Ayrton Senna, 32 anni di rimpianti: il genio che la Ferrari non accolse
Ricorrono 32 primavere dalla triste scomparsa di Senna sul tracciato di Imola. La sua morte ha lasciato un sapore amaro che non è più andato via
“E ho deciso una notte di maggio, in una terra di sognatori, ho deciso che toccava forse a me. E ho capito che Dio mi aveva dato il potere di far tornare indietro il mondo. Rimbalzando nella curva insieme a me mi ha detto: ‘Chiudi gli occhi e riposa’ e io ho chiuso gli occhi…”
La terza strofa nata dalla penna di Lucio Dalla immortala un momento che ha segnato per sempre la Formula 1 e ridefinito anche la passione dei fan del Motorsport. La morte del tre volte campione brasiliano ha permesso alla tecnologia, dentro e fuori l’abitacolo, di evolversi e raggiungere gli standard di sicurezza attuali. A lasciare questo mondo, il 1° maggio 1994, fu uno dei migliori interpreti della storia dell’automobilismo.
Genio ribelle
Nato e cresciuto negli agi, in confronto a livello di povertà diffusa di San Paolo, il giovane Ayrton non proseguì la tradizione imprenditoriale di famiglia, lasciando il Brasile per inseguire il sogno di diventare un pilota di auto da corsa. L’arrivo nella fredda Inghilterra fu più arduo del previsto, ma tra la nebbia e la diffidenza della gente, riuscì a trovare con sacrificio la via per farsi notare nelle categorie propedeutiche alla F1.
Dopo aver affinato la sua tecnica nei kart, nel 1981 debuttò in Formula Ford 1600, disputando il campionato britannico RAC e il Townsend-Thoresen e vincendoli entrambi con 12 trionfi, 3 pole e 10 giri veloci su 19 gare. L’anno successivo si cimentò nella Formula Ford 2000, prendendo parte sia il campionato britannico Pace British sia quello europeo EFDA e conquistandoli entrambi senza patemi. Il successo nella Formula 3 britannica rappresentò l’ultimo step prima del grande salto nel circus.
Toleman e Lotus si godettero un Ayrton spericolato e ancora poco smaliziato rispetto al fenomeno che divenne in McLaren, plasmato da Ron Dennis, e dalla lotta intestina con Alain Prost. Tre riconoscimenti iridati con la Casa di Woking (1988, 1990, 1991) con uno stile che non si era mai visto prima. Carismatico, intelligente, divertente, in tanti provarono ad imitarlo, ma nessuno ha mai sfiorato l’aura energetica del brasiliano. In carriera ha vinto 41 volte, salendo sul podio in 80 GP, ma il dato più stupefacente è sempre stato quello legato al giro secco. Per anni, fino al quinquennio aureo di Michael Schumacher con la Ferrari, aveva detenuto il record di pole position (65) in F1, a dimostrazione della sua velocità innata.
Il giorno della tragedia
Morì anche Roland Ratzenberger nel funesto fine settimana del 1994 al GP di San Marino, sul tracciato di Imola, durante le qualifiche. Il giovane pilota di Salisburgo si schiantò a oltre 300 Km/h alla curva “Gilles Villeneuve” e non ebbe scampo. Ventiquattro ore dopo alla curva del Tamburello Ayrton, passato alla Williams, finì ad altissima velocità contro il muro, a causa del cedimento dello sterzo. Una brutta pagina intrisa di veleni e sospetti che ancora oggi toglie il respiro per il rammarico.
Senna aveva confessato di essere stato corteggiato dalla Scuderia Ferrari. Il pilota era stato vicino al passaggio in Italia e su una Rossa la sua storia avrebbe potuto prendere un’altra curva. I vertici della Casa modenese non affondarono il colpo e Ayrton scelse la Williams nell’illusoria possibilità di poter riacciuffare a quota 4 titoli mondiali Alain Prost che si era imposto la stagione precedente. Le nuove regole e quell’inseguimento a Imola di un giovanissimo Michael Schumacher spezzarono a 34 anni il sogno di un fuoriclasse che ha lasciato un segno indelebile nel cuore di tutti gli appassionati di motori. Ben 32 anni dopo siamo qui a celebrarlo con l’eterno rimpianto di non averlo mai visto al volante di una Ferrari. Obrigado por tudo Ayrton.