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Porsche licenzia ancora, ma il 40% dei dipendenti prende più di 100.000 euro l'anno

In Germania, in particolar modo presso Porsche, i dipendenti non hanno mai lamentato uno stipendio basso, tuttavia la musica sta per cambiare

Porsche licenzia ancora, ma il 40% dei dipendenti prende più di 100.000 euro l'anno
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Davide Russo
Davide Russo
Pubblicato il 8 lug 2026

Con la grave crisi economica che si è abbattuta nel corso degli ultimi anni nell’industria dell’Automotive europea, i brand tedeschi hanno subito dei buchi nei fatturati devastanti. Tra i brand in maggiore affanno, anche a causa di scelte sconclusionate e decisamente ottimistiche sull’elettrico, c’è Porsche. La Casa del Cavallino di Stoccarda ha allargato la gamma sin troppo, perdendo di vista il target che aveva ridato linfa alla gamma dopo i difficili anni pre-lancio Cayenne.

Lavorare presso il quartiere operativo di Zuffenhausen è stata per un quarto di secolo un’ambizione per tutti gli operatori del settore con il 40% dei dipendenti che percepiva – e lo fa tutt’ora – 100.000 euro lordi all’anno, ma l’ombra di un massiccio piano di esuberi potrebbe cambiare anche i salari. Entrare nel mondo Porsche ha rappresentato un appiglio di benessere, tuttavia gli ultimi dati emessi dal costruttore teutonico lasciano immaginare un futuro decisamente a tinte grigie.

Cura dimagrante

Con una forza lavoro di circa 23.000 persone, ben 9.082 dipendenti (il 40% del totale) hanno potuto contare su un reddito annuo lordo superiore ai 100.000 euro. Addirittura ben 201 dipendenti superano i 300.000 euro, 28 quelli sopra i 500.000 euro e 3 quelli che varcano la soglia del milione annuo. Sino ad oggi Porsche è stato il place to be dei sogni con trattamenti salariali positivi anche per le posizioni meno apicali.

Considerate che a Zuffenhausen un project manager guadagna in media 91.800 euro, un ingegnere 83.400 euro e un operaio di produzione circa 58.200 euro, cifre superiori alla media nazionale tedesca, ferma a 54.066 euro. Il polmone industriale ingloba la sfera produttiva high-tech, gli stabilimenti originali e il museo Porsche. Negli ultimi anni il marchio ha investito cifre da capogiro per la Mission E, il reparto elettrico del marchio rientrante nel Gruppo Volkswagen. I risultati della produzione elettrici sono stati al di sotto delle aspettative.

Licenziamenti costosissimi

L’exit di figure apicali nell’azienda costerà tantissimo nei prossimi anni. Il CEO di Porsche, Oliver Blume, ha percepito nel 2025 circa 1,9 milioni di euro, mentre il responsabile dello sviluppo Michael Steiner ha visto arrivare sul suo conto corrente bancario 2,1 milioni di euro. L’ex capo delle finanze Lutz Meschke percepirà oltre 10 milioni di euro in seguito alla risoluzione anticipata del suo contratto. Le buonuscite di altri dipendenti top costeranno cifre da capogiro a Porsche in uno scenario di 4.000 esuberi previsti nei prossimi 3 anni.

Secondo la stampa tedesca, i settori più colpiti dal taglio sarebbero il management e l’amministrazione, con una revisione operativa che coinvolgerebbe il 30% delle capacità del centro di sviluppo di Weissach. L’elaborazione di una strategia per un futuro sostenibile causerebbe delle radicali riduzioni di budget, con la soppressione di 1.900 posti già prevista entro il 2029 e alla scadenza di 2.000 contratti a tempo determinato.

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