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Autostrade: arriva il rimborso in caso di cantieri e blocchi. Ma c'è un problema

Chi subisce ritardi in autostrada potrà chiedere un indennizzo direttamente al gestore.

Autostrade: arriva il rimborso in caso di cantieri e blocchi. Ma c'è un problema
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 18 mag 2026

Il mese prossimo entrerà in vigore una novità importante per tutti gli automobilisti, anche e soprattutto in vista degli spostamenti in autostrada per l’arrivo della stagione estiva. Dal primo giugno, infatti, gli automobilisti italiani potranno chiedere il rimborso del pedaggio quando rimangono bloccati in autostrada a causa di cantieri o blocchi del traffico. La misura, prevista dalla delibera 211/2025 dell’Autorità di regolazione dei trasporti, era attesa da mesi e ora diventa operativa, almeno in parte. In questa prima fase, infatti, i rimborsi per i cantieri riguardano solo i percorsi interamente gestiti dallo stesso concessionario. Per le tratte che coinvolgono più gestori l’estensione è prevista entro il primo dicembre 2026.

Come funziona il diritto al rimborso

Il diritto al rimborso per i ritardi da cantiere dipende dalla lunghezza del percorso. Sotto i 30 chilometri scatta indipendentemente dal ritardo accumulato. Tra i 30 e i 50 chilometri serve un ritardo di almeno 10 minuti, mentre sopra i 50 chilometri la soglia sale a 15 minuti. Per i blocchi totali del traffico le percentuali sono fisse:

  • 50% del pedaggio rimborsato tra i 60 e i 119 minuti di stop
  • 75% tra i 120 e i 179 minuti
  • rimborso integrale oltre le tre ore

I rimborsi sotto i 10 centesimi non vengono erogati e si accumulano fino a raggiungere la soglia minima di un euro.

Va però chiarito che non tutti i disagi danno diritto all’indennizzo. Sono esclusi i cantieri d’emergenza legati a incidenti o eventi meteo straordinari, i percorsi che già godono di una riduzione generalizzata del pedaggio e, in questa fase iniziale, i cantieri mobili. Gli abbonati che subiscono una riduzione della fruibilità del percorso abituale possono invece recedere dal contratto e ottenere la restituzione della quota non goduta. Il concessionario ha 20 giorni per comunicare l’accoglimento o il rigetto motivato della richiesta.

C’è però, come anticipato, un problema. E neanche di poco conto. Il punto riguarda proprio chi dovrebbe pagare i rimborsi. Come ha già sottolineato il Codacons, la normativa consente ai gestori autostradali di recuperare le spese sostenute per gli indennizzi attraverso aumenti sulle tariffe. Per i ritardi da cantiere i gestori potranno recuperare il 100% dei rimborsi erogati fino al 2027, il 75% nel 2028, il 50% nel 2029 e il 25% nel 2030. Significa che, almeno per i prossimi anni, chi paga il pedaggio rischia di finanziare indirettamente i rimborsi degli altri automobilisti attraverso futuri aumenti delle tariffe.

Le criticità

La misura introduce un principio giusto: chi paga un pedaggio ha diritto a un servizio dignitoso, e se il servizio non c’è deve essere compensato. Il meccanismo però presenta almeno due punti deboli evidenti. Il primo è che la delibera prevedeva un’app unica nazionale per presentare le richieste, ma al momento non risulta ancora disponibile, il che rende la procedura meno accessibile di quanto dovrebbe. Il secondo è che consentire ai concessionari di recuperare i rimborsi attraverso le tariffe significa che il costo del disservizio non ricade su chi lo ha causato. Un meccanismo paradossale che di fatto punisce chi subisce il problema.

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