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Renault tiene botta, ma il 2026 fa paura: l'ombra di Nissan e le nuove strategie

Ricavi in aumento e dividendo confermato, ma la crisi Nissan pesa sui conti: il 2026 sarà l’anno della verità per margini e gamma elettrica.

Renault tiene botta, ma il 2026 fa paura: l'ombra di Nissan e le nuove strategie
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 19 feb 2026

Negli ultimi anni Renault ha imparato a muoversi in equilibrio sul filo. Sotto la guida dell’ex amministratore delegato Luca de Meo, il gruppo di Boulogne-Billancourt ha rimesso in ordine i conti, presentando bilanci solidi anche quando il mercato europeo rallentava e l’aria nel settore si faceva pesante. Il 2025 conferma questa traiettoria, ma con qualche crepa che non si può ignorare. La più evidente ha un nome preciso: Nissan.

La casa di Yokohama è ancora immersa in un piano di rilancio che deve dimostrare di funzionare davvero, mentre la revisione degli accordi di alleanza ha generato un conto salato, anzi miliardario. E così, se da una parte Renault mostra resilienza, dall’altra deve fare i conti con un partner in affanno.

I numeri di Boulogne-Billancourt

Partiamo dai dati. Il fatturato consolidato è salito del 3%, toccando quota 57,9 miliardi di euro (+4,5% a cambi costanti). La divisione auto cresce dell’1,8% e arriva a 51,4 miliardi, sostenuta da alcuni fattori favorevoli. Le vendite aumentano del 3,2%, per un totale di 2.336.807 veicoli, e il mix di prodotto migliora grazie al lancio di modelli freschi di debutto: Dacia Bigster, Alpine A290, Renault Symbioz, insieme alle nuove Renault 5, Renault 4 e Renault Koleos.

Un’ondata di novità che ha aiutato a compensare il calo dei prezzi, dovuto soprattutto alla concorrenza sempre più aggressiva in Europa. Il problema è che le pressioni commerciali nel Vecchio Continente, insieme al calo delle consegne di veicoli commerciali, ai cambi sfavorevoli, all’aumento dei costi e perfino al cosiddetto “effetto mix dei veicoli elettrici”, hanno eroso i margini.

Il margine operativo lordo scende così da 4,26 miliardi nel 2024 a 3,63 miliardi nel 2025, con un’incidenza sui ricavi che passa dal 7,6% al 6,3%. Se si guarda solo alle attività automobilistiche, il dato cala da 2,99 a 2,18 miliardi, con un margine del 4,2%. Numeri ancora positivi, ma meno brillanti rispetto all’anno precedente.

L’ombra lunga di Nissan

È però nella parte bassa del conto economico che si vede davvero l’impatto della crisi Nissan. Il risultato operativo passa da un utile di 2,6 miliardi a una perdita di 7,87 miliardi. L’ultima riga del bilancio segna un rosso di 10,9 miliardi, contro i 752 milioni di utile del 2024.

A pesare sono due elementi chiave: un contributo negativo di 2,33 miliardi legato alla partecipazione nella casa giapponese e, soprattutto, 9,31 miliardi di perdite derivanti dalla modifica del trattamento contabile della stessa partecipazione. Senza questi effetti, Renault avrebbe chiuso il 2025 con un utile di 715 milioni. Il che cambia parecchio la prospettiva.

Nonostante tutto, la solidità finanziaria regge. I flussi di cassa del ramo auto restano positivi, anche se scendono da 2,9 a 1,47 miliardi. La posizione finanziaria netta è in attivo per 7,37 miliardi (7,01 miliardi nel dato precedente). Il consiglio di amministrazione ha quindi confermato il dividendo: 2,2 euro per azione.

2026: nuove auto, margini sotto pressione

Guardando avanti, il 2026 sarà un anno di prova. Renault intende continuare l’offensiva di prodotto avviata da De Meo, rinnovando e ampliando la gamma in Europa, soprattutto sul fronte elettrico e ibrido. In arrivo la nuova Renault Clio, la Renault Twingo E-Tech Electric, la Alpine A390 e diverse novità firmate Dacia nei segmenti A (elettrico) e C (termico e ibrido).

Parallelamente, il gruppo spinge sull’internazionalizzazione: Renault Boreal in America Latina e Turchia, Renault Duster in India, Renault Filante in Corea del Sud e altri mercati, oltre a un nuovo pick-up con la Losanga destinato sempre all’America Latina.

La crescita fuori dall’Europa, l’aumento delle vendite ai partner, la quota crescente di elettriche e il consolidamento di Renault Nissan Automotive India sosterranno il fatturato. Ma l’effetto sui margini sarà “diluitivo". Il margine operativo consolidato è atteso in calo al 5,5%, mentre i flussi di cassa del ramo auto dovrebbero scendere a 1 miliardo. In sintesi: il 2026 non si annuncia semplice. D’altra parte, l’intero settore automobilistico occidentale naviga in acque agitate.

Il nuovo piano di François Provost

A chiudere il quadro ci sono le prime indicazioni sul piano industriale che il nuovo amministratore delegato François Provost presenterà il 10 marzo. Si parla di una “seconda gamma di prodotti” (formula ancora vaga) per l’Europa e soprattutto di una drastica riduzione dei costi come priorità assoluta.

Nel medio termine, l’obiettivo è una crescita media del fatturato a una cifra, un margine compreso tra il 5% e il 7% e flussi di cassa di almeno 1,5 miliardi. A contribuire saranno anche i dividendi di Mobilize e, dal 2027, quelli di Horse Powertrain, la joint venture sui motori tradizionali sviluppata con Geely.

Renault, insomma, resta in piedi. Ma il peso di Nissan si sente eccome, e il 2026 sarà un banco di prova decisivo per capire se la resilienza mostrata fin qui è davvero strutturale o solo il frutto di un equilibrio ancora fragile.

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