F1, Ferrari SF-26 a Barcellona: tutti i segreti della rivoluzione tecnica
Il trionfo di Lewis Hamilton al Gran Premio di Barcellona ha una ragione ben visibile: il massiccio pacchetto di aggiornamenti introdotto sulla Ferrari SF-26. Sotto la guida del direttore tecnico Loic Serra, a Maranello hanno optato per un approccio aggressivo, riuscendo ad anticipare i tempi di sviluppo rispetto a rivali diretti come Mercedes e McLaren. Questo tempismo si è rivelato un vantaggio strategico decisivo, ma quali sono state, in parole semplici, le novità tecniche che hanno fatto volare la monoposto? A seguire, l’analisi delle principali aree di intervento.
Ala anteriore: l’allineamento al resto dei top team
Per gestire e sfruttare al meglio questa importante componente, gli ingegneri della Rossa hanno svolto un lavoro mirato sull’elemento in questione: fortemente invocato da Lewis Hamilton, è stato finalmente introdotto il diveplane, la paratia orizzontale ancorata sull’endplate.
Parallelamente, sul marciapiede esterno dell’ala, sono comparsi due nuovi elementi. Lo scopo complessivo di questo lavoro prevede due obiettivi: aumentare l’effetto outwash per spingere le turbolenze generate dal rotolamento degli pneumatici verso l’esterno e indirizzare i fluidi diretti verso il centro vettura in maniera più efficiente.
Pance allargate: mirata gestione dei flussi
In netta controtendenza rispetto al resto dei diretti competitor, un po’ a sorpresa, la Ferrari ha ingrandito la parte iniziale delle fiancate, proprio all’altezza del logo Shell. Questa soluzione fa parte di una precisa scelta progettuale: creare più carico e contribuire in maniera determinante alla gestione delle turbolenze.
Nella Formula 1 moderna è fondamentale cercare di pulire quanto più possibile i flussi diretti verso il retrotreno, contribuendo alla generazione del carico aerodinamico, così come alla stabilità della spinta verticale prodotta in tutte le condizioni di marcia.
Fondo ed estrattore riprofilati
Sebbene non esistano più le vetture a effetto suolo dal campionato 2026, il pavimento dell’auto resta la macro-componente più importante per generare downforce e mantenere basso il livello di resistenza all’avanzamento. Le modifiche sono sostanzialmente due.
La prima riguarda l’imboccatura del fondo, dove i tecnici, sfruttando il box regolamentare della FIA, hanno realizzato un reshaping all’esterno della quarta fence verticale, garantendo un maggiore effetto outwash e una ridistribuzione trasversale della pressione lungo tutto il bordo d’attacco del pavimento.
La seconda riguarda le modifiche sull’area collocata davanti alle ruote posteriori, ora decisamente più sofisticata. Il concetto di base resta lo stesso, ma cambia la migrazione della massa fluida. In questa zona, l’obiettivo è laminare e condizionare i fluidi diretti verso l’estrattore: un update che minimizza le turbolenze in ingresso nel volume del diffusore, evitando di limitare il carico prodotto.
Anche il cosiddetto mouse hole (un’apertura nella parete laterale del diffusore, la parte finale del fondo vettura che accelera l’aria sotto la macchina per generare deportanza), è stato rivisto, permettendo un maggiore passaggio d’aria pulita. In sinergia con questo intervento, la paratia verticale collegata alle prese d’aria dei freni posteriori, presenta una svergolatura più accentuata, utile per schermare il fondo dai vortici di disturbo in maniera più efficace.
Cerchi BBS: il controllo del calore
La gestione gomme è di vitale importanza per un’auto di F1, sia per quanto concerne l’attivazione che il mantenimento della temperatura target. La Ferrari lavorava da tempo su questa dinamica, per poi introdurre a Barcellona nuovi cerchi posteriori. Il disegno dei raggi è “negativo”, una soluzione pensata per aumentare la superficie di scambio termico e dissipare il calore prodotto dal cuore delle coperture più efficacemente.
Lo scopo in questo caso è piuttosto chiaro: mantenere sotto controllo le temperature di esercizio evitando l’overheating, un fenomeno che limita il grip prodotto e aumenta lo scivolamento posteriore. Fenomeno, quest’ultimo, che favorisce il degrado termico dello pneumatico.
Grazie a questi aggiornamenti Ferrari ha cambiato pelle a Barcellona: la pista catalana possiede un layout storicamente considerato come una vera e propria galleria del vento a cielo aperto. Anche per questo sale l’impronta del lavoro svolto sulla SF-26, che dimostra reattività del team e lancia un segnale molto solido.
Ora serve la conferma a Spielberg, una pista di motore e molto diversa dal Montmelò. Se la Rossa, che peraltro si presenterà con l’endotermico aggiornato grazie alla deroga ADUO, confermerà il passo di Barcellona anche tra le colline della Stiria, le sorti della stagione potrebbero cambiare profondamente.