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Con i camion elettrici una miniera australiana risparmia 400 milioni l'anno

La crisi dello Stretto di Hormuz ha reso ancora più evidente la scommessa del colosso minerario australiano. Elettrificare la flotta non è solo una scelta ambientale, ma una strategia di sopravvivenza economica.

Con i camion elettrici una miniera australiana risparmia 400 milioni l'anno
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 28 apr 2026

Quattrocento milioni di dollari l’anno. È il risparmio sul carburante che Fortescue, il gigante minerario australiano tra i maggiori produttori mondiali di minerale di ferro, sta già realizzando grazie alla progressiva elettrificazione della sua flotta di camion da miniera. Una cifra che era già significativa all’inizio dell’anno, ma che con la crisi dello Stretto di Hormuz e il rialzo dei prezzi del petrolio è diventata particolarmente indicativa.

I camion Fortescue

Al centro del programma c’è il Liebherr T264 Battery Electric, un camion da miniera elettrico e autonomo sviluppato in partnership con Fortescue Zero, il braccio tecnologico del gruppo australiano. Ogni camion pesa 176 tonnellate a vuoto e può trasportare oltre 240 tonnellate di carico. La batteria da 3,2 MWh si ricarica in 12-58 minuti grazie al caricatore rapido da 6 MW sviluppato da Liebherr, lo stesso caricatore che, per dare un riferimento, potrebbe ricaricare una Tesla Model Y in circa trenta secondi.

Il T264 Battery Electric è in grado di superare in velocità in salita il suo equivalente diesel, grazie alla maggiore potenza erogabile istantaneamente dai motori elettrici. Secondo Liebherr, una flotta di T264 elettrici può ridurre il costo energetico per tonnellata trasportata dell’86% rispetto ai modelli diesel.

Nel settembre 2024 Fortescue ha firmato con Liebherr un accordo da 2,8 miliardi di dollari per la fornitura di 475 macchine zero emissioni, di cui 360 camion T264 autonomi a batteria, 55 escavatori elettrici R9400 E e 60 bulldozer a zero emissioni PR776. La flotta rappresenta circa due terzi dell’attuale parco mezzi di Fortescue nelle operazioni in Australia Occidentale. Nel 2025 Fortescue ha aggiunto un secondo fornitore, il cinese XCMG, che dovrebbe coprire fino alla metà della futura flotta di 300-400 camion a zero emissioni con consegne previste tra il 2028 e il 2030.

Per inquadrare bene il problema è utile ricordare che nel solo anno fiscale 2024 la flotta di mezzi da miniera di Fortescue ha bruciato circa 450 milioni di litri di diesel. Da soli rappresentano il 51% di tutte le emissioni dirette dell’azienda. Eliminare quel diesel entro il 2030 è l’obiettivo dichiarato del gruppo.

L’elettrificazione non è solo una questione ambientale

La crisi geopolitica in corso ha aggiunto un argomento economico che nessun modello di business può ignorare. Dal 4 marzo 2026 lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso al traffico commerciale in seguito al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il Brent ha raggiunto quasi 120 dollari al barile al picco della crisi, con un rialzo di oltre il 55% rispetto ai livelli pre-guerra. Per un’azienda come Fortescue, con consumi nell’ordine delle centinaia di milioni di litri l’anno, anche variazioni moderate del prezzo del diesel si traducono in decine di milioni di dollari di costi aggiuntivi. L’elettrificazione della flotta, quindi, non è solo una questione ambientale ma anche, e forse in determinati contesti soprattutto, una strategia e una forma di indipendenza dai rischi geopolitici che, altrimenti, nessuno può garantire in modo completo.

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