Autovelox, il decreto omologazione mette fine alla pioggia di ricorsi
Svolta nella questione riguardante l'omologazione degli autovelox. Si va verso un punto di non ritorno ma permangono degli equivoci
Una questione che tiene banco da tanto – troppo – tempo sta volgendo verso la conclusione. La spinosa vicenda dell’omologazione degli autovelox, che ha ingolfato uffici e aule di tribunale con i ricorsi per chi ha ricevuto una multa dagli apparecchi privi di omologazione, è arrivata a un punto di non ritorno. Il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha dichiarato di aver firmato il decreto che sancisce in modo chiaro quali siano “i requisiti e le procedure di omologazione del prototipo, della taratura e delle verifiche di funzionalità dei dispositivi, delle apparecchiature e dei mezzi tecnici per l’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità“.
Il nodo da sciogliere
Il problema è figlio di una distinzione tecnica divenuta caso politico: la differenza tra “approvazione” e “omologazione“. Fino a oggi, la maggioranza dei dispositivi presenti sulle strade italiane era solamente “approvata”, ma a partire dal 2024 la Corte di Cassazione ha sancito con alcune ordinanze che solamente gli strumenti omologati possono costituire una prova valida per sanzionare l’eccesso di velocità. Questa carenza normativa ha poi dato vita a una cascata di ricorsi vinti dagli automobilisti, con buona pace dei Comuni.
La “sanatoria” per 15 dispositivi
Il nuovo decreto introduce una novità apicale per sbloccare la situazione: 15 tipologie di apparecchiature, già approvate in base a un provvedimento del 2017, saranno considerate automaticamente omologate non appena il decreto entrerà in vigore. Tra queste figurano modelli molto diffusi come il Tutor 3.0, l’Autovelox 106, il Vergilius Plus e talune versioni del Velocar.
Per gli altri dispositivi non facenti parte di questa lista, il decreto prevede due strade:
- corsia preferenziale: per gli strumenti approvati prima del 2017 ma già dotati di test di laboratorio e documentazione sulla taratura; in questo caso basterà un’integrazione documentale e il Ministero dovrà esprimersi entro 60 giorni;
- iter ordinario: una procedura più complessa e lunga per tutti gli altri casi.
Cosa cambia per multe e ricorsi
L’entrata in vigore del decreto, prevista per il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, dovrebbe segnare la fine della stagione dei ricorsi basati sulla mancata omologazione. Chi prenderà una multa con un dispositivo ora omologato non potrà più impugnarla sfruttando il vuoto normativo precedente. Tuttavia, la nuova regola non ha valore retroattivo sui procedimenti già avviati, che seguiranno il loro corso secondo le vecchie interpretazioni.
Dubbi giuridici
Nonostante l’obiettivo del governo sia quello di garantire un “quadro regolatorio certo”, alcuni esperti prevedono che la battaglia legale non sia finita. Il dubbio principale riguarda la legittimità della “trasformazione” automatica delle approvazioni in omologazioni attraverso un semplice decreto ministeriale: secondo alcuni operatori, questo passaggio non potrebbe avere efficacia retroattiva. Inoltre, resta aperto il dibattito sulla competenza ministeriale, poiché alcuni ritengono che la materia metrologica spetti al Ministero delle Imprese e non a quello delle Infrastrutture. Staremo a vedere.