ANFIA: forte preoccupazione per le proposte del pacchetto Fit for 55

15 Luglio 2021 83

La proposta della Commissione Europea di mettere la parola fine alla vendita delle auto endotermiche dal 2035 ha suscitato certamente molto clamore anche se l'annuncio era comunque largamente atteso da tempo. Nel giro di poche ore sono arrivate diverse reazioni alla proposta.

Parlando dell'Italia, è intervenuta ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) che ha espresso "sconcerto e forte preoccupazione" per gli obiettivi di riduzione delle emissioni dei veicoli contenuti all'interno del pacchetto "Fit for 55".

APPELLO AL GOVERNO

Pur essendo consapevoli dell’importante ruolo che l’industria automotive può giocare nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione del Green Deal europeo, riteniamo che lo sforzo richiesto dall’attuale proposta non tenga in debito conto degli impatti industriali, economici e sociali di scelte così ambiziose e categoriche.

Secondo l'Associazione, la scelta della Commissione potrebbe avere un forte impatto industriale in Italia visto che la maggior parte delle aziende della componentistica nel Paese sono ancora concentrate sulle più avanzate tecnologie di propulsione. Una scelta giudicata "incomprensibile" che non prende in considerazione il contributo che potrebbe dare alla decarbonizzazione l'utilizzo di carburanti rinnovabili.

La previsione di un target a zero emissioni al 2035 per auto e veicoli commerciali segna l’abbandono delle più avanzate tecnologie di propulsione su cui, oggi, la maggior parte delle aziende della componentistica italiana, comprese le multinazionali presenti sul nostro territorio, sono ancora prevalentemente concentrate, compiendo una incomprensibile ed univoca scelta tecnologica, senza considerare il fondamentale contributo che le stesse potrebbero dare alla decarbonizzazione attraverso l’utilizzo di carburanti rinnovabili a basso contenuto di carbonio.

Vista l'assenza di meccanismi di flessibilità nel processo di transizione, soprattutto per i piccoli costruttori, per ANFIA è la dimostrazione che si tratta di una scelta ideologica che non tiene conto delle molteplici specificità della filiera automotive. Per questo, l'Associazione lancia un appello alle istituzioni italiane che lavorino per aiutare la filiera della componentistica alla riconversione produttiva.

In rappresentanza delle oltre 5.000 imprese della filiera industriale italiana, fortemente colpite da questa proposta, rivolgiamo un appello alle Istituzioni italiane ad adottare un percorso di accompagnamento della filiera della componentistica alla riconversione produttiva e di rappresentare con determinazione le istanze di uno dei settori più importanti del Paese nell’iter legislativo che seguirà la proposta nei prossimi mesi.

LA POSIZIONE DI ACEA

Anche ACEA, l'Associazione europea dei costruttori, è intervenuta dopo la presentazione del Fit for 55 da parte della Commissione Europea. L'Associazione studierà nel dettaglio le proposte, tuttavia, ribadendo l'impegno dei costruttori nel raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, ha voluto evidenziare che "vietare una singola tecnologia non è una soluzione razionale in questa fase, soprattutto quando l'Europa sta ancora lottando per creare le giuste condizioni abilitanti per i veicoli a propulsione alternativa".

Secondo Oliver Zipse, Presidente ACEA e CEO di BMW, gli obiettivi ambiziosi sul clima richiedono un impegno vincolante da parte di tutte le parti coinvolte.

La Commissione europea oggi ha chiarito molto chiaramente che il Green Deal può avere successo solo con obiettivi obbligatori per il potenziamento delle infrastrutture di ricarica e rifornimento in tutti gli Stati membri. Questo sarà essenziale per caricare i milioni di veicoli elettrici che le case automobilistiche europee porteranno sul mercato nei prossimi anni e per fornire una riduzione senza precedenti delle emissioni di CO2 nel settore dei trasporti.

Serve, dunque, maggiore impegno sulla realizzazione di un'adeguata rete di ricarica/rifornimento per i veicoli ad emissioni zero. Una posizione già espressa in passato più volte. ACEA evidenzia in maniera positiva il fatto che la Commissione abbia voluto introdurre degli obiettivi vincolanti per la realizzazione delle infrastrutture. Tuttavia, è anche preoccupata dal fatto che gli obiettivi siano al di sotto di quanto richiesto.

Tuttavia, a prima vista, ACEA è molto preoccupata che gli obiettivi siano molto al di sotto di quanto richiesto, con un preoccupante riferimento a soli 3,5 milioni di punti di ricarica entro il 2030. Secondo recenti calcoli della Commissione, un'ulteriore diminuzione delle emissioni di CO2 delle auto a -50 % nel 2030 richiederebbe circa 6 milioni di punti di ricarica pubblicamente disponibili.

Secondo ACEA, gli obiettivi del taglio delle emissioni (il primo del 55% al 2030) andranno ad accelerare in modo significativo la trasformazione strutturale della catena del valore automobilistica, richiedendo un'attenta gestione per ridurre al minimo l'impatto sull'economia e sui posti di lavoro.

L'associazione evidenzia che tutte le motorizzazioni dovranno fare la loro parte per raggiungere il traguardo della neutralità climatica, soprattutto per ridurre l'impronta di carbonio dell'intera flotta di veicoli su strada e non solo di quelli di nuova immatricolazione.

Non è il motore a combustione interna ad essere dannoso per l'ambiente, ma i combustibili fossili.

Ecco perché ACEA esorta le istituzione europee a concentrarsi sull'innovazione piuttosto che a imporre o a vietare una tecnologia specifica nel contesto delle restrizioni tecnologiche proposte dal 2035. L'associazione si dimostra poi favorevole alla proposta di estendere il sistema comunitario di scambio delle quote di emissione ai carburanti per il trasporto su strada. Infine, auspica un forte coordinamento politico per "raggiungere l'obiettivo finale di affrontare il cambiamento climatico nel modo più efficiente, mantenendo la mobilità alla portata di tutti gli europei e preservando i posti di lavoro per i lavoratori dell'auto".


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Commenti

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Gianluigi

Non concordo : i costi per tenere i piedi in 2 scarpe (EV e ice) sono enormi. Quindi prima fanno questa transizione e meglio è per loro. Semmai sono tesla e altre startup a volersi mangiare la torta e le case tradizionali non vogliono certo farsi fregare.

Maicol.Mar

Mi stai perculando? gli e-fuel non si sono mai fatti dagli alberi come hai scritto tu erroneamente ed oggi non si producono neppure dai vegetali. La ricerca ha spinto verso e-fuel di origine sintetica.

Se vuoi fare discorsi costruttivi ci sto, se vuoi scrivere a casaccio molto meno.

Maicol.Mar

Visti i problemi sulla terra potremmo "pianificare" di colonizzare Marte per il 2055...
Ma mi pare improbabile poterlo fare.

Pianificazione e miraggio sono cose differenti. Questa a mio avviso non è pianificazione poichè si punta a qualcosa che non pare raggiungibile ad oggi mancando la tecnologia per supportarlo.

Daniele Colombo

Alla fine cosa ? Hai calcolato anche il 38% di rinnovabili

LaVeraVerità
scrivendo che la scelta di un elettrico oggi non è per tutti significa contemporaneamente che decidere oggi una data in cui abbandonare le motorizzazioni endotermiche è forse prematuro non esistendo ancora valide alternative per tutti.

Si chiama pianificazione.

LaVeraVerità
Ci sono e-fuel ricavati da vegetali con cicli di crescita stagionali (e su questi le criticità sono i terreni necessari alla coltivazione e l'uso di acqua)

Ecco, vedi, ti sei risposto da solo.

Indy64

La risposta di anfia e compari riporta alla cronica mancanza previsionale tipica della maggioranza delle industrie in Italia arroccate nel loro meschino business e senza capacità di sapersi rinnovare, il 2035 non è proprio domani e c'è tutto il tempo per adeguarsi, ma di rinnovarsi questa gente proprio non ne vuol sapere sostenuti da certi politicanti da quattro soldi (Giorgetti docet), vedi giusto per gradire l'eliminazione da tempo programmata di una serie di articoli in plastica

Maicol.Mar

Rispondo nuovamente perchè hi notato che hai editato il tuo messaggio scrivendo una cosa interessante a proposito dell'assorbimento di CO2.
Vero che ci vogliono anni agli alberi per assorbire la CO2 che poi verrà rilasciata in maniera più immediata con la combustione del carburante da loro prodotto.

Ma mica si usano alberi per gli e-fuel...

Ci sono e-fuel ricavati da vegetali con cicli di crescita stagionali (e su questi le criticità sono i terreni necessari alla coltivazione e l'uso di acqua) e ci sono e-fuel sintetici, il più conosciuto è l'idrogeno.
Un articolo veloce per farsi una idea puoi trovarlo qui: https://rienergia.staffettaonline.com/articolo/34675/E-fuels:+cosa+sono+e+quali+mercati+conquisteranno/Davide+Faedo+e+Tommaso+Bellin

Maicol.Mar

Sono al 90% daccordo con la tua spiegazione generica. Solo non considero quasi mai inutile una discussione con chi perora una causa differente dalla mia, poichè altre persone con altri punti di vista possono sempre portare a valutare una situazione in maniera differente, non necessariamente presa già in considerazione..
Il resto della tua precisazione sulle auto elettriche è esposto in modo moderato (prima eri stato un po' più diretto) e in gran parte condivisibile.
Certo da quello che scrivi si evince una posizione che prima appariva differente: scrivendo che la scelta di un elettrico oggi non è per tutti significa contemporaneamente che decidere oggi una data in cui abbandonare le motorizzazioni endotermiche è forse prematuro non esistendo ancora valide alternative per tutti.

Credo che chi, in maniera moderata, sostenga una tesi che parte dal concetto: "dire che nel 2035 non si dovranno più produrre auto endotermiche", non sia in realtà così lontano da ciò che hai espresso pure tu.
E in effetti credo anche che se esistesse oggi una valida alternativa elettrica: vuoi batterie più capienti, vuoi colonnine più capillari, vuoi ricariche più veloci (i punti più importanti per cui ci sono molte perplessità in tante persone) ben pochi si sarebbero scandalizzati della proposta fatta dalla commissione EU.

LaVeraVerità

Dunque, a questo post...

No mi baso sui fatti, ad oggi la situazione è questa ovvero auto a combustione in cinque minuti faccio il pieno, auto elettrica NO

ho risposto così...

Ti stai infilando nella solita discussione trita e ritrita dove ognuno porta a favore solo gli aspetti che avvalorano la sua tesi.

Il motivo di questa risposta è che è inutile discutere di argomenti complessi dove sono in gioco numerose variabili riducendo il tutto ad un solo aspetto, quello a cui si è più sensibili.
E' chiaro che l'auto elettrica (ad oggi) non è per tutti. Visti tempi e capillarità delle colonnine di ricarica pubblica non è per chi percorre ogni giorno più di 400 km ma è adatta a molti altri. Ad esempio è adatta ad ogni possessore di casa indipendente o anche solo dotata di posto auto condominiale. Questo caricherà la notte la parte di batteria scaricata la mattina in percorsi urbani o a corto raggio trovandosela sempre al 100% la mattina. Per lui l'elettrico sarà solo un vantaggio non essendo più schiavo della benzina e dei suoi costi vittima di oscillazioni continue.
Se proprio si vuole discutere seriamente di argomenti come questi bisogna pesare svantaggi e benefici in maniera oggettiva e rapportarli successivamente al proprio modello di utilizzo ma non certo prendere posizioni assolutistiche come se il modo in cui uno di noi utilizza il mezzo fosse lo stesso per tutti.

Fabrizio

Non è che vogliono, sono obbligate dall'EU. Tutto il marketing che stanno facendo adesso è solo per riuscire a vendere le EV e pagare meno multe all'EU, ma nessuna di loro (Tesla a parte) vorrebbe davvero farlo

Stefano

Ma quali false teorie, se si vuole decarbonizzare non si devono più usare fonti fossili. Punto. Non c'è 40-50-60% che tenga, efficienza migliore e via dicendo, finché si usano combustibili fossili si produce CO2 e altri inquinanti. Non risolveremo nulla se non elimineremo del tutto le emissioni, mi pare che sia ovvio che ormai ogni grammo di CO2 emesso in atmosfera sia un grammo di troppo.
Mi piacerebbe poterti dire che con le rinnovabili potremmo coprire il 100% del nostro fabbisogno in futuro, ma, al netto delle conoscenze scientifiche attuali, questo non è possibile. Per coprire il carico di base possiamo solo usare fossile, nucleare, idroelettrico e geotermico, e dati che questi ultimi due in Italia sono praticamente a saturazione, possiamo scegliere soltanto tra continuare così (e si vedono i risultati) oppure toglierci le fette di salame dagli occhi e iniziare ad utilizzare i dati ampiamente disponibili per fare una scelta consapevole abbracciando il nucleare. Ovviamente non dall'oggi al domani, ma dobbiamo iniziare adesso perché potrebbe già essere troppo tardi.
Chi è contro il nucleare non sa nemmeno cosa sia l'ambientalismo

Gianluigi

E nel frattempo anche l'Inghilterra ha fatto una proposta analoga a quella della UE. Zero nuovi veicoli endotermici al 2040 (tir) e zero nuove auto endotermiche dal 2035.

Gianluigi

Un moderno diesel in condizioni non ottimali rende se va bene il 30%.
Le perdite per trasmettere elettricità in Italia si attestano su circa il 6%.
Ps, la benzina non nasce al distributore, la devi raffinare e trasportare (petroliere). Tutto ciò genera enormi emissioni e le efficienze non sono certo il 100%. Anzi, basta una falla e si perde petrolio in mare, con danni economici enormi e danni ambientali peggiori.

Gianluigi

Vabbe dai le leggi della termodinamica non cambiano perché ci piace. Produrre elettricità in una centrale inquina molto meno che bruciare benzina in mille motori. Tra l'altro le batterie ci permettono di decarbonizzare nel tempo la produzione elettrica. I motori endotermici no. Comunque l'Italia sta a circa il 40% di elettricità da rinnovabili.
Questi dati sono ampiamente disponibili, perché alimentare false teorie?

Gianluigi

Sono d'accordo che 14 anni no. Sono molti: la transizione però è in corso già da alcuni anni. Le aziende hanno avuto tempo di vedere l'evoluzione, la crescita delle EV e delle ibride, sapevano da tempo dei piani per decarbonizzare. Gli accordi di Parigi sono di 6 anni fa. Suvvia, questi piangono miseria, ma hanno avuto tempo e ne avranno ancora.

Gianluigi

Non è il motore a combustione interna ad essere dannoso per l'ambiente, ma i combustibili fossili....
Questi sono fuori.
E Ania esprime sconcerto. Come se non lo sapessero già da mó che c'era la transizione in corso e che dobbiamo accelerare. Vedasi tutti i piani delle case auto. Ma dai

ghost

Default, 2035 arriviamo

Tony Musone

infatti il Green Deal non riguarda solo le auto
https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_21_3541

Fabrizio

E' tutta gente che ignora il livello di complessità dietro la progettazione di un'auto e la filiera collegata, con migliaia di fornitori per veicolo.
Poco male che la gente comune non conosca queste cose, il problema a quanto pare è che anche a Bruxelles non sono messi tanto meglio -.-

Giuseppe

Di solo turismo forse no, anche se avrei dei dubbi.

Ad ogni modo, siamo unici al mondo sui prodotti agro-alimentari, moda ed altri settori a valore aggiunto incredibile. Dovremmo spingere su questi.

ACTARUS
Maicol.Mar

Parcheggia la panda in garage, fatti qualche migliaio di litri di benza di scorta e magari se non tu i tuoi figli potranno portare in giro turisti "ammericcani" per una città d'arte facendogli assaporare il dolce suono di un 4 cilindri e l'odore di smog magari svanito... (magari!)

Giulk since 71' Reload

Eppure non mi sembra che qualcuno si e alzato e ha detto :

1 ) dall'anno X niente più carrozze, non potranno più circolare
2 ) mettiamo tasse aggiuntive sulle carrozze per favorire l'auto
3 ) diamo soldi a pioggia per favorire l'auto rispetto la carrozza

Converrai con me che la transizione è stata naturale, e per naturale intendo NON imposta, semplicemente con il tempo le persone hanno comprato l'auto perchè migliore della carrozza, ad oggi l'auto elettrica NON è migliore dell'auto a combustione sono il profilo dell'usabilità.

Io lo so sono ripetitivo me ne rendo conto, ma se l'auto elettrica avesse una autonomia di 800 km, costasse di meno al netto degli incentivi e la ricaricavi da 0 a 100 in cinque minuti, non staremmo neanche qui a parlarne non credi?

Poi domani può essere di tutto, batteria a stato solido per dire o altro ancora, e credimi ci spero, ma mettere dei paletti sulle auto attuali a combustione significa deprimere ancora più il mercato dell'auto che già di suo e bello che andato

Maicol.Mar
Giuseppe

Ma che ragionamento è???

Il fornitore segue quello che dice la casa, ma non quello che dice oggi per domani, ma quello che progetta anni fa per i prossimi x anni...

La casa chiede dei componenti non per le auto che saranno immatricolate quest'anno, ma nei prossimi anni..

Se sono stati progettati, ad esempio, telai per supportare certi tipi di motore, non li cambi certo dall'oggi al domani.

Dire che cambia solo motore e cambio è una assurdità. Ok, ci sono elementi comuni tra auto endotermiche ed elettriche, ma tantissimi elementi cambiano e quindi cambiano le richieste che vengono fatte dalle case ai fornitori.

Servono anni e soprattutto investimenti per modificare intere filiere: immagina i fornitori di cavi elettrici, centraline, telai, marmitte (!), filtri di scarico, oli... Alcuni di questi produttori addirittura scompariranno completamente.

o u t a t i m e

Se i costruttori non fanno in tempo a convertisi, i fornitori a chi vendono i componenti? Le due cose dovranno andare di pari passo alla velocità (lenta) dei costruttori.

Maicol.Mar

Ok, e concordo che ci vorrà del tempo.
Ma tu stavi dicendo che definire un motore endotermico "avanzata tecnologia di propulsione" fosse una vaccata, forse non hai neppure tutti i torti, ma di avanzate tecnologia di propulsione per ilo spostamento quotidiano sulla base delle tue premesse oggi non ne esistono.
Inoltre il discorso sulla combustione portava a pensare che ritenessi forzatamente non inquinante una elettrica e forzatamente inquinante una endotermica, invece così non è, almeno non necessariamente.

LaVeraVerità

E' tardi, ti rispondo domani.

LaVeraVerità

Perseveri nell'errore continuando a considerare la questione dal punto di vista dei costruttori di automobili mentre qui si sta parlando dei fornitori di componenti. A questo punto non so più che dire.

Ciao

LaVeraVerità
Sintetizzando: una vettura elettrica che scarica una batteria "riempita" di elettricità prodotta da una centrale a carbone ha complessivamente generato più CO2 di una vettura con motore endotermico che ha viaggiato con un pieno di e-fuel.

E su questo siamo d'accordo ma Roma non fu costruita in un giorno. Il problema è noto ed il passo successivo sarà l'incremento sempre maggiore delle quote di fonti rinnovabili nella produzione di energia elettrica. Diamo tempo al tempo.

Stefano

Io dico che oggettivamente quel tipo di settore non può essere il futuro dell'Italia, date le condizioni sopracitate. Ovviamente gli altri problemi rimangono

o u t a t i m e

Hai scritto "14 anni sono troppo pochi per organizzarsi e ristrutturare la filiera produttiva?" Ti rispondo cortesemente per la seconda volta: Si.

I "produttori di componenti" aka fornitori, costriscono sulle specifiche delle case automobilistiche. Le cose richiedono del tempo, come sappiamo, e se un fornitore può anche riuscire in questo lasso di tempo a convertire la sua produzione, non vale lo stesso per chi questi componenti li compra per poter costruire le proprie auto.

14 anni sono pochi pechè le belle macchinine che vedrai uscire nei possimi 2-3 anni sono futti di studi iniziati dai 7 ai 4 anni fa. Inoltre, una abbrica che assembla veicoli termici è molto diversa da una che assembla veicoli elettrici... Il ciclo di vita di una fabbrica va dai 20 ai 25 anni e per poterle convertire servono svariati miliardi, che al momento si basano sulla fantasia delle elettriche che salveranno il mondo.

Maicol.Mar

Domanda senza polemica alcuna: portare a favore solo gli aspetti che avvalorano la tua tesi non è la stessa cosa che fai anche te?
Non è la stessa cosa che fa chiunque vuole perorare una causa in cui crede?

Giuseppe

Dai però il discorso è decisamente più complesso.
Siamo nell'era della globalizzazione.

Nei prodotti dove il costo del lavoro incide considerevolmente non c'è speranza: i posti dove la manodopera costa meno, il prodotto finale costerà meno. Ecco perché il 90% dei prodotti che maneggiamo quotidianamente è fabbricato in Cina.

Non siamo pippe a fabbricare le cose, semplicemente gli operai di Mianyang sono pagati 1/10 rispetto agli operai di Belluno, oltre a non avere tutele particolari. Pertanto, per le aziende, è conveniente spostare la produzione lì.

E' inutile accanirsi in questi settori. Sono inutile le lotte sindacali quando le aziende vogliono spostare la produzione. Non c'è ragione perché restino sul territorio italiano.

La politica dovrebbe investire nei settori dove siamo possiamo vincere o comunque fare politiche per limitare le sconfitte. Invece noi (i sindacati) lottiamo in settori dove non c'è alcuna ragione, ma non si spinge mai a riqualificare le persone per sviluppare altre attività in loco.

Maicol.Mar

No.
Ma non va neppure dimenticato che il motore elettrico nasce ancora prima di quello endotermico (1867).
Quindi, seguendo il tuo ragionamento, non abbiamo nessuna avanzata tecnologia di propulsione...

Vero invece che con una combustione hai anche produzione di CO2, ma quello che si intende con impatto 0 è che i cosiddetti e-fuel rilasciano quantità di CO2 pari a quelle sottratte in fase di produzione.
Sintetizzando: una vettura elettrica che scarica una batteria "riempita" di elettricità prodotta da una centrale a carbone ha complessivamente generato più CO2 di una vettura con motore endotermico che ha viaggiato con un pieno di e-fuel.

LaVeraVerità

Riassumo: non hai capito un kazzo.
Si discuteva del punto di vista di un produttore di componenti, non del fatto che abbiano delle diversità architetturali. Al produttore di componenti importa sega della distribuzione dei pesi del veicolo e delle altre amenità.

o u t a t i m e

Va bene tutto ma dire che le uniche diferenze tra un'auto elettrica ed una termica sono motore e cambio, significa non sapere di cosa si sta parlando.

A cambiare c'è tutta l'architettura del veicolo per i dversi bilanciamenti dei pesi e per l'alloggiamento delle batterie. Certo, si può convertire un'auto pensata per il termico, ma non lamentiamoci poi di un'autonomia di soli 200km e una tenuta di strada degna di un tir a carico pieno.

Riassumo: 14 anni sono pochi per convertire al 100% fabbriche e progetti di vetture che usciranno nei prossimi 5-10 anni.

accakappa

Quindi fammi capire, allora "se ti butti" su altri settori al paese più consoni sparisce l'ignoranza politica, le tasse, il costo del lavoro più alto, i sindacati... dai su siamo seri, oltre al fatto che così facendo è come dire : siamo diventati delle pippe e oltre a fare qualche formaggio e fare i ciceroni non siamo capaci...

Stefano

Potremmo fare con l'Italia quello che è stato fatto con Venezia (MOSE a parte credo hahah), diventeremmo la bomboniera del mondo. Invece siamo al 5° posto nella classifica del turismo mondiale, mentre i nostri sindacati scendono in piazza perché le multinazionali non vogliono più spendere il quadruplo per produrre da noi.
Oltretutto quel poco che rimane, proprio per la mancanza di investimenti, sta diventando obsoleto non rispetta gli standard moderni per l'inquinamento ambientale, vedi ex ILVA, Solvay, ecc

nonècosì

perchè di arte non si vive

Giuseppe

Aggiungerei costante instabilità politico-finanziaria che genera cambiamenti di normative (anche fiscali) continuamente.

Siamo una penisola bagnata per 3/4 dal mare, con una storia incredibile alle spalle, beni culturali immensi, biodiversità da vendere...eppure ci preoccupiamo di fabbricare automobili.

Stefano

Ma perché una multinazionale dovrebbe fare investimenti in Italia? Al di là delle tasse, che sono già di per sé una buona fetta del problema, abbiamo:
- costo del lavoro nettamente più alto di altri stati (un operaio prende, al netto delle imposte, 1300€ in italia, 6-700€ nell'est europa, 3-400€ in messico) quindi anche azzerando le tasse saremmo comunque svantaggiati
- costo dell'energia più alto perché abbiamo speso e stiamo spendendo miliardi per incentivare la produzione di energia "rinnovabile"
- una moneta forte che penalizza l'export
- sindacati fortissimi, che ovviamente per le multinazionali sono un'incognita pesante

Io mi meraviglio sinceramente che ci siano ancora aziende disposte ad investire qui, e lo dico da lavoratore del settore produttivo metalmeccanico.
IMHO in futuro dovremo per forza di cose abbandonare la produzione come la intendiamo oggi e concentrarci su lavorazioni ad alto valore aggiunto, sfruttamento dei nostri beni paesaggistico-culturali, enogastronomia e via dicendo. Se non sapremo adattarci soccomberemo per forza di cose..

Stefano

L'unico carburante senza carbonio su cui "si possa puntare" ad oggi è l'idrogeno. L'ho messo tra virgolette perché produrre idrogeno è estremamente inefficiente e se volessimo convertire la produzione automobilistica dovremmo produrre molto più energia elettrica di oggi, e siccome la gran parte dell'energia elettrica in Europa viene prodotta con fonti fossili, alla fine forse sono meno inquinanti le auto diesel.
E pensare che se abbandonassimo l'ideologia per la quale siamo contro il nucleare a prescindere, potremmo perfino, con i reattori di ultima generazione, produrre idrogeno col calore di scarto, e a quel punto avremmo davvero la possibilità di decarbonizzare il settore dei trasporti e della produzione energetica. Ovviamente ci andrebbero decenni, però bisogna pur iniziare in qualche modo..

accakappa

L'ANFIA non ha tutti i torti, fin quando si parla di una azienda italiana la possibilità di spostare il core business su nuove tecnologie potrebbe avverarsi in ben 17 anni più supplementari perchè non è che quelle esistenti scompariranno.
Il problema sono le multinazionali che produco qui. queste prenderanno la palla al balzo ed a un certo punto chiuderanno perchè "non si vende più" e lasceranno migliaia in strada. Perchè se si spera che metteranno mano al portafoglio investendo qui beh... film di fantascienza visto che già vogliono scappare adesso.

Fabrizio

Se la sensibilità ambientale fosse completa e non limitata a 4 politicate di turno giusto per farsi belli le manovre sarebbero ben altre.
Lo sanno anche i muri che questa legge per l'ambiente cambierà poco o nulla, si svegliassero per fare qualcosa contro l'inquinamento vero invece, dato che la pianura padana è messa malissimo

Fabrizio

Il futuro lontano ovviamente è l'elettrico. Se si riuscisse a fare la transizione senza perdere milioni di posti di lavoro nel breve sarebbe anche meglio

LaVeraVerità

Ma se si resta a dormire sperando in chissà quale politica protezionistica quale può essere il futuro?

LaVeraVerità

Stesso contesto e stessa sensibilità ambientale. Ok, la solita discussione tra sordi.

ACTARUS

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