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Tesla Semi, al via la produzione in serie del camion elettrico di Musk

Tesla Semi, 1.072 CV e ricarica rapida in 30 minuti con autonomia fino a 800 km. Dalle promesse del 2017 alla produzione in serie in Nevada

Tesla Semi, al via la produzione in serie del camion elettrico di Musk
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 30 apr 2026

Non è stata una strada in discesa, ma oggi il panorama della Gigafactory del Nevada ha tutto un altro aspetto. Tesla ha infatti finalmente dato il via alla produzione in serie del Semi, il suo camion elettrico. L’annuncio, arrivato tramite l’account ufficiale su X, conferma che lo stabilimento di circa 157.935 metri quadrati e dedicato esclusivamente al Semi ora è pienamente operativo. Per chi segue Tesla, questo momento rappresenta la fine di una gestazione infinita.

Dalle promesse del 2017 alla realtà della strada

La storia del Tesla Semi è colma di date “bucate". Presentato in pompa magna nel 2017, doveva invadere le strade già nel 2019. Invece si è assistito ad un valzer di rinvii: 2020, 2021, 2022. Solo alla fine di quell’anno i primi esemplari erano stati consegnati a PepsiCo, ma si trattava di mezzi quasi “artigianali", costruiti a mano su una linea pilota.

Negli ultimi tre anni, lontano dai riflettori, il team di ingegneri ha invece lavorato duramente per rendere il Semi pronto per il mondo reale. Hanno “messo a dieta" il camion, eliminando circa 450 kg di peso superfluo e perfezionando ogni dettaglio. Oggi, il mercato riceve due versioni ben distinte: la Standard Range (autonomia di 325 miglia, circa 520 km) e la Long Range (500 miglia, circa 800 km), entrambe calcolate a pieno carico. Quindi con un peso lordo combinato di circa ben 37 tonnellate.

Un prezzo che scuote il mercato dei giganti

Il vero colpo di scena, però, è il listino prezzi. Con 290.000 dollari per la versione Long Range e circa 260.000 per la Standard, il Tesla Semi si posiziona come il camion stradale elettrico di Classe 8 più economico sul mercato. È una sfida diretta ai colossi del settore.

Ma non è solo una questione di prezzo d’acquisto. La vera rivoluzione è l’integrazione. Grazie alla vicinanza con la Gigafactory Nevada, le 4680 celle della batteria che alimentano il Semi vengono prodotte nello stesso complesso. Questo elimina quei colli di bottiglia logistici che per anni hanno costretto Tesla a sacrificare il camion per dare priorità alle auto. Ora, con una capacità teorica di 50.000 unità all’anno, il Semi non è più un esperimento. Anche se gli analisti restano cauti, prevedendo tra le 5.000 e le 15.000 consegne per il 2026.

La vita a bordo e il fattore ricarica: a misura di camionista

Per chi sta al volante, il Semi promette prestazioni da brividi: una trasmissione a tre motori da 800 kW capace di sprigionare 1.072 CV. Ma l’aspetto più umano riguarda il tempo. Grazie ai Megacharger da 1,2 MW, è possibile recuperare il 60% dell’energia in circa 30 minuti. È una scelta progettuale precisa. Ovvero il tempo necessario per la pausa di riposo obbligatoria per legge.

Tesla non sta solo vendendo il camion, sta costruendo l’ecosistema. Con la prima stazione Megacharger aperta a Ontario, in California, e altre 66 già mappate in 15 stati, l’ansia da ricarica per il trasporto pesante inizia a diradarsi.

Un dominio schiacciante nei dati della California

Mentre competitor storici come Daimler (con l’eCascadia) e Volvo consegnano mezzi in numeri limitati e a prezzi più alti, e altri come Nikola sono usciti di scena per bancarotta, Tesla sta già dominando l’interesse commerciale.

Un dato su tutti? Nel programma di incentivi della California tra gennaio 2025 e febbraio 2026, il Tesla Semi ha raccolto 965 domande su un totale di 1.067. Tutti gli altri grandi nomi (Daimler, PACCAR e Volvo) insieme non sono arrivati a 100. La fiducia delle aziende pare quindi stia virando con forza verso il marchio di Elon Musk.

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