Autovelox, in arrivo il decreto che regola omologazione e taratura
Il provvedimento è atteso in Gazzetta Ufficiale dopo il 4 maggio.
Torniamo a occuparci di autovelox. Questa volta perché si avvicina una data potenzialmente storica che potrebbe risolvere definitivamente (almeno si spera) l’annosa questione degli autovelox non omologati. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT) ha trasmesso il decreto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per l’invio alla Commissione europea, come previsto dalla procedura TRIS. Si tratta di un iter obbligatorio (ma non scontato) che impone novanta giorni di attesa prima che il testo possa entrare in vigore. Questa procedura si completerà il 4 maggio. Se non ci saranno osservazioni da parte della Commissione UE o dagli Stati membri, il testo diventerà legge con la relativa pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Il provvedimento nasce dall’esigenza di risolvere un problema che va avanti da almeno due anni (aprile 2024), quando la Cassazione con l’ordinanza 10505 stabilì che approvazione e omologazione non sono la stessa cosa, innescando una valanga di ricorsi.
Omologazione e taratura
Il decreto stabilisce che ogni dispositivo deve superare test tecnici sul prototipo prima di ottenere l’omologazione ufficiale dal MIT, che viene pubblicata sul sito istituzionale. Chi riceve una multa potrà così verificare autonomamente se l’autovelox che l’ha rilevata è in regola, incrociando i dati con il censimento nazionale.
Una novità ancora più significativa riguarda la manutenzione. Taratura e verifiche di funzionalità non sono più adempimenti burocratici, ma condizioni indispensabili per tenere un apparecchio operativo su strada. Se un autovelox non supera i controlli periodici va spento immediatamente, senza eccezioni, e può tornare operativo solo dopo una nuova certificazione con esito positivo. La Cassazione si è già mossa in questa direzione con l’ordinanza 7374/2026, confermando una multa proprio perché il dispositivo risultava regolarmente tarato. A fare la differenza, in caso di ricorso, sarà sempre più la documentazione che i Comuni riescono a produrre.
La transizione per i dispositivi già in strada
I dispositivi approvati dal 2017 in poi saranno considerati automaticamente conformi ai nuovi requisiti. Per questi apparecchi basterà aggiornare la targhetta identificativa alla prima taratura utile. Per quelli approvati prima del 2017, invece, il percorso è più complesso in quanto è previsto l’obbligo di adeguare il prototipo ai nuovi standard tecnici, pena la dismissione. Il decreto abroga anche il DM 282/2017, che fino ad oggi aveva regolato le approvazioni degli autovelox. Chi aveva già presentato una richiesta di approvazione secondo le vecchie regole non dovrà ricominciare da capo perché la domanda viene automaticamente trasformata in istanza di omologazione secondo le nuove regole.
Se l’entrata in vigore di questo decreto risolverà una questione che per tanto, troppo, tempo ha generato confusione, restano diverse criticità per quel che riguarda la fase di transizione. Considerare automaticamente omologati i dispositivi approvati dal 2017 senza una verifica tecnica su ciascun dispositivo, significa per molti aspetti presumere che tutti siano correttamente funzionanti. Al contrario, dare per scontato che quelli installati prima del 2017 richiedano necessariamente una verifica, espone questi autovelox alle contestazioni degli automobilisti che nel frattempo hanno ricevuto una multa da quei dispositivi. Non è da escludere che questi casi diventeranno oggetto di discussione nelle aule di tribunale per i futuri ricorsi.
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