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BYD Blade Battery 2.0, un test estremo evidenzia pregi e difetti: cosa emerge

Un team di blogger cinesi ha smontato in diretta streaming la seconda generazione della Blade Battery di BYD usando utensili pesanti

BYD Blade Battery 2.0, un test estremo evidenzia pregi e difetti: cosa emerge
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 20 mag 2026

Una batteria agli ioni di litio che resiste a seghe elettriche, smerigliatrici angolari, leve e martelli per otto ore consecutive senza prendere fuoco? È quello che ha mostrato un team di blogger automotive cinesi in una diretta streaming su Weibo che ha fatto molto discutere. Oggetto del test è stata la Blade Battery 2.0 di BYD, la seconda generazione della batteria litio-ferro-fosfato che il marchio cinese ha presentato il 5 marzo 2026 a Shenzhen. Tra le particolarità di questa prova c’è che non si trattava di un test in condizioni controllate.

I blogger, infatti, hanno usato utensili da lavoro pesante per aprire il pacco batteria nel modo più aggressivo possibile, cercando di provocare una reazione termica. Dopo otto ore di lavorazione e 40 ore di congelamento a temperature molto basse per rendere i materiali più fragili, il pacco batteria non ha mostrato surriscaldamento, non ha preso fuoco e non ha riportato cortocircuiti.

Il test sulla BYD Blade Battery 2.0

Il risultato di queste prove così anomale non ha sorpreso del tutto gli addetti ai lavori. La prima Blade Battery aveva già rivoluzionato gli standard di sicurezza nel settore con il suo test in cui la batteria non prendeva fuoco anche dopo essere stata perforata con un chiodo, a differenza di quanto accade nelle batterie NMC concorrenti. La seconda generazione migliora la densità energetica del 5% e introduce la tecnologia di ricarica flash da 1.500 kW che consente di passare dal 10% al 97% in nove minuti nelle condizioni ottimali.

Dallo smontaggio sono emersi anche dettagli tecnici interessanti. Il pacco contiene 170 celle in serie, con compartimenti ad alta tensione separati sul frontale e sul retro. Il sistema di raffreddamento usa il refrigerante diretto a cambiamento di fase anziché un circuito d’acqua separato (soluzione più efficiente ma anche più complessa da gestire). Internamente la batteria ha una struttura con rinforzi che dividono il pacco in sezioni. La quantità di adesivo strutturale usato è stata definita dal team “la più elevata vista finora su qualsiasi pacco batteria”.

Le note critiche

E qui arriva la nota critica della Blade Battery 2.0 di BYD. Lo smontaggio, infatti, ha sollevato seri dubbi sulla riparabilità della batteria. L’adesivo strutturale abbonda intorno a moduli, connettori e cablaggio, rendendo lo smontaggio estremamente difficoltoso. Il team, che dichiara di aver analizzato oltre 20 diversi pacchi batteria in precedenza, ha definito questa la più difficile da smontare in assoluto. Per un’auto elettrica, la riparabilità della batteria è un tema cruciale. Celle danneggiate, moduli degradati o danni da incidente rischiano di richiedere la sostituzione dell’intero pacco anziché dell’elemento guasto, con costi potenzialmente elevati per i proprietari.

Oltre alle perplessità sul modus operandi estremamente pericoloso (oggetto di numerose critiche da parte di diversi commentatori), bisogna interrogarsi anche sull’attendibilità del test. Perché se è vero che quello che emerge corrisponde a verità, è altrettanto vero che il test non segue alcuno standard certificato. Questo vuol dire che non è tanto interessante, in termini di sicurezza, capire quanto resiste una batteria agli utensili da lavoro, ma cosa succede nelle condizioni di guida reali.

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