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Porto di Palermo, fermato il traffico di auto rubate verso la Tunisia

Due cittadini libici sono stati denunciati dalla polizia di frontiera marittima per traffico di auto rubate con direzione Tunisia

Porto di Palermo, fermato il traffico di auto rubate verso la Tunisia
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 29 mag 2026

Il porto di Palermo come snodo di un traffico internazionale di auto rubate. È quanto emerge da un’operazione della polizia di frontiera marittima che ha portato al sequestro di due vetture (una BMW da 150.000 euro e una Toyota RAV4) e alla denuncia di due cittadini libici, intercettati durante i controlli sui passeggeri in partenza per la Tunisia.

Le auto rubate

Il primo caso riguarda una BMW XM 50e ibrida da circa 150.000 euro, con targa olandese, già caricata nella stiva della nave Catania della Grimaldi Lines, proveniente da Salerno e diretta al porto tunisino di La Goulette. Gli agenti hanno verificato i documenti del conducente (un cittadino libico di 54 anni con passaporto maltese) scoprendo che la carta di circolazione, apparentemente rilasciata dalle autorità olandesi, era contraffatta. L’uomo è stato denunciato per ricettazione e riciclaggio e ha potuto proseguire il viaggio a piedi. La BMW, infatti, è stata sequestrata e trasferita in un deposito giudiziario.

Pochi giorni fa, invece, gli agenti avevano individuato una Toyota RAV4 con targa doganale tedesca. Gli accertamenti hanno rivelato che il veicolo era stato rubato a Milano diverse settimane prima. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’auto avrebbe fatto tappa in Germania, dove verosimilmente sarebbero stati modificati numero di telaio e targa, prima di raggiungere il porto campano da cui era salpata la nave. Il conducente, un cittadino libico di 44 anni, è stato denunciato per riciclaggio.

Un caso non isolato

I due episodi non sono casi isolati. Il traffico di veicoli rubati verso il Nord Africa è un fenomeno noto e in crescita, gestito da organizzazioni criminali capaci di muoversi su scala europea. Il modus operandi è ormai consolidato: il veicolo viene rubato in un Paese, trasferito in un altro per modificare i documenti identificativi, e poi instradato verso i mercati di destinazione attraverso i porti meridionali. Al peggio non c’è mai fine.

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