Il Cybertruck che non ti aspetti, in Kazakistan per servizi di emergenza
Nuovi ordini in Asia centrale per il pickup Tesla, promosso sul campo per i soccorsi alpini. Ma i dati finanziari confermano il crollo dei volumi
Vedere un Tesla Cybertruck muoversi tra le montagne che circondano Almaty, la città più grande del Kazakistan, non sarà solo più solo un esperimento. Il Ministero delle Situazioni di Emergenza locale ha infatti confermato che la flotta di pickup elettrici verrà ampliata, promuovendo sul campo un veicolo che finora ha fatto discutere più per l’estetica che per la reale utilità. I primi test nelle missioni di soccorso hanno convinto i vertici governativi a firmare nuovi ordini.
Per Elon Musk è una boccata d’ossigeno che arriva da un mercato decisamente insolito. Mentre la domanda negli Stati Uniti continua a scendere rapidamente, lasciando la Casa di Austin con i piazzali pieni, sono proprio queste piccole commesse internazionali e l’uso nei servizi di pubblica utilità a tenere a galla l’interesse per il pickup.
Un alleato inaspettato
A dare l’annuncio dei nuovi acquisti è stato il viceministro per le Situazioni di Emergenza, Yerbolat Sadyrbayev, nel corso di una riunione governativa. Sadyrbayev ha spiegato che il primo esemplare già operativo ad Almaty ha dimostrato il suo reale valore operativo, specialmente nelle missioni ad alta quota che circondano l’area urbana.
“Il nostro ministero interviene in contesti in cui ogni singolo minuto può fare la differenza tra la vita e la morte", ha dichiarato Sadyrbayev, mettendo da parte i tecnicismi. “Il Cybertruck ha dimostrato un’elevata efficienza nella risposta a diverse situazioni di emergenza. Parliamo, concretamente, di vite umane salvate“.
I vertici del ministero hanno elencato diversi punti di forza riscontrati durante i soccorsi. Si parla quindi di un’ottima mobilità sui terreni più impervi, la capacità di sfruttare la batteria del veicolo come generatore per alimentare apparecchiature radio e strumenti di salvataggio, la silenziosità del motore elettrico per interventi discreti e un’autonomia energetica prolungata per le operazioni a lungo termine.
Il governo ha comunque precisato che non è in corso alcuna transizione totale all’elettrico: i camion dei vigili del fuoco tradizionali, le ambulanze e i mezzi di soccorso classici resteranno la spina dorsale del sistema. Il Cybertruck viene invece integrato come veicolo di supporto e risposta rapida.
Dai soccorsi alla sicurezza nazionale
L’impiego del pickup non si limita però alle sole emergenze civili. Anche il Servizio di Guardia dello Stato, l’unità d’élite che si occupa della sicurezza delle cariche istituzionali in Kazakistan, ha deciso di testare il mezzo. Lo scorso 15 maggio, in occasione del Summit informale dell’Organizzazione degli Stati Turkici a Turkistan, un Cybertruck è stato utilizzato come centro di comando e controllo mobile, mentre un secondo esemplare è rimasto di riserva per le emergenze.
Dalla Guardia dello Stato hanno tenuto a precisare che la scelta è ricaduta su questo veicolo esclusivamente per le sue specifiche tecniche, come la capacità di alimentare e dispiegare rapidamente sistemi di comunicazione in aree totalmente isolate e non per fare pubblicità a Tesla.
La crisi globale di Tesla e la caccia a nuovi mercati
Se in Kazakhstan il pickup vive un momento di gloria, i registri contabili di Austin raccontano una storia molto diversa. Il mercato kazako è microscopicamente piccolo rispetto alle necessità di Tesla, ma è emblematico della strategia globale della compagnia, ormai disposta a vendere a chiunque pur di svuotare i piazzali.
Dietro i nuovi ordini in Asia centrale c’è una mezza crisi industriale. Basta guardare i dati: l’anno scorso le consegne del Cybertruck sono precipitate del 48%, fermandosi ad appena 20.000 unità contro le 250.000 ipotizzate all’inizio da Elon Musk. E il primo trimestre del 2026 ha confermato il trend negativo con sole 3.519 immatricolazioni. C’è anche un retroscena: ben 1.279 di questi pickup sono finiti a SpaceX. Un travaso interno tra le aziende di Musk che è servito soprattutto a gonfiare i numeri reali di vendita.
Logico che Tesla stia cercando clienti ovunque pur di muovere i piazzali. A gennaio il debutto negli Emirati Arabi si è chiuso con un mezzo flop da 63 consegne, complice un prezzo di partenza da 110.000 dollari. Subito dopo, a febbraio, la Casa ha provato a rimediare abbassando l’asticella con la versione a trazione integrale da 60.000 dollari.
Le opzioni per uscire dall’angolo rimangono comunque poche. In Europa il mezzo non può arrivare per via delle severe norme di omologazione sui crash test e sui pesi. Chiaro, l’accordo in Kazakhstan non sposta i bilanci di Austin, ma dimostra la situazione attuale: oggi Tesla prende tutto quello che passa il mercato, anche i piccoli lotti governativi.