Taglio delle accise prorogato fino al 21 maggio: perché sarà poco efficace
Il Consiglio dei ministri ha approvato la proroga di 21 giorni con uno schema differenziato: 20 centesimi di sconto sul diesel, ma solo 5 sulla benzina. Per quest'ultima, quindi, i prezzi sono in sensibile rialzo.
Alla fine il Consiglio dei ministri ha approvato la proroga del taglio delle accise sui carburanti per altri 21 giorni, fino al 21 maggio 2026. La misura scadeva il 1° maggio e il nuovo intervento, seppur prorogato, ha uno schema differente. Il taglio, infatti, non sarà più uniforme per tutti i carburanti.
Cosa cambia
Per il gasolio il taglio rimane a 20 centesimi al litro, in linea con quanto già in vigore. Per la benzina, invece, lo sconto scende drasticamente a soli 5 centesimi al litro (era 24,4 centesimi prima della nuova proroga). In termini pratici, chi fa il pieno di benzina con un serbatoio da 50 litri pagherà circa 9 euro in più rispetto a oggi.
La logica alla base della scelta di differenziare il taglio delle accise è stata spiegata direttamente dalla premier Giorgia Meloni. Durante la conferenza stampa ha detto che “La benzina è aumentata del 6%, il gasolio del 24%. Abbiamo concentrato questa proroga soprattutto sul gasolio.” Una scelta motivata anche dal fatto che il diesel è il carburante su cui si regge l’autotrasporto e quindi i prezzi di beni e servizi. Proteggere il diesel significa proteggere indirettamente l’inflazione.
La nuova proroga del taglio delle accise sarà coperta con le sanzioni dell’Antitrust e l’extragettito IVA. Per il settore dell’autotrasporto (il più esposto al caro carburante) sono previste misure integrative che arriveranno in un provvedimento separato, dopo un confronto con le associazioni di categoria. Il comparto aveva già annunciato uno stop dei tir per fine maggio in assenza di interventi adeguati.
Un intervento per tamponare un problema difficile da risolvere
È evidente che questa nuova proroga solleva qualche perplessità. Sia per l’impatto minimo sul prezzo della benzina, sia perché è un intervento che sposta il problema di 21 giorni. Se i prezzi del petrolio non scenderanno (e a prescindere da come evolverà il conflitto in Medio Oriente, prima che i prezzi riflettano un miglioramento della situazione geopolitica ci vorranno più di tre settimane) il governo si troverà a fine maggio di fronte alla stessa scelta.
Le alternative richiederebbero una profonda revisione strutturale del meccanismo delle accise (tra le più alte d’Europa) e misure di contenimento della domanda come quelle suggerite dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (tra cui abbassamento dei limiti di velocità in autostrada, incentivazione del lavoro agile, riduzione dei giorni di utilizzo dell’auto privata, promozione del car sharing e dei mezzi pubblici). Il problema è che si tratta di misure che per essere efficaci richiederebbero molto tempo e che spesso sono anche impopolari o estremamente complesse da completare in assenza di risorse con le quali coprire questi costi.
Basti pensare che dall’inizio della crisi il governo ha già speso quasi un miliardo di euro in tagli alle accise. Soldi per i quali difficilmente si riuscirà a trovare altre risorse per continuare su questa strada.
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