Anche Ford chiude il 2025 con perdite importanti a causa delle strategie sull'elettrico (ma non solo)
Si guarda al futuro con tagli ai costi, partnership mirate e un modello elettrico più economico.
L’ultimo trimestre fiscale è stato negativo per diversi marchi automobilistici. Abbiamo già raccontato della perdita di Honda, ora arrivano i dati della trimestrale di Ford. Ci sono due elementi che accomunano le due situazioni. Il mercato statunitense e le strategie sull’elettrico.
Com’è andato il 2025 di Ford
Ford Motor ha registrato conti pesanti a causa delle grandi svalutazioni sui progetti elettrici e chiude il trimestre con un utile operativo core ridotto a un miliardo di dollari. La perdita netta sfiora i 10 miliardi di euro (11 miliardi di dollari) e riflette una ristrutturazione profonda che attraversa tutta l’area dedicata alla mobilità a batteria.
La fotografia del trimestre è segnata anche da fattori esterni che hanno inciso più del previsto. I dazi introdotti dall’amministrazione Trump sull’alluminio generano un impatto superiore a 1,5 miliardi di euro (2 miliardi di dollari) nel corso del nuovo anno. A questi si sommano le conseguenze del grave incendio che ha colpito un fornitore chiave nella zona di Oswego (nello Stato di New York). L’impianto tornerà pienamente operativo solo entro l’autunno. Ma quanto accaduto ha già inciso sui costi industriali. Nonostante questo i ricavi del quarto trimestre sono positivi. Hanno raggiungono i 38,5 miliardi di euro (45,9 miliardi di dollari) e hanno superato le aspettative degli analisti.
Le prospettive per il futuro
La strategia del gruppo oscilla tra consolidamento e ripensamento. Jim Farley, amministratore delegato, guarda a un portafoglio più competitivo e insiste sulla necessità di tagliare i costi, accelerare lo sviluppo dei modelli globali e rilanciare la parte elettrica ma con basi diverse. L’obiettivo immediato è un veicolo elettrico dal prezzo più contenuto, attorno ai 25.000€ (30.000 dollari), affidato a un team californiano incaricato di ridurre drasticamente i tempi di progettazione. È una scelta che ambisce a replicare la velocità dei costruttori cinesi, capaci di portare un modello sul mercato in metà del tempo necessario ai cicli tradizionali di Ford.
La divisione Model e rappresenta il punto più delicato del quadro. Nel 2025 ha mostrato una capacità limitata di assorbire i costi fissi della transizione elettrica. Le entrate salgono a 6,7 miliardi (+73%), ma restano pari a una quota del 3,6% del business complessivo. Nel quarto trimestre 2025 Ford contabilizza circa 9 miliardi di euro (10,7 miliardi di dollari) di svalutazioni. La causa è sempre da ricercare nelle svalutazioni dei programmi elettrici che sono stati cancellati o ridimensionati. È un passaggio che fa parte del piano da circa 16,4 miliardi di euro (19,5 miliardi di dollari) annunciato a dicembre. Il piano che prevede anche la chiusura definitiva della produzione dell’F-150 Lightning e l’abbandono del progetto T3.
Il mercato statunitense sta vivendo una fase critica. Tra rallentamento della domanda, la rimozione del credito d’imposta federale da 7.500 dollari e un mercato che appare meno disposto a sostenere il prezzo di nuovi modelli elettrici, la domanda non è più all’altezza delle previsioni. Non è un caso che anche la concorrenza vive condizioni simili. General Motors prevede oneri per circa 6,3 miliardi di euro (7,6 miliardi di dollari) legati all’elettrico e cerca di ridurre gli investimenti non essenziali. Stellantis ha comunicato che ci saranno 22 miliardi di euro di svalutazioni sulla propria gamma globale e sta procedendo con una revisione delle priorità industriali.
La pressione competitiva arriva soprattutto dalla Cina. Le aziende cinesi dimostrano una capacità di sviluppo estremamente rapida, e questo costringe i produttori occidentali a rivedere i processi interni. Ford ha scelto di separare il team dedicato agli EV dalla struttura centrale e di collocarlo lontano dalla sede in Michigan. Un modo per creare una cultura progettuale più leggera e più veloce, con l’obiettivo di recuperare marginalità e accorciare i cicli di sviluppo.
La presenza di partnership mirate conferma il cambio di rotta. Il gruppo collabora con Renault in Europa e discute un accordo industriale con Geely per condividere piattaforme e tecnologie. L’idea è distribuire costi e rischi in un mercato in cui l’elettrico richiede investimenti elevati e ritorni più incerti rispetto alle aspettative di pochi anni fa.
Il quadro azionario riflette questa complessità. Il titolo Ford cresce di circa il 47% nel corso dell’ultimo anno, un dato positivo ma inferiore al progresso del 72% registrato da General Motors. Stellantis vive una tendenza opposta e vede il proprio valore scendere di oltre il 40% dopo le svalutazioni comunicate la scorsa settimana.
Il 2026 si annuncia come un anno di transizione. Tante le cose da sistemare per programmare le scelte future alla luce dei tanti cambiamenti che le varie case automobilistiche hanno subito o non sono state in grado di prevedere e gestire.