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BYD potrebbe produrre nella "fabbrica di vetro" di Volkswagen a Dresda

Volkswagen verso la coabitazione con BYD: la "soluzione intelligente" di Oliver Blume per Dresda trasforma lo stabilimento in un polo di innovazione e produzione.

BYD potrebbe produrre nella "fabbrica di vetro" di Volkswagen a Dresda
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 5 mag 2026

Il panorama automobilistico europeo sta vivendo un paradosso storico. Mentre i colossi tedeschi ridimensionano i propri spazi, i giganti cinesi sono pronti ad acquistarli. Al centro di questo “risiko industriale” c’è la fabbrica di vetro o fabbrica trasparente di Volkswagen a Dresda, un gioiello architettonico che potrebbe presto parlare cinese. Secondo fonti che arrivano direttamente dalla Cina, BYD sarebbe in trattative avanzate con il Gruppo Volkswagen per rilevare parte della struttura.

Ma BYD in realtà non è sola. Anche MG (gruppo SAIC) e Xpeng hanno messo gli occhi sugli stabilimenti europei di VW, cercando una via d’accesso privilegiata per produrre localmente e aggirare le tensioni commerciali.

Una convivenza strategica tra innovazione e produzione

Il progetto per il sito di Dresda non prevede un semplice passaggio di consegne, bensì una “coabitazione strategica”. BYD investirebbe massicciamente nel sito, utilizzando una metà della fabbrica per l’assemblaggio di veicoli elettrici. L’altra metà, invece, rimarrebbe ancorata al territorio tedesco. L’idea, supportata da una lettera d’intenti firmata a dicembre 2025 da Volkswagen Sachsen, lo Stato della Sassonia e la TU Dresden, è quella di trasformarla in un polo di innovazione a partire dal 2026. L’università dovrebbe affittare circa metà degli spazi, sebbene si discuta ancora sui 50 milioni di euro necessari per la riconversione.

In realtà per BYD, produrre in Germania non sarebbe solo una questione di logistica, ma di prestigio. Dopo aver venduto 3.438 auto in Germania a marzo (un balzo del 327% in un anno), il colosso cinese vuole consolidare un’immagine di affidabilità in Europa.

Perché la Germania piace a Pechino

Fino a poco tempo fa, la Spagna sembrava la destinazione favorita per il secondo impianto europeo di BYD, grazie a costi di produzione contenuti e a un’energia pulita a buon mercato. Tuttavia, la geografia degli investimenti cinesi sta seguendo rotte politiche precise.

Pechino sta premiando i paesi che si sono opposti ai dazi UE sulle auto elettriche cinesi. La Germania, che ha votato contro le tariffe aggiuntive, gode ora di una corsia preferenziale. Al contrario, nazioni come la Polonia, favorevoli ai dazi, hanno visto sfumare investimenti importanti (come la produzione Leapmotor, spostata dalla Polonia alla Spagna dopo l’astensione di quest’ultima). Mentre l’UE cerca una mediazione diplomatica — ipotizzando di sostituire i dazi con un “prezzo minimo” di vendita — i singoli stati membri si muovono in autonomia.

Volkswagen e la “Soluzione Intelligente” di Oliver Blume

Se da un lato BYD ha bisogno di spazio, dall’altro Volkswagen ha bisogno di alleggerirsi. Il CEO Oliver Blume è stato chiaro: condividere la capacità produttiva inutilizzata con i produttori cinesi è una “soluzione intelligente". VW punta a tagliare la produzione globale da 12 a 9 milioni di auto, avendo già ridotto la capacità di un milione di unità.

Lo stabilimento di Dresda, nato nel 2002 per la lussuosa Phaeton e passato poi alla produzione di Bentley e della ID.3, ha cessato la produzione di veicoli alla fine del 2025. Con soli 205 dipendenti e una produzione annua di circa 6.000 unità, la fabbrica è diventata un simbolo di un’epoca che necessita di un nuovo scopo.

Ostacoli burocratici e ombre sul lavoro

Nonostante l’espansione, la strada per BYD non è priva di insidie. Attualmente, l’azienda importa tutto dalla Cina, pagando dazi che arrivano al 27% complessivo. Per questo, sta accelerando la produzione in Turchia (non soggetta a tariffe UE) e prosegue con i lavori in Ungheria, nonostante le smentite sui rallentamenti produttivi.

Pesano però sull’azienda alcune ombre riguardanti i diritti dei lavoratori: presunti abusi nello stabilimento ungherese sono arrivati sul tavolo del Parlamento Europeo, mentre in Brasile un fornitore è stato accusato di aver imposto condizioni “analoghe alla schiavitù”.

Un ponte verso il futuro

Se l’affare di Dresda dovesse andare in porto, rappresenterebbe un traguardo simbolico senza precedenti. Per BYD significherebbe piantare la propria bandiera nel cuore pulsante dell’automobilismo tedesco, trasformando quello che era il tempio della tecnologia Volkswagen nel primo avamposto della nuova era elettrica cinese in Germania.

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