Quando un “Frankenstein” in stile Mercedes-Benz mise le "ali di gabbiano"
Boschert e quell'operazione audace che diede vita a una fuoriserie con le ali di gabbiano fondendo due Mercedes-Benz anni '80
La leggenda porta il nome della Mercedes-Benz 300SL “Gullwing”, la prima a indossare con orgoglio le ali di gabbiano – senza considerare la parentesi della Bugatti Type 64 -, un’apertura delle portiere così particolare da aver alimentato l’aura di mito intorno a questa vettura già speciale di suo. La 300 SL “Gullwing” fu presentata a New York nel 1954, rappresentando il riscatto della Casa di Stoccarda appena nove anni dopo la fine della guerra. Oggi, è un’auto da collezione dal valore invidiabile, una delle regine della Mille Miglia nonché la protagonista di molte delle varie corse storiche che si tengono sul pianeta. Non tutti, però, si ricordano del tentativo di rinverdire il mito delle “ali di gabbiano” grazie a una SL di fine anni ’80, la serie R129, mischiata a una 300 CE (serie W124): la Boschert B300 Gullwing.
Struttura senza compromessi
La riprogettazione strutturale di Boschert è alquanto singolare e originale, che va ben oltre i confini del tuning convenzionale. Utilizzando come base di partenza una Mercedes-Benz 300 CE (serie W124), l’azienda ha cercato di partorire una soluzione funzionale per adottare le porte ad apertura verticale. Non è stato facile, perché quest’ultime hanno richiesto delle modifiche massicce al telaio per essere integrate in una coupé degli anni ’80.
L’intervento ha visto lo spostamento in avanti dei montanti anteriori di quasi 25 centimetri e, di conseguenza, la struttura integrale del tetto è stata ridisegnata totalmente. Inoltre, per mantenere la rigidità torsionale necessaria, i sottoporta sono stati rinforzati pesantemente. Tutta questa fatica ha trasformato una vettura ordinaria in una macchina dalla struttura unica, in grado di sostenere il peso e i meccanismi di un design che la stessa Mercedes non avrebbe rivisitato per molto tempo ancora, cioè fino alla comparsa della SLS AMG del 2010.
Un musetto moderno
Non finisce qui, perché la visione di Boschert era ancora più ambiziosa. Il tuner tedesco non si fermò alle cerniere sul tetto, ma volle applicare alla sua B300 il nuovo e bellissimo musetto della R129 SL disegnata da Bruno Sacco. Un’operazione in stile “Frankenstein" che tuttavia sfoggia un certo grado di armonia.
La stessa audacia venne stata applicata agli interni, con un lusso tutt’altro che sobrio: l’abitacolo era interamente rivestito in pelle viola bicolore. Una scelta cromatica estrema che copriva quasi ogni superficie disponibile, dalle sedute ai pannelli, sottolineando la natura eccentrica e la volontà di realizzare un’automobile che si distinguesse da tutte le altre.
Prestazioni da record
Sotto il cofano, l’originalità proseguiva con un importante incremento delle prestazioni. L’originale motore M103 con sei cilindri in linea venne reso più dinamico grazie all’adozione di due turbocompressori, raggiungendo una potenza di circa 283 CV. Con uno scatto da 0 a 100 km/h coperto in meno di 6 secondi e una velocità massima di 265 km/h, la B300 Gullwing vantava numeri che la inserivano di fatto tra le più veloci auto della fine degli anni ’80.
Nonostante il grande interesse generato al debutto al Salone di Francoforte, il costo esorbitante di circa 186.000 marchi stopparono i piani della futura produzione in serie. Delle 11 unità totali prodotte, una sola ha ricevuto la conversione completa con le porte ad ali di gabbiano, rendendola un vero e proprio pezzo unico al mondo.