Carburanti: scade il taglio delle accise, previsti aumenti fino a 6 centesimi
Oggi 3 luglio scade lo sconto sulle accise di benzina e diesel, che non è stato prorogato dal Governo. Immediati gli aumenti: il pieno costerà fino a 3 euro in più.
Da oggi 3 luglio gli automobilisti italiani si trovano a dover fare i conti con un nuovo aumento dei prezzi dei carburanti. Questa volta non c’erano le tensioni geopolitiche o le oscillazioni dei mercati, ma la decisione del Governo di non rinnovare il taglio delle accise, una misura in vigore da tre mesi e mezzo per calmierare il prezzo di benzina e diesel. Anche se nell’ultima versione del provvedimento lo sconto era piuttosto ridotto, la mancata proroga causa un immediato aumento dei prezzi alla pompa.
La scelta del governo
La decisione dell’esecutivo è dettata dal fatto che i mercati internazionali stanno mostrando segnali di ribasso, dopo la risoluzione della crisi tra Stati Uniti e Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz. La misura, inoltre, drenava grandi quantità di risorse – basti pensare che complessivamente è costata oltre due miliardi di euro – e pertanto è considerata non più sostenibile per l’equilibrio dei conti pubblici.
Fino a 3 euro in più per un pieno
Senza l’agevolazione statale, da oggi gli italiani non potranno più usufruire dello sconto residuo di 5 centesimi al litro, come era in vigore nell’ultima versione dello sconto sulle accise. Considerando anche l’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) che è presente sulle accise, l’aumento effettivo sarà di 6,1 centesimi sia per la benzina verde che per il gasolio.
Pertanto, il prezzo medio della benzina in modalità self-service salirà a 1,865 euro al litro, mentre il diesel arriverà a 1,943 euro al litro. Il rincaro sarà ancora maggiore sulla rete autostradale: qui la benzina salirà a 1,954 euro, mentre il gasolio supererà la soglia psicologica dei 2 euro, raggiungendo il prezzo medio di 2,029 euro al litro. Notevole l’impatto per le tasche degli automobilisti: un pieno di carburante costerà in media 3,05 euro in più.
Ribassi troppo lenti
Per compensare questi rincari, l’unica speranza è riposta in un ulteriore calo del mercato, visti i recenti segnali di distensione provenienti dal Medio Oriente. Il Codacons ha evidenziato come le quotazioni del petrolio Brent siano precipitate del 25,5% nell’ultimo periodo scendendo da 95 a circa 71 dollari al barile, ma, nello stesso arco di tempo, i prezzi medi alla pompa si sono ridotti solo del 6% circa. Questa evidente asimmetria ha spinto il Ministro delle Imprese, Adolfo Urso, a convocare le compagnie petrolifere per fare un pressing diretto ed esigere un più veloce adeguamento al ribasso dei listini.