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F1, perché la Ferrari si è fatta soffiare Antonelli? Emerge tutta la verità

Maurizio Arrivabene è stato l’ex team principal della Scuderia Ferrari e ha spiegato i motivi del mancato approdo di Kimi Antonelli in FDA

F1, perché la Ferrari si è fatta soffiare Antonelli? Emerge tutta la verità
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Davide Russo
Davide Russo
Pubblicato il 10 giu 2026

La Ferrari, sotto la guida al muretto di Maurizio Arrivabene, ottenne tre secondi posti nel mondiale costruttori (2015, 2017 e 2018), con Kimi Raikkonen e Sebastian Vettel come piloti. Nominato a fine 2014 conservò l’incarico fino al 7 gennaio 2019, per poi essere sostituito da Mattia Binotto.

La promozione di Charles Leclerc si deve anche alla volontà di Maurizio Arrivabene che, però, non è riuscito a replicare l’operazione con un baby fenomeno come Kimi Antonelli. Quest’ultimo è il volto nuovo della Formula 1, già leader della classifica con ampio margine su Lewis Hamilton. Toto Wolff, tra i manager più vincenti della storia del circus, ha sempre creduto alle potenzialità del bolognese, finanziando la sua carriera sino al punto di farlo debuttare a 18 anni in Mercedes al posto del 7 volte campione del mondo anglocaraibico.

Chance sprecata

La Casa modenese avrebbe potuto investire sul bolognese che aveva messo subito in mostra un talento fuori dall’ordinario. “Nel mio ultimo anno in Ferrari, nel 2018, Antonelli aveva 10-11 anni, in quel periodo la Ferrari non aveva ancora la struttura per occuparsi di ragazzini così giovani – ha raccontato Maurizio Arrivabene in una intervista rilasciata al Quotidiano Nazionale – Parlo non da team principal, ma in riferimento all’azienda. Poi le cose in Ferrari sono un pochino più complicate di altre squadre. Bisogna capire il contesto. Anche oggi non sarebbe così semplice mettere sotto contratto un ragazzino di talento di 11 anni come è ad esempio il figlio di Kimi Raikkonen, Robin”.

La Scuderia ha tra le sue fila ragazzi promettenti come Rafael Camara, vincitore nel 2024 della Formula Regional europea e nel 2025 in Formula 3, oltre a Oliver Bearman, che con costanza sta crescendo in F1 con il team Haas. “Amo pensare che la Ferrari possa creare piloti quanto macchine”, affermava Enzo Ferrari e il progetto della Ferrari Driver Academy, da oltre 10 anni, ha forgiato driver di spessore. Il compianto Jules Bianchi è stato il primo pilota a essere ingaggiato dalla FDA, mentre Sergio Perez è stato il primo ad approdare nella massima categoria del Motorsport. Per mentalità, però, si scelse di non investire su un enfant prodige italiano, rispettando in piena regola la celebra locuzione latina “Nemo propheta acceptus est in patria sua”.

L’ammissione di Arrivabene

Il pilota della Ferrari Driver Academy con più successi in F1 è Charles Leclerc, fresco di rinnovo pluriennale, che è salito sul gradino più alto del podio in otto occasioni. Nonostante un talento cristallino, non tutti a Maranello erano favorevoli alla sua promozione.

“In più nel 2018 noi eravamo impegnati a portare Leclerc in macchina e anche lì è stata dura, non tutti erano d’accordo. Qualcuno pensava che Charles fosse troppo giovane per la Rossa, comunque proprio perché ha 19 anni ed è fortissimo secondo me Antonelli avrà tutto il tempo di portarci a casa il titolo iridato anche seduto su una Ferrari”, ha spiegato Arrivabene che poi dopo l’esperienza in Ferrari ha lavorato alla Juventus.

Kimi Antonelli sta benissimo in Mercedes e, a giudicare dal mismatch prestazionale tra la vettura anglo-tedesca e quella italiana, forse è stato un bene finire sotto l’ala protettiva di Toto Wolff. Quest’ultimo ha tutta l’intenzione di continuare a investire sulla crescita del bolognese che già gli sta dando immense soddisfazioni nel circus e potrebbe diventare campione del mondo già nel 2026.

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