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Orsini: «Imponendo l'elettrico l'Europa ha avvantaggiato la Cina»

Il presidente di Confindustria prende posizione sulle politiche dell'UE: la mancanza di neutralità tecnologica distrugge il vantaggio competitivo del continente e favorisce l'avanzata della Cina.

Orsini: «Imponendo l'elettrico l'Europa ha avvantaggiato la Cina»
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Andrea Tomelleri
Andrea Tomelleri
Pubblicato il 8 giu 2026

Le politiche ambientali imposte dall’Unione Europea, con le loro pesanti conseguenze sulla filiera dell’auto, sono state oggetto di una pesante presa di posizione da parte del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. Ad essere criticata è soprattutto la strategia del “tutto elettrico”, un percorso forzato imposto da Bruxelles che ha impedito alle industrie italiane ed europee di mantenere la libertà di scegliere le tecnologie da adottare per raggiungere gli obiettivi ambientali, mettendo in difficoltà un intero settore.

I danni di una tecnologia imposta

Secondo il numero uno di Confindustria, la linea dell’Europa ha creato un danno a un comparto che un tempo rappresentava il fiore all’occhiello del continente, soprattutto grazie all’apporto di Paesi con una filiera avanzata come la Germania, oggi in grande difficoltà, e l’Italia. «L’automotive era il nostro primo prodotto europeo e le regole sull’elettrico e sul diesel lo hanno messo in seria difficoltà», ha dichiarato Orsini.

Il problema non è l’obiettivo, condivisibile, ma il metodo: imponendo dall’alto una singola soluzione tecnologica per un prodotto che l’Europa sapeva già costruire benissimo, l’UE ha sostanzialmente paralizzato l’innovazione. «Quando imponi una tecnologia, fermi anche la ricerca e lo sviluppo, perché non ha più senso esplorare strade alternative», ha ribadito il presidente di Confindustria, sottolineando che la strada per abbattere le emissioni avrebbe dovuto emergere dalla libera competizione delle imprese.

Una partita ad armi impari

Le conseguenze sulla filiera industriale di questa imposizione si sono rivelate disastrose, a cui si sono aggiunti i “sensi di colpa della Germania dopo il Dieselgate”. «Abbiamo finito per legarci a prodotti e tecnologie che non sono nostri, finendo per avvantaggiare la Cina», ha commentato Orsini.

I dati evidenziano una crisi asimmetrica: mentre Pechino si sta imponendo come l’unica vera superpotenza industriale grazie a un saldo commerciale in attivo per 1.200 miliardi, l’Europa arretra inesorabilmente, arrivando a lasciare a casa un milione di lavoratori. «Il punto è che non stiamo giocando la stessa partita. Le nostre imprese operano con vincoli, responsabilità ambientali e costi sociali molto diversi […] E se le regole non sono le stesse, è difficile immaginare una competizione ad armi pari».

La sovranità industriale per ripartire

L’imposizione dell’auto elettrica, a discapito di altre soluzioni, ha causato una perdita della nostra sovranità industriale, energetica e tecnologica. Per evitare un declino irreversibile, il presidente di Confindustria lancia un appello chiaro e diretto: «Servono condizioni abilitanti affinché le Case automobilistiche possano continuare a investire, innovare e produrre in Italia». Solo così, conclude Orsini, si può concretamente pensare di far ripartire l’industria automobilistica italiana ed europea.

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