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Carburanti, Hormuz di nuovo chiuso: altri rincari in vista

Dopo la riapertura, Teheran ha annunciato di aver nuovamente chiuso la cruciale rotta marittima. Il prezzo del greggio, crollato venerdì scorso, è atteso in risalita alla riapertura dei mercati.

Carburanti, Hormuz di nuovo chiuso: altri rincari in vista
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Andrea Tomelleri
Andrea Tomelleri
Pubblicato il 19 apr 2026

L’apertura dello Stretto di Hormuz era stata annunciata da Teheran appena venerdì, nell’ambito di una tregua con gli Stati Uniti, ma dopo poco più di 24 ore, l’Iran ha deciso di fare un passo indietro e chiudere nuovamente l’importante rotta marittima in risposta alla prosecuzione del blocco americano sui suoi porti. Dopo l’annuncio da parte della Repubblica Islamica, almeno tre navi commerciali che cercavano di attraversare lo stretto sarebbero state raggiunte da spari. Immediata la reazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha accusato Teheran di “ricatto”.

A livello geopolitico una pace duratura appare ancora lontana, ma le ripercussioni di questa situazione saranno importanti anche sul piano economico a livello globale per diversi settori, a partire dagli idrocarburi.

Il prezzo del greggio in salita

Alla chiusura dei mercati venerdì scorso, la possibilità di utilizzare nuovamente una rotta marittima vitale come Hormuz aveva portato ad un crollo di oltre il 10% della quotazione del petrolio: il Brent era sceso a 88,90 dollari al barile, mentre il WTI si attestava a 83,35 dollari. Per il mercato degli idrocarburi, si tratta di un allentamento della “strozzatura” che finora ha pesato sui flussi dell’oro nero.

L’annuncio della nuova chiusura tra sabato 18 e domenica 19 aprile, ma durante il fine settimana i mercati finanziari sono chiusi. Se la situazione internazionale non sarà risolta in tempi brevissimi, lunedì alla riapertura delle piazze finanziarie si attende un’immediata risalita del prezzo del petrolio.

Nuova stangata in arrivo?

Per gli automobilisti la nuova chiusura di Hormuz potrebbe voler dire trovarsi ad affrontare nuovamente l’escalation di rincari iniziati lo scorso mese di marzo. Un copione già visto, con il prezzo alla pompa che risale seguendo l’andamento dei mercati.

In realtà, le norme che regolano la distribuzione di carburanti in Italia sono strutturate proprio per evitare che le oscillazioni del prezzo sui mercati finanziari si rifletta direttamente sul prezzo alla pompa. Quello che abbiamo visto – e che probabilmente rivedremo da domani – è solo l’effetto della speculazione, come confermato da chi rappresenta i distributori. Inoltre, le misure prese dal governo, cioé il taglio delle accise, continuerà almeno fino al 1° maggio.

L’asimmetria dei prezzi alla pompa

Nel nostro Paese i carburanti sono negoziati in tempi diversi rispetto alla vendita al dettaglio (al distributore): si tratta della cosiddetta “asimmetria dei prezzi“. In pratica la benzina disponibile nelle stazioni di servizio viene prodotta con greggio acquistato circa un mese prima. Questo meccanismo serve proprio a slegare i prezzi per il consumatore finale dall’andamento di mercato che può subire importanti oscillazioni.

Pensato per dare stabilità, il sistema non è però esente da distorsioni: a marzo abbiamo visto che il prezzo alla pompa è subito aumentato, nonostante le denunce di irregolarità, mentre dopo l’annuncio della riapertura di venerdì non abbiamo visto la stessa celerità nella riduzione dei prezzi. In questo contesto – visto quanto già accaduto poco più di un mese fa – saranno fondamentali i controlli da parte delle autorità competenti, a partire dalla Guardia di Finanza, che recentemente ha rilevato irregolarità in oltre il 70% degli impianti controllati. Per gli automobilisti, in ogni caso, l’incubo continua.

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