Nissan: accordo con Chery per "salvare" la fabbrica di Sunderland
Nissan firma un accordo con la cinese Chery per lo stabilimento di Sunderland. Tutti i dettagli sulla mossa strategica per tagliare i costi e i dati di mercato.
Un’intesa nata dall’esigenza di ottimizzare i costi da un lato e dalla spinta all’espansione globale dall’altro. E’ così che Nissan ha annunciato la firma di un memorandum d’intesa (MoU) non vincolante con il costruttore cinese Chery. Un accordo dove si prevede che Chery utilizzi la “Linea 1” di produzione dello storico stabilimento Nissan a Sunderland, nel Regno Unito, con l’avvio delle attività previsto per l’anno fiscale 2027 (ne avevamo già parlato qui).
Questa mossa strategica segue la recente decisione di Nissan di accorpare la produzione dei suoi modelli di punta, Leaf, Qashqai e Juke, sulla sola “Linea 2“. Una scelta inserita all’interno di un più ampio piano globale di riduzione dei costi. Il CEO di Nissan, Ivan Espinosa, che si era già mostrato fiducioso sulla possibilità di trovare un partner a cui affidare la linea rimasta vuota, ha sottolineato come questa operazione rappresenti un tassello fondamentale nel percorso di riforme strutturali intrapreso dall’azienda.
L’avanzata di Chery
Se da parte di Chery non sono ancora arrivate indicazioni precise su quali modelli usciranno dalle linee di montaggio inglesi, la presenza del gruppo nel Regno Unito è ormai consolidata. Negli ultimi due anni, i marchi satellite della galassia Chery, tra cui spiccano Jaecoo, Omoda e Lepas, oltre alla gamma di SUV che porta il nome della casa madre, hanno conquistato quasi il 7% del mercato automobilistico britannico.
Per l’azienda cinese, l’intesa di Sunderland si inserisce in una più ampia strategia di radicamento in Europa. Di recente, infatti, Chery ha stretto una partnership con il marchio spagnolo Ebro per produrre veicoli in un ex stabilimento Nissan nei pressi di Barcellona, confermando una tendenza a occupare gli spazi industriali lasciati liberi dal costruttore giapponese.
Il momento buio di Nissan
Questa alleanza si profila come una scialuppa di salvataggio per una Nissan in forte affanno. Il bilancio dell’anno fiscale 2025 si è chiuso con un pesante passivo di 533,1 miliardi di yen (3,53 miliardi di dollari), confermando il trend negativo dell’anno precedente. Dietro questo crollo ci sono fattori precisi.
L’azienda ha dovuto fare i conti con la frenata dei mercati mondiali, la pressione inflazionistica e il duro colpo inferto dalle politiche doganali degli Stati Uniti. Una mossa, quest’ultima, costata da sola 286 miliardi di yen (1,9 miliardi di dollari) di utile operativo. Le previsioni per i prossimi mesi restano fosche. Espinosa non si nasconde e ammette che l’anno fiscale 2026 costringerà il gruppo a una dura resistenza, complici i rincari energetici provocati dalle crisi in Medio Oriente.
I numeri record del colosso cinese
Tutt’altra musica in casa Chery, dove i numeri fotografano un vero e proprio boom. Basti guardare a maggio, un mese chiuso dal Gruppo con 247.823 veicoli consegnati, mettendo a segno un +20,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
A fare la parte del leone in questo exploit sono i modelli elettrici e ibridi (la categoria dei “veicoli a nuova energia”), capaci di toccare quota 100.304 unità e di strappare una crescita del 58,8% su base annua. Il vero motore di questa volata, però, resta il mercato estero. Con 181.871 vetture spedite oltre i confini cinesi solo a maggio, il costruttore ha blindato il suo terzo mese consecutivo di record storici sul fronte dell’export.
I risultati dei primi cinque mesi dell’anno confermano questo trend positivo, con un volume di vendite cumulativo pari a 1.100.921 veicoli (+7,2% rispetto all’anno scorso) e ben 752.755 unità destinate ai mercati esteri. Numeri che consolidano una platea globale che oggi conta oltre 19,62 milioni di clienti nel mondo, di cui più di 6,59 milioni al di fuori dei confini cinesi.