Auto blu per comprare droga e trasportare il gatto: scatta la condanna per uso improprio
La Corte dei Conti ha condannato l’ex presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, per un uso improprio dell’auto blu
Il deputato regionale Gianfranco Miccichè è stato condannato dalla Corte dei Conti a pagare 31.103 euro, in aggiunta ad altri 11.660 insieme al suo autista Maurizio Messina, all’Assemblea Regionale Siciliana per l’uso illecito dell’auto blu. L’utilizzo spregiudicato della vettura istituzionale ha condotto a un conto molto salato. La versione online del quotidiano La Sicilia ha calcolato al centesimo il costo delle abitudini private del politico palermitano.
Dopo aver aderito a Forza Italia sin dalla sua fondazione nel 1994, Gianfranco Miccichè è stato eletto deputato alla Camera (XII, XIII, XIV, XV e XVI) e ha ricoperto incarichi governativi in tutti e quattro gli esecutivi targati Silvio Berlusconi, oltreché nel governo Letta. È stato anche eletto all’Assemblea regionale siciliana, ma nel corso del suo ultimo mandato ha usato l’auto blu per fare la spesa, portare il gatto dal veterinario e addirittura acquistare cocaina.
Condanna esemplare
La sanzione subita va a sommarsi a una precedente condanna per danno d’immagine comminata dalla magistratura contabile poche settimane fa. Miccichè e Messina, inoltre, dovranno rimborsare allo Stato 1.669 euro di spese legali. I giudici hanno avuto acceso agli atti che documentano gravi illeciti nell’utilizzo della vettura di servizio, diventata l’auto privata dell’esponente politico nella vita di tutti i giorni.
È stato accertato l’uso costante tra Palermo e Cefalù, trasportando familiari e personale della segreteria, ma anche piante, medicine e generi alimentari destinati alle esigenze personali di Miccichè. L’auto blu è un veicolo di proprietà o a noleggio dello Stato, messa a disposizione con un autista per il trasporto di politici, magistrati e alti funzionari della pubblica amministrazione nell’ambito dei loro lavori istituzionali. Il nome deriva dal colore blu scuro usato per queste vetture in Italia. L’auto pubblica sarebbe stata sfruttata persino per l’acquisto di sostanze stupefacenti.
Sotto accusa
I giudici hanno sancito:
Detta condotta costituisce un esempio paradigmatico della distrazione di risorse pubbliche dalla loro destinazione istituzionale verso finalità esclusivamente private e, per di più, illecite. In tale ipotesi, infatti, il bene pubblico non è soltanto impiegato per esigenze ben lontane dall’assicurare decoro istituzionale, ma viene asservito a condotte che, pur non integrando necessariamente una fattispecie penalmente rilevante – come osservato dalla difesa del sig. Micciché – resta comunque vietata dall’ordinamento e peraltro assoggettata a specifiche sanzioni amministrative in ragione dell’intervenuta depenalizzazione di talune ipotesi di detenzione o acquisto per uso personale. Proprio tale connotazione rafforza il disvalore erariale della condotta, poiché rende evidente l’assenza di qualsivoglia collegamento funzionale con l’interesse dell’ARS e conferma la piena indebita fruizione del mezzo, dell’attività dell’autista e delle correlate risorse pubbliche per scopi personali radicalmente incompatibili con i doveri connessi alla disponibilità di un’autovettura di servizio.
La sentenza – presidente Anna Luisa Carra, affiancata dagli altri magistrati Francesco Antonino Cancilla e Salvatore Grasso – è stata già depositata. Dopo questo primo passo, la questione proseguirà in ambito penale con un processo in cui Gianfranco Miccichè dovrà rispondere delle accuse di peculato e truffa.