversando l’Arabia Saudita da est a ovest quasi senza sosta.
Tutto questo ha, ovviamente, un costo. La piattaforma logistica Trukker ha registrato aumenti delle tariffe che in alcuni casi hanno superato il 100% negli Emirati e il 70% in Arabia Saudita. Ma forse la domanda più interessante non è quanto costi questa soluzione di emergenza, bensì quanto durerà.
Nel deserto arabico sta nascendo qualcosa che assomiglia a un nuovo canale commerciale terrestre permanente, non più solo un piano di emergenza, ma una risposta strutturale all’insicurezza geopolitica con la quale da mesi stiamo imparando a convivere.