La "Luce" spegne il mito del Cavallino?
Dopo la Purosangue riusciranno da Maranello a dimostrare che i critici si sbagliavano anche questa volta?
C’è qualcosa di profondamente simbolico nella perdita in Borsa del titolo Ferrari dopo la presentazione della nuova Luce, la prima auto 100% elettrica di Maranello. La Luce è stata la “scintilla” che ha accelerato una crisi di fiducia iniziata mesi fa. Tutto parte dal Capital Markets Day di gennaio: Ferrari presenta al mercato le nuove guidance con numeri tutt’altro che deboli, ma il problema – appare subito – chiaro – sono sempre le aspettative.
Negli ultimi anni Ferrari è stata valutata come una luxury company con una vena da titolo tech-growth: ovvero margini elevatissimi, crescita costante e grande desiderabilità. Ma quando da Maranello avvisano di voler abbassare il target sull’elettrico dal 40 al 20% della gamma, molti investitori leggono il segnale in modo opposto rispetto agli appassionati. Per i puristi è una buona notizia, per la finanza significa che Ferrari intravede un rallentamento della domanda globale.
Da quel momento il titolo inizia a perdere terreno, arrivano le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e un clima nervoso nel settore automotive di lusso. La presentazione della Luce arriva forse in uno dei momenti peggiori, ovvero quando il mercato mondiale sta dubitando dell’elettrico premium.
Non è un caso infatti che Ferrari non abbia presentato una hypercar estrema capace di scioccare il mondo, ma una granturismo elettrica a quattro porte e cinque posti: un’auto che sembra voler conciliare due anime incompatibili, l’élite del marchio e la nuova mobilità globale.
E anche se a Maranello hanno costruito il valore del brand su basi opposte, sarebbe un errore liquidare tutto troppo in fretta. Perché la storia recente della Casa di Maranello insegna che i puristi spesso protestano… salvo poi comprare anche i SUV.
Quando Ferrari Purosangue venne annunciata, scoppiò infatti una rivolta molto simile. “Ferrari non deve fare SUV”, “è la fine del marchio”, “Enzo Ferrari si rivolterebbe nella tomba”: il dibattito era identico a quello che vediamo oggi sulla Luce. Poi però il mercato ha raccontato una storia diversa. Purosangue è diventato uno dei modelli più richiesti della gamma, con liste d’attesa e margini altissimi diventando anch’esso un grande oggetto del desiderio.
Purosangue però resta una Ferrari nel senso emotivo del termine: motore termico, sound, meccanica estrema, teatralità. La Luce invece tocca il cuore stesso dell’identità Ferrari. Ed è qui che il mercato comincia davvero ad avere paura.
Dal 2019 al 2025 Ferrari ha quasi raddoppiato i ricavi, passati da 3,7 a oltre 7 miliardi di euro, mentre le consegne sono cresciute molto più lentamente, da poco più di 10 mila a circa 13.600 vetture. La crescita è arrivata soprattutto dall’aumento del prezzo medio di vendita – supportato dalle personalizzazioni – e dai modelli ad alta marginalità.
Ma questo modello ha un limite: più si sale nel lusso assoluto, più diventa difficile continuare a espandere margini senza aumentare davvero i volumi. E nell’elettrico questo
Porsche, Lamborghini e altri marchi premium hanno però già rallentando i programmi EV dopo una domanda inferiore alle aspettative. Ferrari entra dunque nel mercato elettrico proprio mentre l’entusiasmo globale per le auto elettriche di lusso sta iniziando a raffreddarsi. Il rischio è evidentemente elevato…
Ferrari probabilmente venderà moltissime Luce, ci saranno liste d’attesa e clienti entusiasti, esattamente come successo con Purosangue. Ma il vero tema non è commerciale, è simbolico. Perché oggi, per la prima volta, il mercato si sta chiedendo: Ferrari può continuare a essere Ferrari anche senza un possente motore termico?
E forse anche stavolta da Maranello riusciranno a dimostrare che i critici si sbagliavano. Ma oggi il dubbio resta enorme: si può davvero elettrificare un mito senza spegnerlo? A voi l’ardua sentenza….