McLaren M6GT, MSO ricostruisce la prima vettura stradale di Woking
A Goodwood 2026 rinasce la leggendaria McLaren M6GT. MSO ricostruisce da zero la supercar stradale con cui Bruce McLaren voleva sfidare il traffico quotidiano
C’è un’immagine che racconta il mito di Bruce McLaren meglio di qualsiasi trofeo. Quella del neozelandese che esce dall’officina, sale su un prototipo con targa stradale e lo usa per andare a fare la spesa o per guidare fino al circuito di gara successivo. Quell’auto non era una supercar nata per stupire i collezionisti, ma una scommessa. Dimostrare che i mostri da corsa che dominavano il campionato CanAm potessero convivere con il traffico di tutti i giorni. Si chiamava M6GT.
Il progetto si fermò bruscamente il 2 giugno 1970, quando Bruce McLaren perse la vita a Goodwood durante il collaudo di una nuova CanAm. I piani della M6GT finirono così in un cassetto, e l’idea di una stradale di Woking rimase congelata fino agli anni Novanta, quando Gordon Murray ne raccolse l’ispirazione per progettare la leggendaria McLaren F1.
A cinquantasei anni da quell’incidente, la storia si chiude nello stesso luogo in cui si era interrotta. McLaren Special Operations (MSO) ha ricostruito da zero la vettura, scegliendo proprio il Festival of Speed di Goodwood 2026 per il suo primo bagno di folla.
Archeologia meccanica
Il lavoro di MSO assomiglia più a un restauro d’arte che a una normale lavorazione d’officina. Il punto di svolta è stato il ritrovamento nel Regno Unito degli stampi originali dell’epoca, fondamentali per ricostruire una carrozzeria fedele al millimetro alla linea pensata da Bruce. Partendo da qui, i tecnici hanno incrociato fotografie ingiallite, schizzi storici e dettagli di modelli coevi per non tradire lo spirito del 1969.
Sotto il vestito batte il cuore di una M6A CanAm da competizione. Gli artigiani inglesi hanno letteralmente ricostruito a mano anche quello che i visitatori di Goodwood non potranno vedere: dal roll-bar nascosto fino ai cablaggi elettrici e alle strutture del telaio posteriore, rigenerando componenti originali o ricreandoli da zero come pezzi unici quando introvabili.
L’ossessione per il dettaglio
Nessun compromesso moderno è stato tollerato sotto il cofano. La spinta arriva da un motore V8 small-block dell’epoca, equipaggiato con le iconiche testate “Camel Hump" e accoppiato a una trasmissione storica. Per rigenerare l’assetto, il team ha dovuto avviare una caccia al tesoro per reperire boccole fuori produzione misurate in pollici.
La narrazione del tempo si legge però nei dettagli più piccoli:
- soluzioni strutturali: l’assemblaggio ha visto l’utilizzo di rivetti chiusi in alluminio, una tecnica tipica del mondo aeronautico di allora;
- abitacolo analogico: la mano destra del pilota poggia su una leva del cambio in legno di noce tornita artigianalmente, mentre la selleria in vinile verde è stata cucita seguendo i metodi tradizionali del periodo;
- scansioni e sfumature: il parabrezza specifico è il risultato di una scansione digitale avanzata per replicare le curvature d’origine, mentre la carrozzeria veste la tinta “Colnbrook White". È un omaggio alla vecchia sede vicina a Heathrow dove Bruce passava le notti a progettare, ma anche alla livrea bianco-crema e verde della sua prima Formula 1 del 1966.
La nascita della collezione Heritage
La M6GT che vedremo a Goodwood non è solo una gloriosa operazione nostalgia. Per McLaren Special Operations questo restauro è il numero zero di un progetto più ampio. Ovvero la nascita di una vera e divisione “Heritage" interna, pensata per recuperare e rimettere in strada i pezzi più rari della propria storia.