Suzuki Swift Hybrid: pratica, funzionale e dai consumi contenuti - Video
Giunta alla settima generazione, la Suzuki Swift si rinnova rimanendo fedele alla sua essenza: una vettura concreta, intelligente nello spazio e contenuta nei consumi. Una perfetta rappresentante dello spirito automobilistico giapponese.
Nonostante il lungo percorso evolutivo che l’ha vista trasformarsi dal 1994 a oggi, la Swift ha sempre incarnato con orgoglio la filosofia Suzuki: concreta e funzionale, fuori e dentro. Persino in un panorama automobilistico sempre più saturo di tecnologia complessa e dettagli superflui, la compatta giapponese sceglie ancora una volta la via della praticità essenziale. La ricetta che la conferma punto di riferimento per questo concetto si basa su un 1.2 tre cilindri aspirato, abbinato a un leggero sistema mild hybrid a 12V, un abitacolo razionale e spazioso per la categoria – arricchito da comodi tasti fisici e dal cambio manuale – e una dinamica di guida brillante, vero marchio di fabbrica fin dalle prime generazioni.
Il design esterno
La silhouette rimane quella di sempre, inconfondibile nel panorama delle compatte di segmento B. Rispetto alle tre generazioni precedenti le proporzioni non vengono snaturate, pur proponendo volumi visivamente più affilati e ribassati, a partire dal frontale. Qui svetta una griglia più ampia che permette al motore di respirare meglio, affiancata da nuovi gruppi ottici Full LED che aggiungono il giusto tocco tecnologico senza cadere in eccessi. Anche la sezione posteriore, così come l’anteriore, risulta ora più snella e ribassata, una scelta che contribuisce ad abbassare il baricentro dell’auto a tutto vantaggio della dinamica di guida.
Metro alla mano, la nuova Swift si ferma a 3,86 metri di lunghezza, con una larghezza di 1,73 metri e un’altezza compresa tra 1,50 e 1,52 metri a seconda della versione selezionata. Dati che la mantengono perfettamente in linea con le misure delle due generazioni precedenti.
Gli interni
A incarnare al meglio il concetto di concretezza funzionale è l’abitacolo, che va decisamente controcorrente rispetto alle tendenze attuali. Qui troviamo un quadro strumenti ancora analogico, una ricca presenza di tasti fisici per ridurre al minimo le distrazioni e un rivestimento con plastiche bicolore opache, pensate appositamente per azzerare i riflessi del sole. Sempre nell’ottica della massima fruibilità, Suzuki ha posizionato alla sinistra dello sterzo i comandi fisici per disattivare rapidamente gli ADAS, evitando così al guidatore di dover navigare nei menu dello schermo centrale. Stessa logica per il riscaldamento dei sedili (di serie sugli allestimenti più ricchi), azionabile tramite due comodi interruttori posti ai lati della leva del freno di stazionamento.
A centro plancia spicca il nuovo display da 9 pollici, ideale in proporzione al segmento della vettura, che risulta perfettamente integrato nella plancia. Sebbene il software funzioni bene e garantisca la connettività wireless per Apple CarPlay e Android Auto, la grafica appare datata e la gestione dei menu non è sempre immediata. Lascia un po’ d’amaro in bocca l’assenza della piastra di ricarica ad induzione, un’omissione che pesa su una vettura che sfiora i 25.000 euro; va detto però che la scelta di Suzuki ha un suo senso pratico, considerando che su questo segmento – spesso – le basi wireless tendono a surriscaldare lo smartphone garantendo per lo più ricariche lente. Al suo posto troviamo un pratico vano d’alloggiamento, compensato da una dotazione di prese cablate decisamente generosa: ben due USB-A, una USB-C e la classica presa da 12V. Al posteriore, infine, l’ambiente resta essenziale, privo sia di bocchette per il clima che di prese USB dedicate.
In termini di abitabilità, la Swift riesce davvero a sorprendere. Se da fuori le dimensioni ridotte lasciano pensare a un abitacolo sacrificato, una volta a bordo ci si deve ricredere in fretta. Grazie a un passo di 245 cm e sedili anteriori, avvolgenti il giusto e mai ingombranti, lo spazio per chi siede dietro abbonda, offrendo una libertà inaspettata – in termini di volumi – per le gambe. La conformazione del divanetto posteriore permette a quattro adulti di viaggiare in totale comfort, ma anche un eventuale quinto passeggero – purché di corporatura media – non si troverà troppo sacrificato.
Promosso anche il bagagliaio, che mette a disposizione 265 litri di capacità in configurazione standard, estendibili a oltre 900 litri abbattendo i schienali posteriori con frazionamento 60/40. Il fondo del vano è piuttosto profondo e crea un gradino accentuato, che rende un po’ più faticose le operazioni di carico e scarico di bagagli o della spesa.
La meccanica ibrida e la trazione All Grip
Con il debutto della settima generazione, la Swift saluta lo storico 1.2 quattro cilindri (siglato K12D) per fare posto a un più moderno 1.2 tre cilindri, anch’esso aspirato. Nonostante il “taglio" di un cilindro, il nuovo propulsore Z12E non fa rimpiangere il passato sul fronte delle prestazioni, merito anche dei suoi 83 CV (82,8 CV per l’esattezza) che pagano un deficit irrisorio di appena 0,2 cv rispetto al propulsore uscente.
Ad assistere l’unità termica ci pensa un sistema mild hybrid a 12V, capace di erogare un piccolo “boost” elettrico di 2,3 kW (pari a circa 3 CV). Questa spinta extra interviene nelle fasi più gravose e nei transitori, come durante i passaggi di marcia, dando un prezioso supporto al motore a benzina. Nota di merito per la riduzione di rumore e vibrazioni: sebbene l’architettura a tre cilindri sia storicamente nota per un bilanciamento meno raffinato, il nuovo Z12E si comporta egregiamente, dimostrandosi un motore silenzioso, regolare ed esente dai difetti tipici di questo frazionamento.
Sul fronte della trasmissione, la gamma offre una doppia scelta: il classico manuale a cinque marce, disponibile per l’allestimento d’ingresso e per la versione All Grip a trazione integrale, oppure l’automatico a variazione continua CVT, destinato all’allestimento intermedio con sola trazione anteriore.
Correva l’anno 2013 quando la trazione integrale faceva il suo debutto su una compatta di segmento B con la Swift All Grip. Si tratta di un sistema efficace e collaudato che Suzuki ripropone con orgoglio anche su questa settima generazione, riservandolo alla versione top di gamma. Il funzionamento è automatico e trasparente per chi guida, dato che in condizioni normali la potenza viene scaricata sull’asse anteriore, ma non appena i sensori rilevano una perdita di aderenza dell’avantreno, il sistema trasferisce la coppia al posteriore tramite un differenziale meccanico, trasformando la vettura in un’autentica 4WD. Per fare spazio agli organi meccanici della trazione integrale e garantire un miglior disimpegno sui fondi sconnessi, i tecnici Suzuki hanno anche incrementato l’altezza da terra di questa versione di ulteriori 20 mm.
La prova su strada
La prova su strada, a testimonianza di quanto già detto, fa trasparire una vettura che fa bene il suo mestiere, anche se qualcosa potrebbe farlo meglio. Oggetto della nostra prova è stata la versione top di gamma, la 1.2 TOP All Grip: una vettura senz’altro munita di tutti i comfort disponibili a listino che però, proprio per via della trazione 4WD automatica, non brilla per consumi come le sorelle a sola trazione anteriore.
Su strada la vettura si dimostra precisa, reattiva nei cambi di direzione e dotata di un ottimo raggio di sterzata. L’assetto gioca un ruolo fondamentale nella dinamica di guida e nella tenuta di strada, pur pagando il fianco sul fronte del comfort: la taratura delle sospensioni risulta infatti un po’ rigida nel digerire le asperità del manto stradale. La trazione All Grip, che non richiede alcuna selezione di modalità di guida né un inserimento manuale, entra in azione in modo del tutto spontaneo, regalando alla Swift un cambio di passo e un grip eccellente sui fondi a scarsa aderenza.
Sotto il cofano, il nuovo tre cilindri Z12E non fa rimpiangere la potenza del precedente quattro cilindri. La risposta si fa un po’ più pigra solo affrontando salite a pieno carico e con il climatizzatore in funzione, situazioni in cui, probabilmente, un cilindro in più avrebbe fatto ancora comodo. Senza troppe pretese, il motore garantisce comunque un’erogazione fluida e una discreta propensione ad allungare a velocità di crociera. Inappuntabile la silenziosità e la quasi totale assenza di vibrazioni, doti rarissime su questa architettura a tre cilindri. L’unico appunto sul fronte meccanico riguarda la frizione: lo stacco risulta decisamente alto nelle ripartenze da fermo e il pedale concede un feeling fin troppo morbido nei passaggi di marcia.
Passando al capitolo consumi, va premesso che la presenza del sistema 4WD e un uso intensivo del climatizzatore hanno messo alla prova l’efficienza della vettura, lasciando comunque un bilancio ampiamente positivo. In ambito urbano la Swift ha registrato un ottimo dato di 19 km/l, che scende attorno ai 17 km/l solo lungo percorsi collinari o particolarmente ripidi, attestandosi sui 18 km/l ad andatura autostradale costante tra i 120 e i 130 km/h. Adottando una guida attenta in città, si riescono persino a superare senza troppi affanni i 23 km/l.
A conferma di questi dati, abbiamo sottoposto la Swift a un long-test di 454 km fino a San Quirico d’Orcia (SI). Un percorso misto composto prevalentemente da autostrada, strade extraurbane secondarie tra le colline toscane e circa 30 km di guida cittadina. Nonostante il viaggio sia stato affrontato a pieno carico – con quattro passeggeri, bagagli al seguito e aria condizionata sempre in funzione – il computer di bordo ha fatto segnare una media di 5,6 l/100 km (quasi 18 km/l). L’intero itinerario è stato coperto con soli 25 litri di benzina, per un costo complessivo di circa 50 euro: un risultato davvero degno di nota per una 4×4.
Un’auto concreta
Per gran parte di questo test, la frase che mi è risuonata più spesso in testa alla guida della Suzuki Swift è stata: “quando fa una cosa, la fa bene”. Ed è proprio così nella maggior parte delle situazioni. La Swift non punta ad appagare l’occhio con elementi superflui, ma tutto ciò per cui è stata progettata lo svolge in modo egregio. C’è chi potrà criticare la sua impostazione conservativa per via del quadro strumenti analogico, della presenza di molti tasti fisici o di alcune soluzioni meno moderne; la Swift va però accettata per la sua identità.
L’unico vero scotto da pagare riguarda gli ausili di guida al parcheggio con la presenza di sole linee guida fisse per la retrocamera e l’assenza dei sensori di parcheggio anteriori.
Sul fronte dinamico, invece, sono rimasto piacevolmente colpito dalla tenuta di strada e dalla reattività della vettura, nonostante la taratura rigida dell’assetto. Tirando le somme, ci troviamo di fronte a un’auto concreta e per alcune cose “vecchia scuola" e che divide gli automobilisti tra chi ne sposa appieno la filosofia di sostanza e chi la ritiene fin troppo classica per il prezzo richiesto. A me, personalmente, è piaciuta.
Il listino della nuova Swift Hybrid parte da un prezzo di 22.500 euro per la versione d’attacco con cambio manuale e trazione anteriore (attualmente in promozione lancio Suzuki a poco meno di 17.000 euro). Si passa poi alla variante intermedia con cambio automatico CVT a 24.000 euro, per arrivare ai quasi 25.000 euro della versione top di gamma 1.2 TOP All Grip oggetto della nostra prova.