La F1 riapre ai motori V8: pro e contro di un parziale ritorno al passato
Il prossimo ciclo tecnico della F1 potrebbe rappresentare una svolta. In occasione del GP di Miami si è parlato di un ritorno ai V8
L’ultima volta che un motore V8 ha rombato su una pista di Formula 1 è stato il 24 novembre 2013 in Brasile. Nell’ultima stagione in cui sono stati adottati i V8 da 2400 cm³, prima del passaggio a motori turbo V6 da 1600 cm³ per il campionato 2014, a festeggiare il quarto riconoscimento iridato di fila fu Sebastian Vettel su una Red Bull motorizzata Renault spaziale. Da allora i fan si sono dovuti abituare allo strano sound delle Power Unit ibride che, specialmente quest’anno, stanno facendo rabbrividire i puristi con una quasi perfetta divisione tra parte termica ed elettrica.
Sulla base delle proteste anche dei piloti il presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem, si è sbilanciato a Miami sulla possibile adozione di nuovi motori V8 nel prossimo ciclo tecnico della Formula 1. Il quattro volte iridato, Max Verstappen, è stato tra i principali critici dell’attuale tecnologia che sta snaturando la funzione del driver.
Operazione nostalgia
La Formula 1 non si può permettere di perdere lo zoccolo duro dei fan che hanno da sempre seguito le sfide. Tramontate le ipotesi romantiche di un ritorno ai V12 o ai V10, la strada verso un ibrido con motori V8 appare percorribile. C’è stata un’accoglienza favorevole da parte di molti costruttori che continueranno a investire su architetture più amate, diffuse e con un sound immediatamente riconoscibile.
Dimenticatevi le sinfonie delle precedenti generazioni di monoposto, ma almeno un V8, alimentato con biocarburanti, tornerebbe a offrire la spinta principale, accantonando l’idea di una ripartizione vicina al 50% tra motore a combustione interna e parte elettrica. La massima categoria del Motorsport deve tornare a essere anche più comprensibile e meno sofisticata per l’appassionato medio. Il rilancio di un innovativo V8 garantirebbe una identità più credibile a una categoria che sta perdendo di vista la propria essenza.
Aumento dei costi?
In realtà le Power Unit attuali rischiano di passare alla storia per le più complesse e costose di sempre. Se l’obiettivo di Liberty Media, a capo del carrozzone, era quello di eliminare la MGU-H per semplificare le monoposto si è ottenuto il risultato contrario. I motoristi sono costretti a investire enormi capitali in software, gestione dell’energia, batterie, raffreddamento e strategie di deployment tra un super clipping e l’altro.
Persino per i campioni la F1 del 2026 risulta troppo difficile da comprendere, mentre un V8 con ibridazione minima, almeno in teoria, potrebbe rendere più avvincente il confronto. Peso minore e agilità nei tratti misti potrebbero riaccendere una lotta entusiasmante tra le scuderie. L’idea di Ben Sulayem rischia di scontrarsi con interessi di aziende, come Audi, che sono arrivate in F1 per l’attuale regolamento.
Posizioni contrastanti
Se Ferrari, Mercedes, Ford e Cadillac sembrano aperte a un futuro con i motori V8, vi sono due grossi nomi che potrebbero storcere il naso. La Honda, oggi con Aston Martin dopo i fasti con Red Bull Racing, ha costruito la sua identità sulla base tecnica ibrida dei V6.
Audi potrebbe anche non accettare l’ennesimo stravolgimento. Tra l’altro si parla di target 2030, un anno prima del naturale avvio del successivo ciclo regolamentare, fissato al 2031. Da parte nostra vediamo solo aspetti tecnici positivi. Vedremo come verranno riscritti i regolamenti e se realmente si sceglierà per una coerenza produttiva in linea con i valori autentici della Formula 1.