Polestar lascia gli Stati Uniti: la Cina "inguaia" il marchio svedese
Il Dipartimento del Commercio USA nega i permessi al marchio dal 2027 per la Connected Vehicle Rule: pesano i legami societari con Geely
La stretta geopolitica di Washington fa la sua prima vittima illustre nel mercato dell’auto elettrica. Polestar, il marchio svedese ad alte prestazioni nato da una costola di Volvo, sarà costretto ad abbandonare il mercato americano a partire dal 2027. Lo ha annunciato ufficialmente l’azienda, spiegando che il Dipartimento del Commercio statunitense ha negato l’autorizzazione alla vendita dei suoi veicoli.
La decisione si basa sulla “Connected Vehicle Rule“, una norma introdotta alla fine dell’amministrazione Biden e confermata dal governo Trump, che vieta la commercializzazione di veicoli connessi prodotti da aziende controllate o influenzate da Cina o Russia per motivi di sicurezza nazionale. Secondo Washington, Pechino potrebbe costringere queste società a condividere i dati degli utenti o a consentire l’accesso remoto alle vetture negli Stati Uniti.
Il legame con la Cina e il “caso Volvo”
Il paradosso commerciale di Polestar sta tutto nella sua struttura societaria. L’azienda è a maggioranza cinese: fa capo a Geely, colosso dell’auto fondato dal miliardario Li Shufu. Geely controlla anche Volvo, ma con esiti diversi sul suolo americano: a maggio, infatti, la casa madre svedese era riuscita a ottenere una deroga speciale dal governo USA, un passaporto che a Polestar è stato invece negato. Al momento, né il Dipartimento del Commercio americano né Geely hanno rilasciato commenti ufficiali sulla vicenda.
Auto “bandite”, anche se prodotte in America
Il blocco appare ancora più severo se si guarda alla catena di montaggio di Polestar. Nessuna delle vetture destinate al mercato statunitense viene infatti assemblata in Cina. La Polestar 3 esce dalle linee di produzione dello stabilimento Volvo a Charleston, in South Carolina, mentre la Polestar 4 viene fabbricata in Corea del Sud.
Tuttavia, i veicoli moderni sono ormai “computer su ruote” e per l’intelligence americana il software di gestione e la proprietà intellettuale, legati a doppio filo con la Cina, rappresentano un rischio di sicurezza che i dazi da soli non bastavano a neutralizzare. Sebbene la Cina sia diventata il più grande produttore ed esportatore mondiale di auto (soprattutto elettriche), le barriere tariffarie di Washington avevano già sbarrato la strada ai marchi cinesi tradizionali. Questa nuova norma, di fatto, colpisce anche chi produce fuori dai confini asiatici ma ha capitali cinesi.
Cosa succede adesso a clienti e vendite
Polestar ha rassicurato l’attuale rete di clienti negli Stati Uniti: la vendita degli stock esistenti di Polestar 3 e Polestar 4 continuerà regolarmente, così come rimarranno attivi i servizi di assistenza e manutenzione. L’addio forzato agli USA cambierà però i piani industriali del marchio. L’azienda ha già dichiarato che sposterà i propri investimenti e la propria strategia di crescita futura sull’Europa, un mercato già centrale per il brand e che da solo rappresenta l’80% delle sue vendite globali.