Stellantis vuole ricomprare una parte di Magneti Marelli: è strategica per la produzione
Dopo la vendita del 2019, Stellantis cerca di salvare la catena di approvvigionamento acquisendo la divisione sospensioni dell'azienda in crisi.
Dopo sette anni dalla vendita per 6,2 miliardi di euro, Magneti Marelli potrebbe – in parte – ritornare nell’orbita di Stellantis. Ceduta nel 2019 dall’allora FCA (oggi Stellantis) alla giapponese Calsonic Kansei, controllata dal fondo Kkr, l’azienda si trova oggi ad affrontare una grave crisi finanziaria. La situazione è talmente seria che negli Stati Uniti è stata aperta procedura del Chapter 11 per ristrutturare un debito di ben 4,9 miliardi di euro, provando a evitare la liquidazione e mantenendo l’operatività sotto la supervisione del tribunale.
Salvare la fornitura di sospensioni
In questo complesso scenario, Stellantis si è fatta avanti per acquisire il ramo aziendale dedicato alla produzione di sospensioni. Non si tratta di una semplice manovra finanziaria, ma di un intervento quasi necessario per salvaguardare la propria catena di approvvigionamento di componenti: il fallimento di Magneti Marelli provocherebbe infatti un problematico stop alla fornitura di componentistica, che potrebbe a sua volta rallentare o bloccare le linee di assemblaggio del Gruppo.
Anche la Nissan starebbe valutando una acquisizione simile, manifestando interesse però per la divisione cockpit, cioè quella dedicata alla produzione di componenti per cruscotti. Entrambi i Gruppi automobilistici, tra l’altro, sono creditori non garantiti di Magneti Marelli.
Gli impianti coinvolti
Se l’operazione sarà finalizzata, un pezzo della storica azienda italiana tornerà sotto il controllo della holding Exor della famiglia Agnelli-Elkann. Questa acquisizione garantirebbe il futuro degli 862 lavoratori della Marelli Suspension System Italy Spa, che rappresentano circa il 15% degli oltre 5.800 dipendenti italiani di Magneti Marelli. Sarebbero infatti tutelati stabilimenti chiave come quelli di Sulmona (441 dipendenti), Melfi (240), Torino (138) e Rivalta (43). Questi siti produttivi sono considerati di importanza strategica: Sulmona produce componenti essenziali per i veicoli commerciali come il Ducato (assemblato ad Atessa), mentre Melfi e Rivalta permettono la fornitura di moduli integrati senza scorte di magazzino (con un importante vantaggio logistico), essendo vicini ai grandi siti di assemblaggio. L’operazione, comunque, si limiterebbe a queste fabbriche e non includerebbe gli impianti di Bari, Bologna, Caivano, Corbetta, Tolmezzo e Venaria.