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Italia dei carburanti col fiato sospeso, dal 1º maggio i prezzi potrebbero deflagrare

Diesel a 2,3 euro e rischio paralisi: il countdown per il rinnovo dello sconto sulle accise tra conti pubblici precari e tensioni con l'UE

Italia dei carburanti col fiato sospeso, dal 1º maggio i prezzi potrebbero deflagrare
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Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Pubblicato il 27 apr 2026

L’Italia si avvicina a un bivio economico e sociale, che lascia tutti quanti con il fiato sospeso. La data del 1° maggio non segnerà soltanto la tradizionale e consueta Festa dei Lavoratori, ma anche la scadenza del taglio delle accise sui carburanti di 24,4 centesimi introdotto dal governo Meloni. Senza una seconda proroga a stretto giro di posta, il rischio è quello di un brusco risveglio che trasformerebbe il rifornimento di benzina e gasolio in un lusso insostenibile per milioni di cittadini e imprese. Addirittura, il costo del diesel andrebbe a issarsi sopra a quello di tutti in Europa. Un record negativo che nessun vorrebbe vedere.

L’analisi della situazione

Fino ad adesso, lo sconto ha agito come un ammortizzatore necessario, per non dire fondamentale, tanto che la crescita dei prezzi in Italia è stata più contenuta rispetto a quella di altre economie europee. Tuttavia, il Codacons ha avvertito che tale primato è un vanto “di cartone”, poiché esiste proprio per merito del sussidio pubblico. Senza i 24,4 centesimi di sconto, l’Italia schizzerebbe immediatamente in vetta alla classifica del caro-gasolio, superando nazioni tradizionalmente costose come i Paesi Bassi, la Finlandia e la Francia.

La preoccupazione è palpabile soprattutto per il settore dell’autotrasporto, dove un’impresa su cinque è già a rischio chiusura. La tensione sociale è alimentata dalla minaccia di uno sciopero degli autotrasportatori fissato per il 25 maggio, che rischierebbe di paralizzare il Paese per un’intera settimana.

Gli scenari possibili

Il primo scenario, quello più temuto, prevede la fine totale dello sconto. Secondo le stime, il prezzo della benzina salirebbe a circa 1,981 euro al litro, mentre il diesel toccherebbe la cifra record di 2,307 euro al litro. Si tratterebbe di un unicum nel Vecchio Contiente, poiché nessun altro Paese raggiunge simili vette. In alcune finestre temporali, il prezzo medio potrebbe addirittura sfiorare i 2,358 euro al litro.

Il secondo scenario riguarda una proroga parziale o mirata, ma le casse dello Stato sono allo stremo: la misura è già costata 45 miliardi di euro, mettendo a dura prova i conti pubblici e creando tensioni con l’Unione Europea per il rispetto del Patto di Stabilità. L’Italia si trova quindi tra l’incudine delle necessità interne e il martello della flessibilità europea.

Qualcosa si muove

Il governo sta valutando freneticamente le prossime mosse nei Consigli dei Ministri del 29 e 30 aprile. Il vicepremier Matteo Salvini ha espresso chiaramente la complessità della sfida: “Ne stiamo parlando, però da solo non basta, perché il taglio delle accise sui bilanci delle aziende di autotrasporto non arriva”. Il rischio di un blocco totale è ciò che preoccupa maggiormente il leader della Lega: “Bloccare l’Italia per una settimana significa il caos, significa la paralisi… e io non voglio chiudere, quindi o l’Europa ci permette di aiutare o aiutiamo fregandocene di quello che ci dice l’Europa”.

Dall’altra parte, il Ministro delle Imprese del Made in Italy, Adolfo Urso, cerca una mediazione diplomatica con Bruxelles: “Stiamo lavorando in sede europea affinché proprio l’energia, che è la linea del fronte, sia quella in cui gli Stati possano utilizzare le risorse per dare una risposta al sistema produttivo e alle famiglie”. Urso ha sottolineato che l’energia è una “grande emergenza” da affrontare liberandosi dai “lacci che oggi ci impediscono di agire come dovremmo”.

La palla passa ora all’Europa, con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen che ricorda come vi siano ancora 95 miliardi di euro non utilizzati per gli aiuti energetici, sottolineando che “abbiamo appena reso flessibile il quadro degli aiuti di Stato, anche per questo tipo di investimenti o sostegno nella situazione di crisi energetica. La soluzione, dunque, potrebbe risiedere nel recupero di questi fondi per evitare che il 1° maggio diventi l’inizio di una paralisi nazionale.

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