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Guida distratta, i comportamenti più pericolosi non sono quelli che pensiamo

Un'indagine americana su 2.500 automobilisti rivela che le distrazioni più diffuse al volante non sono i social media.

Guida distratta, i comportamenti più pericolosi non sono quelli che pensiamo
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 19 apr 2026

Quando guidiamo siamo distratti. Sempre di più. È una percezione diffusa e comune a ogni automobilista che però ha cause ben diverse rispetto a quello che si è soliti pensare. Quando si parla di guida distratta, infatti, il pensiero va subito allo smartphone. Per molti aspetti è diventato un po’ il capro espiatorio di tutti i problemi (sociali e no) che caratterizzano la modernità. Eppure per quel che riguarda gli automobilisti le cose stanno in maniera diversa.

Ma un’indagine condotta da Mercury Insurance su 2.500 automobilisti americani suggerisce che il problema è più ampio. E forse anche più banale di quanto pensiamo. In media, ogni guidatore ha ammesso di aver adottato nell’ultimo anno 10 comportamenti distraenti (su una lista di 27 comportamenti possibili). Solo l’8% ha dichiarato di non averne adottato nessuno.

Cosa dice questa ricerca

La distrazione più diffusa? Bere qualcosa alla guida, ammessa dal 79% degli intervistati. Seguono regolare il navigatore sullo smartphone (69%), allungare la mano per prendere qualcosa in auto (69%), rispondere al telefono in viva voce (66%) e mangiare (61%). Leggere un messaggio o una notifica arriva al 59%, mentre il 55% ha ammesso di essere semplicemente distratto per altri pensieri. Scorrere i social media, che nell’immaginario collettivo è la distrazione per eccellenza, è invece tra i comportamenti meno diffusi. Solo il 13% lo ha ammesso, e guardare video brevi si ferma al 10%.

Il dato più rilevante però non è la frequenza dei comportamenti, ma la percezione che gli automobilisti hanno di sé stessi. Il 68% degli intervistati ha dichiarato di essere fiducioso nella propria capacità di fare più cose contemporaneamente al volante. E tra chi ha ammesso 20 o più comportamenti distraenti nell’ultimo anno, il 69% si ritiene comunque più attento del guidatore medio. “La troppa sicurezza di sé è un moltiplicatore di rischio”, ha commentato Larry Anderson, direttore della valutazione dei rischi di Mercury Insurance. “Chi crede di poter gestire le distrazioni è meno propenso a correggere i propri comportamenti.

A conferma di questo, secondo la NHTSA, solo nel 2023 negli Stati Uniti la guida distratta ha causato 3.275 morti e oltre 289.000 feriti. Un fenomeno che colpisce in modo particolare i giovani, ma che i dati di questa indagine mostrano trasversale a tutte le fasce d’età. In Italia il quadro non è molto diverso. Secondo una recente ricerca, il 46% degli italiani ammette di aver usato il cellulare almeno una volta alla guida, con un picco del 59% tra i 18 e i 34 anni.

Che il cellulare sia un problema anche quando si è alla guida è un dato ormai confermato da più indagini e studi. Ma non è l’unica causa di una guida distratta. Di fondo c’è l’idea di potersi non concentrare esclusivamente sulla guida. Va anche detto che quanto rilevato dall’indagine Mercury Insurance è un’autodichiarazione. I numeri possono essere sovrastimati o sottostimati perché legati a quanto gli intervistati si sono sentiti liberi di riferire (o che, più semplicemente, hanno avuto la consapevolezza di identificare). Resta comunque una fotografia interessante, per quanto circoscritta ai confini USA, del modo che in tanti hanno di mettersi alla guida di un’automobile.

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