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Tesla Cybertruck, il racconto di tutto ciò che non va del pick-up elettrico

Avrebbe dovuto rappresentare il nuovo corso della gamma Tesla, ma il Cybertruck si è trasformato in un clamoroso flop

Tesla Cybertruck, il racconto di tutto ciò che non va del pick-up elettrico
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Davide Russo
Davide Russo
Pubblicato il 19 mag 2026

Che lo si ami o lo si odi, il pick-up della Tesla non ha lasciato indifferenti gli appassionati. Presentato in pompa magna ha subito tradito le attese, il giorno dell’unveiling, con la rottura del vetro di un finestrino. Un presagio funesto per il Cybertruck che avrebbe dovuto attirare per un design unico, la resistenza della carrozzeria agli urti e soprattutto per la sua solidità generale.

Dopo due anni e mezzo trascorsi alla guida del pick-up americano un automobilista ha svelato tutti i punti deboli del mastodontico mezzo a ruote alte. Il protagonista si chiama David Nguyen ed è stato uno dei primi clienti Tesla a ricevere in dote un Cybertruck. Il suo esemplare, con numero di telaio 29, è un Cyberbeast Foundation Series da 845 CV, una belva che avrebbe dovuto affrontare con slancio qualsiasi terreno.

Prestazioni notevoli

Sul piano delle performance il Cyberbeast copre lo 0 a 97 km/h in 2,6 secondi con il launch control e tocca una velocità massima di 209 km/h. Il veicolo è costruito su un’architettura a 800 volt, disponendo di una batteria da 123 kWh che immagazzina energia sufficiente per affrontare fino a 515 chilometri prima di dover fare un lungo pit stop per una ricarica. Sin qui vi abbiamo descritto gli aspetti positivi, ma i dati non raccontano tutta la verità del veicolo.

L’acquirente del Cybertruck è un progressista che ama il brivido della velocità e sostiene Elon Musk. Quindi tutto quello che ha confessato non nasce da un risentimento verso il magnate di origini sudafricane che ha sostenuto la rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Secondo David Nguyen l’abitacolo è spazioso e il parabrezza offre una ottima visibilità, ma per valutare la robustezza ha scelto un giorno di effettuare un anomalo test. Salì sulla carrozzeria del Cybertruck, scivolò e, nonostante si aspettasse che reggesse il suo peso e il tonfo senza problemi, creò un danno.

Problemi di resistenza

Al di là della goffa caduta la struttura del mezzo non sarebbe così forte come pubblicizzato inizialmente da Elon Musk. Alcuni pezzi di rivestimento si sono staccati e persino la copertura del cassone posteriore non è risultata completamente impermeabile. Inoltre, in occasione di un car wash, l’acqua è penetrata nel sistema di controllo della copertura del cassone, bloccandone il funzionamento.

Il Cybertruck di David è stato oggetto di due richiami, come ha spiegato nel video in alto. Tesla ha avviato un richiamo volontario per quasi 4.000 Cybertruck nel 2024 perché il pedale dell’acceleratore poteva staccarsi e incastrarsi nelle finiture interne, causando accelerazioni involontarie. Per di più il motorino del tergicristallo poteva andare incontro a delle avarie a causa di un sovraccarico elettrico. Questo problema ha interessato circa 11.688 Cybertruck del modello 2024.

Ulteriori magagne

Il protagonista è stato costretto anche a risolvere un problema con la serratura della portiera, riparata da un centro assistenza Tesla. Il guaio vero si è registrato al gruppo di tre motori elettrici che presentava un difetto ai componenti. Il guasto è arrivato puntuale a 121 km/h, limitando la velocità di percorrenza fino a quando il Cybertruck non si è fermato e si è spento completamente, perdendo tutta l’alimentazione. Non funzionavano nemmeno le luci di emergenza, quindi il proprietario ha dovuto avvertire le persone usando la luce del suo telefono. E se fosse stato scarico lo smartphone?

Per di più, senza corrente, le portiere non si aprivano, quindi è rimasto bloccato all’interno dell’abitacolo. Dopo due anni e mezzo di un’esperienza di possesso travagliata, costellata di guasti e visite al centro assistenza, ha scelto di vendere il pick-up elettrico della Tesla. “Onestamente, questa è stata una delle esperienze di possesso di un veicolo più folli della mia vita”, ha concluso David Nguyen.

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