“Captain Slow” si è innamorato della Ferrari Luce, ma è forse l'unico
James May, il celebre volto di Top Gear e The Grand Tour, ha speso parole positive nei riguardi della Ferrari Luce. Ed è l'unico al momento
C’è un rumore nuovo che agita le colline di Maranello, ed è il suono di migliaia di puristi che si strappano i capelli in un coro di disperazione. La causa del dramma? La Ferrari Luce, la prima vettura 100% elettrica del Cavallino, accolta da molti come l’apocalisse su quattro ruote. Eppure, nel mezzo di questo caos di critiche e battute sui cloni cinesi, è emersa una voce pacata, britannica e decisamente inaspettata: quella di James May.
Il celebre “Captain Slow”, volto storico di Top Gear, ha deciso di smarcarsi dalla massa. Mentre il mondo intero rimpiange il ruggito dei V12, May ha confessato candidamente alla BBC che la nuova Rossa, a lui, piace molto.
La visione di James May
L’analisi di May non è solo un elogio estetico, ma un tuffo nei ricordi condito dal classico humour inglese. Il giornalista ha raccontato un retroscena delizioso: qualche anno fa, proprio a Maranello, uno dei grandi capi lo guardò dritto negli occhi assicurandogli solennemente: “Noi non faremo mai un’elettrica”. “Ed eccoci qui”, ha commentato May sornione, sottolineando come l’evoluzione tecnologica non sia un capriccio, ma una risposta a una domanda reale: oggi la gente desidera una Ferrari elettrica. Insomma, forse solo lui la vuole, almeno per il momento.
Per May, la Luce non è un tradimento, ma un design figlio del suo tempo. Se un tempo Enzo Ferrari diceva “paghi il motore e il resto della macchina te lo regalo“, oggi quella filosofia meccanica nuda e cruda lascia il posto a una nuova identità. Il brivido del suono svanisce, certo, e la Luce diventa, nelle parole di May, “più di un’automobile, più di una supercar”.
Un futuro classico?
Ma è proprio questa modernità scultorea, che non piace quasi a nessuno, ad aver convinto il critico più difficile da accontentare. Secondo May, la forza della Ferrari è sempre stata quella di essere profondamente legata alla propria epoca, trasformando ogni veicolo dal design di rottura in un futuro classico. Forse, questo, toccherà anche alla Luce ma solo il tempo potrà darcene la conferma.
May chiude la questione con la sua solita flemma serafica: l’anima della Rossa sta cambiando pelle, e il risultato è spiazzante, moderno e, incredibilmente, promosso a pieni voti. Forse la vera “Luce” di Maranello è proprio questa: il coraggio di zittire il motore per far parlare il futuro. Almeno per lui. A voler esserci sinceri, soltanto la sua è attualmente una voce fuori dal coro, anche se siamo pronti ad accoglierne altre.