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Il gigante europeo sul baratro, emerge una verità allarmante su Volkswagen

Il colosso tedesco Volkswagen risulterebbe a rischio fallimento, in base alle criticità emerse in un sondaggio fatto dai vertici

Il gigante europeo sul baratro, emerge una verità allarmante su Volkswagen
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Davide Russo
Davide Russo
Pubblicato il 18 giu 2026

Nel completo anonimato il management del Gruppo Volkswagen ha lanciato un allarme inquietante sulla situazione interna. Lo scenario di una crisi che sembrava superata torna a essere un tema centrale delle dinamiche del major di Wolfsburg ancora alla ricerca di una chiara identità dopo il dieselgate. Quasi come a lavarsi quell’immagine sporcata dallo scandalo sulle emissioni, il management ha deciso di puntare sulle auto elettriche con risultati al di sotto delle aspettative.

Un sondaggio condotto tra i membri del consiglio di amministrazione e del consiglio di sorveglianza, i cui risultati sono emersi da un’inchiesta della rivista economica “Manager magazin”, ha smascherato i livelli di crisi del Gruppo. VW ha provveduto a eliminare 1 milione di esemplari in Cina a causa di una contrazione delle vendite e sta continuando ad apportare tagli al personale. Con numeri in ribasso nel Paese del Dragone Rosso, c’è stato anche un contraccolpo negli Stati Uniti a causa dei dazi.

I motivi della crisi

I responsabili della Casa tedesca hanno ammesso la profondità della crisi e ben sei dei nove membri del consiglio di amministrazione chiamati in causa hanno analizzato che la storica realtà europea si trova a rischio di sopravvivenza. Altri tre membri hanno annunciato di una situazione “tesa" e non c’è stato nessuno che ha rappresentato lo scenario attuale come “non critico".

La ID.3 in teoria avrebbe dovuto avere l’impatto di una Golf o di una Polo dell’epoca, ma nonostante i numerosi flop a zero emissioni, i vertici hanno continuato ad allargare la famiglia elettrica. Il risultato? Una crisi di identità senza precedenti con il tramonto di modelli che hanno fatto la storia del marchio e un nuovo corso che convince solo una ristretta cerchia di progressisti dal portafoglio pesante che spesso in garage hanno anche un’altra vettura con motori tradizionali.

Dati preoccupanti

Nel primo trimestre 2026 l’utile operativo è sceso del 14,3% a 2,5 miliardi di euro, con il margine operativo calato al 3,3% dal 3,7%, mentre gli analisti si aspettavano un risultato più stabile. I ricavi si sono arrestati a 75,7 miliardi, un calo del 2,5%, sotto le stime di 77,6 miliardi. L’utile netto si è abbassato del 28,4% a circa 1,56 miliardi.

I numeri non possono far stare sereni gli operai ed è prevista una riduzione di 50.000 posti di lavoro in Germania entro il 2030, ma ci sono anche note positive. Si è verificata una crescita in Sud America (+3%) e in Europa occidentale (+1%) e in Europa centrale e orientale (+7%). Sei manager su nove giudicano l’azienda a rischio di sopravvivenza e tutti chiedono un cambiamento radicale di strategia, ma il Gruppo ha comunque confermato la guidance per l’anno in corso, con ricavi previsti tra una sostanziale stabilità e una crescita fino al 3% e un margine operativo atteso tra il 4% e il 5,5%.

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