Carburanti, rialzi alla pompa dopo la nuova crisi USA-Iran: perché sono ingiustificati
Nuovi aumenti per benzina e gasolio in concomitanza con le nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran. Il governo a valuta misure mirate.
I prezzi dei carburanti registrano nuovi aumenti negli ultimi giorni. Secondo gli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), sulla rete stradale nazionale il prezzo medio in modalità self-service è arrivato a 1,884 euro al litro per la benzina (in aumento rispetto a 1,879 euro di ieri) e sfiora i due euro per il gasolio, attestandosi a 1,996 euro al litro. I prezzi sono ancora più elevati lungo la rete autostradale, dove la benzina sale a 1,973 euro al litro mentre il gasolio arriva a 2,070 euro al litro.
La reazione dei mercati
Con la fine del cessate il fuoco, la ripresa dei bombardamenti ha gettato nell’incertezza la navigabilità dell’area. Le autorità di Teheran affermano che il traffico marittimo sia bloccato, mentre per gli USA la navigazione scorre normalmente. Spesso i rincari sono attribuiti proprio alle nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, da cui passa una quota rilevante delle forniture globali di gas, petrolio e materie prime. In realtà, bisogna distinguere tra le quotazioni del greggio sui mercati internazionali e i prezzi alla pompa. Questa profonda instabilità condiziona inevitabilmente i mercati, tanto che il prezzo del Brent è aumentato di quasi l’11% lunedì, raggiungendo il prezzo di 83,31 dollari, uno tra i rialzi giornalieri più marcati dall’inizio del conflitto USA-Iran alla fine di febbraio. Diverso è il discorso per i prezzi che troviamo nelle stazioni di servizio sul territorio.
Perché non dovrebbe aumentare il prezzo alla pompa
I prezzi applicati dalla rete distributiva al dettaglio, cioé “alla pompa", non dovrebbero aumentare così repentinamente perché il carburante che viene erogato all’automobilista è in realtà stato acquistato circa un mese prima, ai relativi prezzi di mercato. I petrolieri sono infatti tenuti per legge ad avere riserve stoccate per almeno 30 giorni, proprio per mitigare l’effetto delle variazioni delle quotazioni sui mercati internazionali.
Già lo scorso marzo le associazioni dei gestori carburanti Faib, Fegica e Figisc avevano lanciato pesanti accuse alle compagnie petrolifere sui rincari immediati, dopo l’inizio del conflitto in Iran. Oggi la situazione si ripete.
Le azioni del Governo
Di fronte al rischio di una crisi prolungata, il Governo italiano si dice pronto ad agire, dopo la fine dello sconto sulle accise. In occasione degli Stati generali della Space Economy a Milano, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha affermato:
Qualora questo perdurare del blocco dello Stretto di Hormuz dovesse comportare anche un aumento del prezzo dei carburanti alla fonte, interverremo come abbiamo fatto fin dall’inizio con misure specifiche e mirate. Quello che questa vicenda ci deve insegnare è che occorre realizzare politiche di lungo respiro, per ridurre la dipendenza dall’estero e aumentare la capacità di produrre energia elettrica con fonti da noi controllate sul nostro Paese.